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Cyber-Bullismo: Nessuno è chiamato fuori

October 25 2018
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Diverse iniziative si sono promosse sul territorio nazionale dopo le iniziative formative della piattaforma ELISA . Partendo dalle Associazioni sino ad una nuova task force sulle linee guida dettate dal Centro Nazionale Contro il Bullismo: BULLI STOP composta dal gruppo promotore: Osservatorio Giovani, Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare (Ente accreditato MIUR ) e dal progetto Informatico NO-profit "My Web Writing" guidato da Arena Lucia.

Cyber-Bullismo: Nessuno è chiamato fuori! E'lo slogan promotore della campagna di sensibilizzazione e di approfondimento sul tema sociale: Bullismo e Cyber-bullismo. Lo studio Microsoft Digital Civility Index pubblicato nei giorni scorsi, rivela che il 65% delle persone intervistate (adolescenti e adulti di 14 paesi in tutto il mondo) è stato vittima almeno una volta di abusi in Rete. Tra i più diffusi ci sono i contatti indesiderati (43%) e le molestie online (41%). E poi c’è l’hate speech, i discorsi di odio e intolleranza.
Secondo un’indagine dell’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo il 44% degli intervistati la considera grave ma se il 70% vorrebbe una censura da parte di siti e piattaforme c’è anche un 26,7% che pensa che queste frasi non dovrebbero richiedere interventi esterni.

I 5 principali rischi identificati sono: contatti indesiderati; cyberbullismo; trolling; Sexts (messaggi e immagini a sfondo sessuale); molestie online.

Il 65% degli intervistati è stato vittima di almeno uno dei principali rischi online, in particolare di contatti indesiderati (43%) e molestie (41%). Si sale al 78% se si includono anche esperienze di amici e familiari.
Dal rischio virtuale a quello reale il passo è breve.

Il 51% ha incontrato di persona l’autore della minaccia (la percentuale sale al 58% tra i più giovani).
Il 50% dichiara di essere estremamente preoccupato per la sicurezza online.
Il 62% dichiara di non sapere dove trovare aiuto quando si imbatte in un rischio online. Sotto questo profilo, i giovani risultano però più informati rispetto agli adulti:
Il 48% ha dichiarato di sapere a chi rivolgersi in caso di necessità.

A scuola si organizzano sempre più spesso attività atte alla sensibilizzazione sul tema, ma non è abbastanza: forse ci sarebbe bisogno di ascoltare in prima persona, da chi è una vittima del cyberbullismo, cosa significa realmente subire questi soprusi. Questo perché è sempre molto facile dire, o pensare: “Ma sì, alla fine per un insulto non è mai morto nessuno” oppure "Sono solo ragazzate" tendendo quindi a sminuire il criminale atto di violenza; lasciandolo gestire solo ai ragazzi forse abbandonati a se stessi. Molto toccante la lettera scritta dal bambino vittima di bullismo verso la maestra prima di cambiare scuola e lasciare i compagni che lo bullizzavano. “Nonostante tutto - si legge - ti chiedo di salutarmi i miei compagni soprattutto quelli con i quali ho condiviso ricordi piacevoli”.

La lettera del piccolo alunno è stata inviata all’associazione Acbs, Associazione contro il bullismo scolastico, che già da diversi anni è impegnata nella lotta e nella prevenzione del fenomeno del bullismo e del cyberbullismo, specie in età preadolescenziale e adolescenziale.
“Negli ultimi mesi – afferma Vincenzo Vetere, presidente dell’associazione – stiamo assistendo ad un cambiamento, ad una specie di inversione di rotta. Infatti, mentre fino a qualche tempo fa a contattarci erano i ragazzi o le ragazze coinvolte in episodi di bullismo o cyberbullismo, adesso, nel 99% dei casi, a chiamarci o scriverci sono i genitori, soprattutto le mamme. Questo, a mio avviso, rappresenta una presa di coscienza da parte degli adulti nei confronti del fenomeno”.

