I Segreti dei Motori di Ricerca
Capitolo 3: I principali fattori "Off page" ed un'ottimizzazione "corretta"
Lezione 3
Il pagerank (Parte 1)
Sono ormai tanti anni che i webmaster di tutto il mondo
si sforzano di far crescere il pagerank dei propri siti.
Anzi, è ormai diventato così un ‘must’ che molti
non si ricordano nemmeno di che cosa si tratti effettivamente, attribuendogli
spesso meriti o demeriti che invece non gli appartengono.
In questo articolo non daremo dei particolari insider per riuscire
a far crescere il pagerank del proprio sito web, quanto piuttosto cercheremo
di ricapitolare e di spiegare quanto più chiaramente possibile
quali ne siano le caratteristiche (e funzioni) principali.
Cominciamo con una curiosità: il pagerank riguarda il ‘rank’
(anche ‘peso’, ‘forza’) di una pagina web, ma
non vi è dubbio che il suo nome sia stato in buona parte determinato
dal cognome del suo inventore: Larry Page (co-founder di Google).
Chiusa questa curiosa parentesi e prima di analizzare nel dettaglio il
‘concetto’ di pagerank, dobbiamo sottolineare una cosa: se
siamo interessati al pagerank come a uno strumento/sintomo per valutare
le possibilità di indicizzazione e posizionamento di un sito, dobbiamo
ricordarci che questa è solo una variabile su decine se non centinaia
che concorrono a creare l’algoritmo di Google e quindi
non può essere considerata assolutamente prioritaria.
Io stesso ho verificato che siti che hanno pagine con PR (pagerank)
= 0 possono contare parecchie migliaia di utenti unici al mese, mentre
siti che hanno pagine con PR=6 solo alcune decine.
Il pagerank, come abbiamo detto, rappresenta dunque il ‘valore’
(o meglio, uno dei valori) di un sito secondo Google (quindi non ha nulla
a che fare con gli altri motori di ricerca).
Questo valore può andare da un minimo di 0 (tipico dei siti appena
pubblicati) a un massimo di 10 (tipico dei siti di rilevanza internazionale
e popolarissimi, come lo stesso Google.com
o Yahoo.com).
Raggiungere un PR=10 è altamente improbabile (de facto, impossibile)
per siti che non siano big corporation con decine di milioni di unique
user al mese. Basti pensare che Google.it non raggiunge PR 10 ma ‘solo’
9 e – a volte 8,.
Il pagerank è un dato pubblico (per lo
meno, in una delle sue versioni, come vedremo in seguito…) ed è
accessibile a tutti scaricando una toolbar che è pubblicizzata
sulla home page di tutte le versioni di Google. Per l’Italia, la
Google Toolbar è disponibile al seguente indirizzo:
http://toolbar.google.com/intl/it/.
Una volta installata la Google Toolbar, è possibile visualizzare
il pagerank di una pagina web semplicemente navigando.
Dopo pochi istanti dall’apertura di una pagina, la toolbar caricherà
il ‘valore’ di pagerank relativo al sito che si sta visualizzando.
Graficamente, il pagerank si visualizza come una barra che può
essere di colore grigio (nel caso in cui il sito sia stato bannato dagli
indici di Google), completamente bianca (nel caso in cui il PR=0) e con
diverse quantità di verde nel caso in cui il pagerank
sia superiore a 0.
Nel caso in cui il pagerank sia uguale a 10, la barra sarà interamente
di colore verde.
Per chi non desideri installare la Google Toolbar o per
chi utilizzi un browser o un sistema operativo che non la supportano,
consigliamo di collegarsi all’indirizzo: www.pagerank.net,
in cui è sufficiente inserire l’url di interesse e visualizzarne
il relativo pagerank dopo pochi istanti.
La tipica domanda di chi si avvicina per la prima volta al tema del pagerank
è: da che cosa è determinato?
Il pagerank è determinato principalmente dai link in entrata
del sito in oggetto (detti anche “backlink” o “inbound
link”).
Questi link in entrata sono ‘valutati’ da Google nel loro
numero (quantità) e nella loro autorevolezza (qualità).
Tendenzialmente, quanto più un sito è linkato, tanto meglio
è; ma è anche vero che 100 link ‘scadenti’ (e
poi vedremo quali sono) non valgono un link valore.
« Lezione precedente
| Lezione successiva »
|