Ricercatori statunitensi hanno dimostrato che cantare fa bene

Risultato di una ricerca scientifica condotta dalla dottoressa Lauren Stewart (Università di Londra).
del 27/02/13 -

Il risultato di una ricerca scientifica condotta dalla dottoressa Lauren Stewart (Università di Londra)

“Canta che ti passa”, recita un noto motto popolare ed ora si è scoperto in modo inequivocabile e scientifico che quel motto corrisponde a verità. Cantare fa bene al corpo e alla mente, se poi si pensa che non ci vuole nulla, che non costa nulla, allora si capisce bene come questa libera e spontanea capacità che tutti abbiamo, sia stata davvero sottovalutata. Va da sé che non c’è bisogno di una bella voce per cantare, lo si può fare con quella che si ha a disposizione, anche se non è intonata o rauca, purché lo si faccia con gioia, con il gusto e il piacere di cantare, cioè di rilassarsi, di ridere, di essere sereni.

La dottoressa Lauren Stewart, capo ricercatrice presso il Dipartimento di Musica, Mente e Cervello della facoltà di Psicologia dell’Università di Londra ha dimostrato l’efficacia del canto su persone affette da disturbi emotivi e comunque su persone con problemi seri di salute. Che non sia difficile immaginare che tra canto e salute ci possa essere una relazione stretta, questo è chiaro, più difficile dimostrare scientificamente il perché, ma i risultati ci sono. Lasciamo parlare direttamente la dottoressa Stewart: “La ricerca scientifica ha accertato che la gratificazione è sempre associata a trasformazioni positive sia delle funzioni psicologiche sia di quelle fisiche. Abbiamo quindi pensato che fosse importante compiere un’indagine approfondita su questo fenomeno. Cantare costringe ad effettuare una respirazione profonda, che serve per ottenere una buona presa di fiato, tra un verso e l’altro del testo da cantare. Tutto questo si traduce in un vero e proprio esercizio respiratorio, che migliora la funzionalità polmonare e l’ossigenazione del sangue. A questo miglioramento corrisponde un abbassamento dei livelli massimi di pressione sanguigna, che si assestano su valori più bassi. Inoltre, esercitarsi nel canto distrae, cioè aiuta la mente a spostare l’attenzione dall’evento stressante e consente d’interrompere la catena dello stress. E’ un altro risultato fondamentale per il benessere psicologico. Infatti, cantare aiuta a cambiare positivamente la produzione di ormoni che influiscono sul nostro umore, cioè la dopamina e la serotonina. Nel cervello di chi canta si attiva la produzione di questi due ormoni che, a loro volta, annullano l’azione del cortisolo, l’ormone dello stress. In questa lotta tra ormoni vincono così quelli del benessere e il risultato finale di queste trasformazioni è quello per cui, dopo aver cantato, si ottiene un umore migliore e un maggiore senso di rilassatezza”.

Ma non è finita qui, perché gli effetti benefici si fanno sentire anche sulla memoria e su altre funzioni cerebrali. Innanzitutto, va precisato che imparare le parole e la melodia a memoria è un esercizio mentale efficace. Più canzoni conosciamo e cantiamo e maggiori sono i benefici che ne ricaviamo. Poi, oltre alla memoria, si fa un esercizio di linguaggio, nel senso che apprendiamo e apprezziamo le immagini, le metafore e la musica delle parole e delle frasi che compongono un testo poetico. Se si tratta di un testo in lingua straniera, meglio, perché l’esercizio è ancora più interessante. La dottoressa Lauren Stewart ha potuto constatare che le persone colpite da malattie serie come ictus e infarto e che hanno subìto danni nella parte del cervello legata al linguaggio, con il canto hanno recuperato la capacità di parlare.

Restano da precisare ancora un paio di cosette: quanto tempo bisogna cantare perché si ottengano i benefici sperati e come cantare. In genere, non meno di 20 minuti al giorno, anche se non esiste un limite massimo. Per quanto riguarda il “come”, meglio sarebbe a voce piena, ma se si canta a mezza voce, va bene lo stesso. Infine, intonati o no, basta cantare, con passione e con gioia. Se, invece, il canto è uno sforzo o una simulazione, ebbene, non vale. Le cose fatte a forza, senza convinzione né passione, non danno nessun risultato, che si tratti di canto o di qualsiasi altra attività.



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