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Intervista a Toni Brunetti, autore del romanzo “Quello che sembra”.

Toni Brunetti è uno scrittore e regista milanese; è inoltre founder di Kubrik Communication, e lavora in ambito televisivo. Pubblica nel 2021 per Planet Book il romanzo “Cose da bambini”, che ha ottenuto recensioni lusinghiere e una menzione speciale al Concorso letterario Emanuele Ghidini, e nel 2023 per Eclissi Editrice il thriller “Quello che sembra”.
del 24/11/23 -

«Ci presenti il tuo nuovo thriller “Quello che sembra”?»
Quello che sembra un thriller psicologico che mette al centro pensieri, speranze e paure dei tre protagonisti che abitano nello stesso condominio. Tre personaggi particolari, che hanno segreti inquietanti da nascondere e che sono messi a dura prova quando scompare una bambina che abita nella via, gettando nello sconcerto la città e l’intero paese, attirando inquirenti e frotte di giornalisti che setacciano le vite dei residenti alla ricerca del colpevole. Pressati dal sospetto, dall’assillo di dissimulare i propri affanni e dalla necessità d’interpretare cosa si nasconde dietro le facciate, altrettanto false, delle persone che gli si muovono attorno, i tre finiranno per mettersi l’uno contro l’altro.

«Com’è nata l’idea alla base dell’opera?»
Sono sempre stato attratto da quello che nascondono le facciate di normalità, dietro le quali ci sono vite reali, con dolori, ambizioni, pulsioni, necessità, delusioni, speranze che rimangono nell’ombra. Il condominio e la via nei quali è ambientata la storia mi sembravano il paradigma perfetto. Tutti si conoscono, ma nessuno sa veramente se il proprio vicino sia quello che sembra.

«Il tuo romanzo è ambientato quasi esclusivamente in un complesso condominiale, dove avviene un brutale delitto; Gerardo, il portinaio di uno dei palazzi, conosce quasi tutti i segreti degli inquilini, anche perché è solito entrare nei loro appartamenti quando nessuno è in casa. Insieme a Libero e Mauro, Gerardo è il protagonista e una delle tre voci narranti dell’opera; Libero è un uomo solitario e schivo, con un passatempo decisamente singolare, mentre Mauro è uno studente universitario che cova dentro sé un ambizioso desiderio di rivalsa. Qual è, tra i tre personaggi, il carattere che più hai amato delineare, e perché?»
Ho scelto di raccontare tre personaggi completamente diversi tra loro come estrazione sociale, età e bisogni, accomunati unicamente dal luogo di domicilio e dall’incapacità di integrarsi nella società e alle regole, talvolta non scritte ma altrettanto pressanti, che impone e che richiedono un adattamento che spesso finisce per divorare le nostre vite. Non ho amato un personaggio in modo particolare, è la complessità che essi rappresentano che mi è piaciuto esplorare. Gerardo però, con la sua spregiudicatezza e la sua mancanza di morale era quello con le più ampie possibilità di sviluppo.

«Il cortocircuito tra realtà e apparenza è uno dei principali temi affrontati nel tuo romanzo. Vuoi parlarcene?»
Mai come adesso la nostra è la società dell’apparenza. Tutti ormai siamo consapevoli dell’importanza di esporre un’immagine positiva, sia nel lavoro che nella vita sociale. Le vite perfette che emergono dai social network sono finte come le famiglie degli spot pubblicitari, dove la mattina fanno tutti colazione felici. Noi lo sappiamo eppure lo accettiamo. Fino a quando le cose viaggiano sui binari della normalità, queste facciate, sembrano solide, ma in realtà sono sottili come carta velina e, al primo conflitto si sgretolano, lasciando che la verità venga a galla.

«Vorresti condividere con noi una citazione dalla tua opera che riassume bene il senso del libro?»
Ti accompagna nelle ore noiose di lezione all’università e nelle serate vuote, con il drink in mano davanti a qualche bar, sempre circondato da ragazzine strizzate nei push-up, da bulli che vogliono menare le mani, da finti intellettuali che si nutrono d’ideologie alle quali non credono, da paurosi, da carrieristi, da quelli che pensano solo ai soldi, da perdenti che sognano una rivincita impossibile. Studiano, lavorano, parlano, ridono, bevono e lanciano sguardi intorno, sempre cercando la posa migliore, quella che valorizza i pregi e nasconde i difetti. Curare il taglio di capelli. Idratare la pelle. Sbiancare il sorriso. Addolcire il tono di voce. Correggere il modo di camminare. E poi c’è il look: indossare il jeans giusto, l’occhiale di tendenza, la maglietta cool. Gli occhi disperati che cercano quelli degli altri nella speranza di essere notati, ammirati, invidiati.

«Oltre ad essere uno scrittore sei anche regista e lavori in ambito televisivo. Cosa significa per te scrivere e raccontare storie, sia che si tratti di opere letterarie o di sceneggiature o ancora di progetti di comunicazione?»
Scrivere è l’attività che preferisco perché ti consente d’inventare dei mondi e renderli vivi, ed è così totalizzante che spesso non mi rendo conto del tempo che passa. Fare il regista è bellissimo, ma realizzare un video, un documentario o uno spot è un’attività complessa che richiede numerosi passaggi e la collaborazione di molte persone. Ogni attività deve avere tempistiche ristrette e non sempre è facile trovare la sintesi corretta, perché c’è sempre l’assillo del budget. Anche solo immaginando una qualunque scena, devi tenerne conto. Quando scrivi un romanzo invece, puoi attingere a qualunque cosa, esperienze, racconti, ricordi, sogni e niente è impossibile. Dipende tutto da te, il tuo unico problema è capire se sai come raccontarlo. E’ come aprire le finestre: l’aria corre libera.

«Di cosa parla la tua prima opera di narrativa, un romanzo di formazione a tinte noir intitolato “Cose da bambini”?»
Cose da Bambini racconta l’evoluzione di Marco, un undicenne molto timoroso che ha una famiglia problematica e vive in un quartiere difficile. Il racconto si sviluppa nei 12 mesi del 1970, nei quali Marco, sarà costretto ad affrontare tutti i suoi fantasmi.


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