I Segreti dei Motori di Ricerca
Capitolo 3: I principali fattori "Off page" ed un'ottimizzazione "corretta"
Lezione 1
I trucchi per i motori
Molti webmaster pensano che i motori di ricerca
possano essere ‘ingannati’, con dei ‘trucchi’;
è sempre stato così e sarà probabilmente sempre così,
solo che mentre molti anni fa era facilissimo e qualche anno fa era facile,
adesso è veramente difficile.
Nonostante ciò, non sono rari i casi in cui visualizziamo –
anche dai migliori motori di ricerca internazionali – dei link a
siti che sono di bassissima qualità e che utilizzano pratiche cosiddette
‘black hat’ (opposte a quelle legittime di ‘white hat’).
Diciamo subito che questi siti hanno ‘vita breve’
negli indici dei motori di ricerca principali (che portano ai siti circa
il 98% del traffico totale dei search engines), ma è anche indubbio
il fatto che possono disturbare e di molto la fruizione e l’esperienza
di un navigatore di un motore di ricerca.
Sconsigliamo caldamente l’utilizzo di queste
pratiche per due motivi principali:
1) in primis, come abbiamo detto sopra, la ‘vita’
media di siti che applicano pratiche irregolari di ottimizzazione è
di poche settimane, se non di pochi giorni (in breve: prima che un software
del motore di ricerca o un editor si accorga dell’irregolarità
del sito)
2) In secondo luogo, spesso queste pratiche servono per
essere posizionati bene nelle SERP (Le pagine dei risultati di ricerca),
ma riescono a ottenere visite di utenti che non sono affatto interessati
ai prodotti/servizi pubblicizzati e promossi effettivamente sul sito,
quindi questo tipo di ottimizzazione (oltre a essere poco durevole) è
anche poco utile; inutile dire che per business ‘on the fly’
è una tecnica che può avere un senso economico (anche se
bisogna sempre calcolare il rapporto costi/ricavi).
Non può invece avere alcun senso per siti ‘seri’ e
che hanno una sana idea di business e questo anche perché le tecniche
‘black hat’ comportano un rimaneggiamento della struttura
dei siti che li rende particolarmente sgradevoli e difficili nella navigazione.
Vediamo quindi quali sono le pratiche più diffuse che possono essere
considerate a buon titolo ‘black hat’:)
1) Testo nascosto (tipicamente l’inserimento
di keyword o frasi con o stesso colore del background o con un colore
leggermente differente, di difficile percezione per l’occhio umano)
2) Inserimento di keyword ripetute e soprattutto poco
attinenti con il contesto della pagina nella quale sono posizionate
3) Cloacked pages (pagine che vengono distribuite ai
navigatori in una maniera differente da come vengono distribuite per i
motori di ricerca)
4) Redirect (in Javascript, HTML, o direttamente lato
server, come con Apache
5) Doorway pages (pagine che non hanno alcun contenuto
vero e proprio e che servono esclusivamente per l’indicizzazione
e per poi reindirizzare l’utente su altre pagine che sarebbe stato
più difficile indicizzare e posizionare).
6) Pagine duplicate, identiche o molto simili, che servono
per indicizzare più pagine di uno stesso sito senza però
offrire contenuti differenti
Il nostro consiglio è quello di non usare mai queste tecniche nel
caso in cui la linea di business del sito sia ‘seria’ e il
sito o i siti da posizionare-indicizzare siano destinati a un futuro nel
medio e lungo periodo.
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