Cosa chiedono i genitori? “Le mamme, – spiega Vetere- una volta appurato il problema del figlio, chiedono aiuto, chiedono “cosa fare” per risolvere il problema”. Nelle istituzioni, nelle campagne promosse dalle associazioni e nelle attività pedagogiche possono trovare le basi dell'aiuto richiesto. Dall'intervento promosso da Arena Lucia Director del progetto "My Web Writing" di Condofuri Marina (Rc) si sottolineano i passaggi svolti dai ragazzi del laboratorio e in particolare attenzione alle citazioni raccolte nelle attività dello sportello di ascolto
- ...Secondo noi: La scuola, in particolare, dovrebbe farsi carico del compito di sensibilizzare i ragazzi sul fenomeno del cyberbullismo, attraverso lezioni, articoli di giornale, discussioni, documentari, film. Deve passare il messaggio che comportarsi da bulli non è cool, ma è "da sfigati".

Il che risponde, tra l'altro, a verità. In effetti, abitualmente, dietro un bullo, anche virtuale, si nasconde una persona che cova sentimenti di rabbia, frustrazione e invidia. Un individuo monco dal punto di vista umano, che manca di intelligenza emotiva e di empatia. Qualcuno che cerca il successo sociale attraverso la strada sbagliata.
Deve fornire gli strumenti giusti per Educare e Aiutare i ragazzi a superare questi difficili momenti; poichè qualche volta essere bulli è il migliore modo per mascherare problemi famigliari o disagi che si vivono quotidianamente! Un grido di Aiuto che viene da noi ragazzi! Quindi vediamo che la scuola non è solo una lezione noiosa ma.... Può fare molto!!!...
- Spiegando infine il maggiore bisogno di vicinanza con il mondo dei "grandi" che appare sempre più lontano per l'adolescente; lo sviluppo tecnologico e il cambiamento del linguaggio di comunicazione ha portato ad un'instabilità emotiva e congiuntiva tra le generazioni. I ragazzi con la quale mi confronto durante le attività informatiche, sottolineano il bisogno di fiducia e manifestano sempre più fortemente il bisogno di sentirsi utili, molto importante è la sottolineatura del loro testo:
-...Chi esercita questo tipo di violenza si nasconde talvolta dietro l'anonimato, oppure spaccia per gioco il suo comportamento prepotente e insultante. Si tratta di giustificazioni false e mistificatorie, che tendono a colpevolizzare la vittima e che purtroppo talora incontrano, se non la solidarietà, sicuramente l'indifferenza di molti adulti e di molti ragazzi. Magari si è convinti, superficialmente, che certe esperienze, anche negative, aiutino a crescere e a imparare a difendersi. Non è così. Le ferite psicologiche inflitte a taluni adolescenti, particolarmente sensibili, minano la loro autostima, la loro reputazione, la loro voglia di vivere. Spalancano le porte a forme di depressione piuttosto importanti, che di frequente determinano impulsi autolesionistici oppure l'abbandono di promettenti percorsi scolastici.

Per questo nessuno può chiamarsi fuori. Gli adulti, in particolar modo gli educatori e gli insegnanti, non possono voltare la faccia dall'altra parte, fingere di non vedere, ma sono chiamati a vigilare ed intervenire quando rilevano situazioni di bullismo e di cyberbullismo. Garantendo sostegno ed intervento attivo in favore delle vittime. Naturalmente un richiamo analogo riguarda la famiglia, i genitori, che non possono disinteressarsi di come i propri figli fanno uso delle nuove tecnologie. Una sorveglianza benevola e discreta, che non deve mirare a vietare l'accesso a computer, tablet e smartphone da parte dei ragazzi, ma deve essere orientata all'ascolto, al dialogo e all'attenzione...-

[Cit tratta da: Tema guidato di approfondimento sul Cyberbullismo - Gruppo "My web Writing" di Condofuri Marina]

Le innumerevoli difficoltà riscontrate sul territorio, che siano queste sociali, economiche, tecnologiche e di sviluppo, portano allo stato emotivo di abbandono e di sfiducia nel ragazzo verso un futuro che può esser cambiato, il ruolo di educatore che sia questo un genitore, un insegnante o un volontario viene messo a dura prova. Nonostante i progetti di crescita, di sensibilizzazione su campo nazionale e di sviluppo territoriale siano punto di aggregazione e di task force di fronte alle emergenze sociali educative, i limiti che si pongono riducono l'efficacia dell'iniziativa presa. Quindi vediamo che se da un lato i ragazzi stessi ci aiutano, con il loro linguaggio, a comprendere i loro bisogni; dall'altro, nonostante le diverse iniziative è sempre minima la risposta data e... da qui il bisogno sociale verso un futuro costruttivo: Nessuno è chiamato fuori!

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