90 anni di Pasolini e il retroscena svelato su "Il Vangelo secondo Matteo"

March 8 2012
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Oggi Pier Paolo Pasolini avrebbe compiuto 90 anni, e viene da chiedersi cosa ci avrebbe raccontato il suo sguardo antropologico sulla società attuale, lui che intendeva il cinema come la lingua scritta della realtà. In questa occasione il V municipio di Roma Capitale e il Centro Elis presentano l'inedita intervista RAI di Rossella Alimenti a Mons Francesco Angelicchio, primo italiano ad aderire all'Opus Dei come numerario, negli anni 60 e 70 Direttore del Centro Cattolico Cinematografico.

L'intervista mette in luce come Mons Angelicchio interpretò il suo compito in modo aperto nei confronti di produttori, registi, attori, diventandone amico e in alcuni casi consigliere spirituale. Si apprendono aneddoti personali, Mons Angelicchio ricorda come Paolo VI gli avesse chiesto di indicargli i film che doveva assolutamente vedere, «visto che un Papa non ha molto tempo da perdere». Il primo che gli propose fu una pellicola di Ingmar Bergman e poi «Otto e mezzo» di Fellini, che il Papa vide con interesse, ma sostenendo che «le scene con donne discinte non gli parevano così necessarie». D'accordo con lui, Angelicchio dice che gli spiegò come «fossero state girate per far soldi e attirare il pubblico». Quanto al "Vangelo secondo Matteo", Mons Angelicchio narra la genesi: «era il 2 ottobre 1962 Pasolini é ad Assisi ospite della locale Pro Civtate Christiana giorno della visita di Papa Giovanni XXIII. Non và all'incontro con il Papa perchè non gli piace la confusione della folla, resta in stanza e trova il vangelo, presente in tutte le camere, e legge il Vangelo Secondo Matteo in un pomeriggio, scoprendo che in quelle pagine c'era già tutta delineata la sceneggiatura per un film». Viene poi ricordato quando il produttore Alfredo Bini gli annunciò che avrebbe fatto un film sul Vangelo, e poi che a farlo sarebbe stato Pasolini. «Io ebbi un brivido e pensai: che Dio ce la mandi buona!». Fino al retroscena su come fece tornare sul set Pasolini per girare le scene dei Miracoli e della Risurrezione mancanti dalla prima produzione, fu lui, infatti a convincerlo della necessità di quelle parti, spiegando al regista, interessato a Gesù in quanto uomo, che «i miracoli sono la prova della divinità di Cristo, perchè solo Dio può farli», e che San Paolo sosteneva che «se non fosse risorto, sarebbe vana la nostra fede». Tra gli altri ricordi di Mons Angelicchio, l'incontro con Paolo VI che gli chiese Roberto Rossellini, per spiegargli di voler girare alcuni film sulla fede. All'incontro presso l'Aula Magna del Centro Elis sono intervenuti Ivano Caradonna, Presidente del V Municipio, Michele Crudele, Direttore del Centro Elis, la regista Liliana Cavani, e Ettore Bernabei fondatore Lux Vide. Il Direttore Crudele ha ricordato la figura di Mons Angelicchio, raccontando il loro incontro a metà degli anni settanta e mettendo in luce episodi divertenti come quello di un produttore americano che vistosi negata l'autorizzazione per la distribuzione nelle sale parrocchiali e pensando ai ricavi, era disposto a rimuovere le scene scabrose pur di avere il benestare. Mons Angelicchio racconta divertito che gli telefonò dicendo"Le taglio tutto!" Liliana Cavani mette in luce la profonda amicizia che la legava a Mons Angelicchio, nata in occasione del suo San Francesco (con Lou Castel e prima produzione cinematografica in assoluto della Rai, promossa da Angelo Guglielmi). Lui garanti per il film davanti alle autorità eclesiastiche e non, perplesse da una lettura troppo realista. La regista con l'occasione ha anche svelato un episodio inedito, perchè a suo tempo le pregarono di non parlarne: quando uscì il suo secondo «San Francesco», Paolo VI la invitò in Vaticano per una visione privata e, seduto accanto a lei, la abbracciò più volte commosso durante la proiezione.
Ha concluso gli interventi Ettore Bernabei storico direttore generale della Rai, che parla del "San Francesco" della Cavani «come di uno Tsunami, di una umanità del tutto nuova per l'epoca» e ricorda che parte del suo impegno fu «portarvi la rappresentazione dell'ordine creato e la consapevolezza che Dio esiste e che ogni persona, in quanto creatura, deve risolvere il proprio rapporto col Creatore», aggiungendo che personaggi come Pasolini, Rossellini, Zeffirelli, ma anche Fellini, «pur tra tanti dubbi, testimoniano il senso profondo della ricerca della verità ».



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Vittorio Zenardi
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