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Gigi Meroni, la farfalla granata

Ala destra funambolica e personaggio stravagante, simbolo di un'epoca. Dagli esordi nei campetti comaschi all'approdo in serie A. E quella volta che passeggiò con una gallina al guinzaglio...
del 24/10/16 -

Ci sono uomini che passano come meteore nel cielo della vita. Altri disegnano onde spumeggianti nell'oceano dell'esistenza. Un moto perpetuo e continuo, fatto di storie, passioni, racconti e sudore. Con il calare del vento le onde perdono d'intensità e gli uomini che le sospingono finiscono idealmente per riposare sulle spiagge della leggenda.

Correnti marine che attraversano il mare della vita, rifuggendo dalle risacche dell'oblio e della dimenticanza. Sui fondali si posa il ricordo. Vivo e vibrante.
Come quello di Gigi Meroni, la “farfalla granata”.
Estro, fantasia ed ali spezzate da un tragico destino. Il dribbling stretto, le finte ubriacanti, i gol impossibili e l'epopea granata ne hanno fatto un talento calcistico deluxe. La maglia numero 7, la vocazione pittorica ed il personalissimo modo di concepire il calcio e la vita lo hanno reso interprete magico ed originale di un'epoca di profondi cambiamenti sociali.

Gli esordi

Luigi Meroni nasce a Como, il 24 Febbraio 1943. Le prime partitelle nel cortile vicino casa, assieme agli amici di sempre ed al fratello Celestino, con i portoni d'ingresso adibiti a porte: 5 contro 5, tra calcioni e sogni di gloria. Il ragazzo muove i primi passi con la maglia della Libertas, nel campetto dell'oratorio di S.Bartolomeo, chiamato dai ragazzi l' “Università del calcio”.
Un misto di terra battuta e sabbia, poi rifinito in manto sintetico. Terminata la partita, il futuro campione si ferma a parlare e scherzare con gli amici. Oggi, sui muri del campetto, il ricordo di Meroni è vivo: un murales lo ritrae in compagnia della famigerata gallina.

Gigi si divide tra campo e lavoro di apprendista disegnatore tessile. Passione che lo porterà a disegnare i propri abiti, poi commissionati a sarti di professione.
L'Inter, squadra per cui Meroni tifa, mostra interesse. Il provino lascia impressioni positive agli osservatori nerazzurri ma la madre Rosa si oppone al trasferimento. Gigi Meroni passa così al Como.

La carriera

Dopo due anni con la casacca lariana, nell'estate del '62 Meroni conosce la massima serie ed approda al Genoa. All'ombra della lanterna rimane per due stagioni, collezionando 40 presenze, impreziosite da 6 reti. Il primo gol con la maglia del Grifone arriva il 10 settembre 1962 contro l'Udinese (Coppa Italia, ndr). La prima rete in serie A, invece, risale al 5 maggio 1963 (Genoa – L.Vicenza).


Epopea granata


La consacrazione definitiva arriva nel 1964 con il passaggio al Toro. Versando nelle casse del club genoano la cifra, esorbitante per il mercato di allora, di 300 milioni, il patron Pianelli si assicura le prestazioni di quello che sarebbe nel tempo diventato uno degli idoli più amati dal popolo granata. Con la squadra allenata da Nereo Rocco, la “farfalla granata” inanella 103 presenze sostanziate da 24 reti.

Memorabile il gol con cui infrange l'imbattibilità casalinga della Grande Inter di Helenio Herrera. Un pallonetto di rara bellezza che non lascia scampo a Sarti (12 Marzo 1967). Con il ruvido paròn, ottenne un terzo posto, miglior piazzamento dai tempi di Superga. Clamorosa fu l'offerta formulata dall'allora presidente della Juventus, Giovanni Agnelli, e seguita da un'autentica protesta da parte dei tifosi granata. I giornalisti lo ribattezzarono “Mister mezzo miliardo”.


Tinte azzurre in chiaroscuro


Quello di Meroni con la Nazionale è un rapporto travagliato. L'ala destra partecipa alla sfortunata spedizione azzurra ai mondiali del '66, disputati in Inghilterra, culminati con la sconfitta ad opera della Corea del Nord (1-0). Si torna mestamente in patria.

Con Edmondo Fabbri, tecnico della selezione azzurra, non trova mai la giusta alchimia. La stampa condanna i suoi eccessi. Di riflesso, l'opinione pubblica lo apostrofa pesantemente. In sintesi, Meroni diviene il capro espiatorio di del fallimento azzurro in Inghilterra. Il suo bilancio in maglia azzurra è di 6 presenze e 2 reti, contro Bulgaria e Argentina.


Meroni tra arte e pittura

Geniale, anarchico, capellone, beat, anticonformista, pittore, calciatore – artista. Difficile, se non addirittura impossibile, racchiudere la figura di Gigi Meroni entro il ristretto recinto delle etichette.
Un personaggio eclettico, originale, multiforme. Dotato di estro pittorico, si fa apprezzare anche per le sue opere, al punto di meritarsi perfino la stima ed i complimenti di Renato Guttuso.

Il talento calcistico e quello pittorico si fondono, tanto che, qualcuno ha descritto le sue giocate come un prolungamento delle sue pennellate su tela. Meroni ama i Beatles e Luigi Tenco. Legge libri, scrive poesie e dipinge nella mansarda di Piazza Vittorio, da lui preferita all'appartamento borghese messo a disposizione dalla società granata.

Curiosità


Calzettoni lunghi e barba incolta. L'aria scanzonata e la faccia da artista fanno di Meroni un personaggio scomodo all'Italia perbenista e bacchettona dell'epoca.
Tante sono le curiosità e gli aneddoti. Famigerata è la storia della gallina portata a spasso a guinzaglio per il centro di Como. Un vezzo, una provocazione degna di Oscal Wilde, lo scrittore e drammaturgo irlandese che amava sfidare la morale con esuberanze e paradossi.

Il calciatore acquista da un contadino una vecchia e fatiscente Balilla, automobile adibita a pollaio dall'anziano agricoltore. Sistema gli interni e vi posiziona una bajour. Suole dire della sua auto: “la mia rolls – royce”.
Questo suo modo di essere, esuberante e lontano dagli stilemi, gli provoca non poche frizioni con la stampa che si accanisce contro di lui, apostrofandolo come “vagabondo”, “zingaro” e “hidalgo”.

Una rosa rossa per Cristiana

Bruciante e romantica, con vista sul Po. La storia d'amore con Cristiana Udestadt, la ragazza italo – polacca del luna park di Genova, suscita scalpore. Ogni giorno, il calciatore le porta una rosa rossa al tiro a segno. La giovane è già sposata e dopo pochi giorni dal matrimonio lascia il marito per raggiungere Gigi nella mansarda di Piazza Vittorio.

Un dribbling tra le nuvole: il tragico epilogo

Il destino gioca un brutto tiro. Gigi Meroni muore tragicamente il 15 ottobre 1967.
Al termine della vittoriosa partita contro la Sampdoria (4-2), Meroni, insieme all'amico e compagno di squadra Fabrizio Poletti, attraversa Corso Re Umberto. Viene investito da un Fiat 124 blu guidato da un giovane tifoso granata, Attilio Romero, futuro presidente del Torino.

Muore la sera stessa per i gravi traumi riportati. Nel punto in cui avvenne il drammatico incidente, è stato eretto un monumento al calciatore ed i tifosi, ancora oggi, rendono onore alla memoria. La “farfalla granata” spiega le ali nell'azzurro prato del cielo. Meroni diventa leggenda.



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