I Segreti dei Motori di Ricerca
Capitolo 1: Introduzione ai motori di ricerca e presupposti
per indicizzare e ottimizzare un sito Web
Lezione 3
Scegliere il giusto nome a dominio per ottimizzare il proprio
sito web (parte 1)
In questa lezione, cercheremo di affrontare un tema a
nostro avviso molto importante e, purtroppo, fortemente sottovalutato
anche da grandi esperti di SEM (Search Engine Marketing) e SEO
(Search Engine Optimization).
Quanto deve essere lungo un nome a dominio?
E’ meglio avere un nome a dominio lungo o corto?
I domini lunghi sono migliori per i motori di ricerca, ma sono meno graditi
agli utenti?
L’argomento è molto interessante perché
mette in comunicazione le tecniche di ‘naming’ (quale nome
dare a prodotti, società e servizi) e quelle di SEO (Search
Engine Optimization) e SEM (Search Engine Marketing).
Diciamo subito – come già spiegato in una
precedente lezione - che per il nome a dominio, la brevità
è senza dubbio una grande qualità e questo è
oggi più valido che in altri tempi e per una semplice ragione;
prima della nascita di Internet, la decisione di che nome dare a una società,
a un prodotto o a un servizio era certamente più semplice; in primo
luogo perché nel mondo dell’offline ci possono essere migliaia
di società con lo stesso nome e di fatto ci sono.
Quanti TecnoLab ci sono al mondo?
Migliaia.
Ma quanti TecnoLab.com ci sono al mondo?
Soltanto uno, perché – per forza di cose – i domini
debbono essere univoci.
Il primo problema che deve quindi affrontare chi dà vita a un nuovo
sito-società è quello di trovare un nome a dominio disponibile,
una cosa sempre più difficile ovviamente col passare del tempo;
l’ICANN ha cercato di risolvere in parte questo problema aumentando
le estensioni di primo livello, ma di fatto con scarsissimo successo.
I domini .info .name etc. non hanno di certo risolto questo problema perché
nessuna persona ragionevole e che voglia lavorare seriamente con il Web
comprerebbe mai un dominio .info senza avere a disposizione anche il .com
(come abbiamo già detto).
E’ ormai cosa nota che l’estensione ‘naturale’
di Internet è .com (seguita dalla sola estensione nazionale, .it,
.es etc.).
Comprare tante estensioni (.org, .info, .net etc.) senza avere a disposizione
il .com significa come minimo fare perdere tempo ai propri utenti (che
sbaglieranno numerose volte l’estensione e dovranno fare vari ‘tentativi’
prima di trovare l’estensione giusta) e, nella peggiore (ma non
rara) delle ipotesi, portare traffico a un sito concorrente e quindi potenzialmente
perdere il proprio cliente.
Il web naming, una branca più difficile
del naming
Quindi diciamo subito che la prima regola di un buon
namer (trovare un nome facilmente ricordabile, facilmente scrivibile,
difficile da confondersi con altri nomi o privo di ambiguità se
letto in altre lingue) viene piano piano ostacolata dal crescente numero
di proprietari di domini internet; di fatto, stiamo assistendo a un processo
naturale di ‘allungamento’ dei nomi che pare destinato a durare
nel tempo.
Molti hanno cercato di risolvere questo problema con l’utilizzo
di acronimi, ma, oltre al fatto che gli acronimi spesso sono difficilmente
leggibili, è altrettanto vero che la stessa cosa che vale per i
nomi ‘normali’ vale anche per gli acronimi.
Provate voi stessi a cercare un acronimo libero nell’estensione
.com che sia composto di quattro lettere.
E’ difficilissimo trovare qualcosa di libero e che possa avere anche
un senso per la propria attività.
E’ quindi evidente che, pur rimanendo salda la legge che ‘più
corto è migliore’, bisogna altresì abituarsi all’idea
che col passare del tempo i nomi a dominio dovranno essere sempre più
lunghi ed è quindi consigliabile fare sì che siano sempre
più semplici, dal momento che la lunghezza di una parola o di una
frase (e quindi di un nome a dominio) è inversamente proporzionale
alla sua capacità di essere ricordata.
Se il nome a dominio sarà però ‘memorabile’
(nel senso di: facilmente memorizzabile), la lunghezza rappresenterà
un problema solo di mistyping da parte dell’utente che
dovrà scrivere il nome nella barra degli indirizzi del browser.
Facciamo comunque un breve esempio: il dominio “omangiquestaminestraosaltidallafinestra”
sembrerebbe difficile da ricordare, ma di fatto è molto facile;
questo è un modo di dire che tutti conoscono e quindi è
difficile pensare che ci siano dei dubbi sulla sequenza di lettere da
digitare; sono 39 caratteri ma ‘concatenati’ in una frase
facilmente ricordabile.
E’ ovvio che 39 caratteri senza alcun nesso fra loro sarebbero invece
difficili da ricordare.
Per esempio: “palskdjfhgyturieowwqp9876rtyuoijnbvcdfgt” è
difficilissimo da ricordare.
E’ altresì ovvio che tra i due esempi esistono molte ‘vie
di mezzo’.
Lo sforzo che un buon namer (colui che sceglie il nome di un
sito) deve fare è quello di scegliere un dominio che sia facilmente
memorizzabile (ma non ridicolo) come il primo e che non sia astruso e
incomprensibile come il secondo, una cosa effettivamente sempre più
difficile.
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