Vaccino antinfluenzale: rischi e cure

November 9 2017
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Il vaccino antinfluenzale è una prevenzione efficace soprattutto per le categorie più deboli come gli anziani. Tale vaccino permette di evitare eventuali complicanze che potrebbero derivare da una semplice influenza.

Gli anziani che non si siano ancora sottoposti al vaccino antinfluenzale 2017 sono chiamati a farlo al più presto. “Non illudiamoci, il clima insolitamente caldo di questo inizio autunno ha soltanto posticipato la diffusione dei virus dell’influenza”, avverte infatti il dottor Fabrizio Pregliasco, virologo, ricercatore del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano e membro dell’Osservatorio Influenza. “Per gli anziani, così come per tutti gli altri, c’è comunque tempo di vaccinarsi entro fine dicembre 2017 – inizio gennaio 2018, quando è previsto il picco influenzale, avendo presente che la protezione inizia 10 giorni dopo l’inoculazione del vaccino. Il consiglio è allora quello di affrettarsi e non aspettare che la finestra temporale utile sia in scadenza. Il 45% degli over 65 ricorre responsabilmente al vaccino, ma dovrebbero farlo anche gli altri”.

I soggetti più a rischio

“Il vaccino antinfluenzale”, prosegue il dottor Pregliasco, “è una prevenzione efficace contro le complicanze e in molti casi risulta addirittura un salvavita per le categorie più deboli, tra i quali appunto i soggetti entrati nella terza età. Se negli anziani in buona salute il problema sta solo nell’evitare di cadere a letto per l’influenza, in tanti over 70 e in tutti gli over 85 (detti anche “grandi anziani”) la frequente presenza di più patologie rende il vaccino indispensabile a scongiurare assai rischiose complicanze. Una particolare raccomandazione a vaccinarsi va poi fatta ai soggetti cardiopatici e a quelli affetti da patologie quali ipertensione e diabete”.

Diversi tipi di vaccino

Sino a una ventina d’anni fa ci si preoccupava di proteggere con il vaccino da una sola influenza, poi si è scoperto che la copertura andava estesa per la molteplicità dei virus e per la loro capacità di mutazione oltre che di replica. “Per questo oggi i vaccini disponibili in commercio sono di due tipi, il trivalente e il quadrivalente”, spiega ancora il dottor Pregliasco. “Il vaccino quadrivalente, che assicura la protezione da due virus di tipo A e due di tipo B, è ottimale per i soggetti a maggior rischio assoluto, ma per la maggior parte degli anziani è sufficiente il trivalente con contrasto a due virus del gruppo A e uno del gruppo B. In questo senso il vaccino MS 59 Fluag, ovvero il trivalente distribuito attraverso molte Asl nel nostro Paese, è il più indicato per i soggetti appartenenti alla terza età”.

L’efficacia e i possibili “effetti collaterali”

Si stima che il vaccino sia efficace nel tenere lontana l’influenza nell’80% dei casi. “E nel restante 20% c’è un’evidente riduzione delle complicanze, per cui il decorso della malattia negli anziani risulta molto favorevole e senza il rischio di andare incontro a più seri problemi di salute. In particolare, va ricordato che la riduzione di mortalità da ricorso al vaccino antinfluenzale è del 50% per i soggetti in età avanzata che soffrono di cardiopatie e di malattie polmonari”.

Una grande protezione, quindi, a fronte di minimi “effetti collaterali” da inoculazione del vaccino: “Solo l’1% degli anziani vaccinati può andare soggetto a febbricole, il 10% può presentare degli arrossamenti nella zona in cui è stato iniettato il vaccino, null’altro”, conferma il nostro esperto.

Se per caso ci si ammala: sintomi e cure

Febbre oltre i 38°, che insorge all’improvviso, sintomi sistemici come dolori muscolari/articolari e sintomi respiratori come tosse, naso che cola, congestione/secrezione nasale o mal di gola: sono i segnali che l’influenza è riuscita ad avere la meglio sulle difese dell’organismo. “Il riposo a letto è allora l’unica arma utile per aiutare il nostro corpo a sconfiggere il virus. I farmaci di automedicazione, cioè quelli senza obbligo di ricetta, sono assai utili per attenuare i sintomi, anche se ovviamente non li azzerano. Solo trascorsi i canonici 5 giorni, se non c’è guarigione, è bene consultare il proprio medico”, suggerisce il dottor Pregliasco. Che dà poi un’ultima raccomandazione: “Non bisogna ricorrere agli antibiotici, magari a quelli rimasti dopo una cura precedente per altre cause, perché non hanno efficacia, a meno di complicanze batteriche polmonari o di recidiva dell’influenza con ritorno di tosse e tosse produttiva. Ma dev’essere sempre il medico a prescriverli, il ‘fai da te’ non è ammesso”.

I numeri dell’influenza 2017

Secondo gli esperti dell’Osservatorio Influenza, quella in arrivo a cavallo tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 e causata dal virus H1N1 pdm 09 (di tipo A) sarà un’epidemia di media entità. “Comunque sufficiente a mettere a letto dai 4 ai 5 milioni di italiani”, conclude il dottor Pregliasco, “mentre non meno di 8-10 milioni saranno colpiti da altri virus ai danni dell’apparato respiratorio. E il picco del contagio è previsto intorno a Natale”. Un motivo in più per vaccinarsi.

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