I Segreti dei Motori di Ricerca
Capitolo 3: I principali fattori "Off page" ed un'ottimizzazione "corretta"
Lezione 7
L’artificial linking
C’è un altro fattore da valutare quando
si cerca di attribuire un ‘valore’ a uno o più link
in entrata.
Se la compravendita di link è un fenomeno ‘dannoso’
per la ‘purezza’ degli algoritmi di Google, altrettanto può
dirsi per il fenomeno dell’artificial linking, ovverosia
della creazione e pubblicazione di siti che linkano a un ‘destination
site’.
Questa pratica è molto diffusa, ma i SEO che la applicano
si sono già resi conto che non è affatto efficace e per
un semplice motivo: è difficile far sì che questi siti linkanti
abbiano pagine con un pagerank superiore a 2 e questo per ovvi
motivi; perché abbiano un pagerank superiore bisognerebbe farli
linkare da siti esterni e quindi il problema si riverbera all’infinito
in un circolo vizioso.
C’è però da dire che, al contrario di quello che si
sentiva dire qualche tempo fa, non c’è rischio che questi
link ‘artificiali’ danneggino il pagerank o comunque il posizionamento
delle pagine linkate e questo per un semplice motivo; potrebbe accadere
che un concorrente linki un sito con dei siti ‘artificiali’
solo per danneggiarlo.
Per evitare questo, Google (e – presumibilmente
– anche gli altri motori di ricerca) fa solo un calcolo
‘positivo’ dei link: un link ‘positivo’ aggiunge
valore, un link ‘negativo’ non ne sottrae.
All'interno di questa strategia 'autocratica' di linkaggio ci
possono essere due 'tattiche'; la prima quantitativa e la seconda qualitativa.
Nell'ipotesi quantitativa, il SEO è interessato a creare un grande
numero di siti che linkino al mother-site (o destination-site),
non preoccupandosi del loro pagerank e del peso che essi stessi avranno
nei motori di ricerca, ma puntando soltanto sul numero.
Questa tattica è sbagliata per due motivi principali:
1) per prima cosa, 1.000 link da altrettanti siti che hanno page
rank zero o inferiore di quattro non fanno di certo migliorare il page
rank o il posizionamento del mother-site; questo perché
i motori di ricerca (e Google per primo) valutano positivamente i 'voti'
insiti negli inbound link solo se questi sono forniti da siti
'autorevoli' o che comunque abbiano un 'credito' sul motore di ricerca
stesso; 1.000 link da siti con pagerank insignificanti, traffico
insignificante e link popularity insignificante non servono assolutamente
a nulla.
2) Inoltre, accanto a questo problema, esiste la seria possibilità
che il motore di ricerca individui questi link come 'artificiali'; i parametri
non sono pubblici, ma possiamo affermare pacificamente che un buon motore
di ricerca (e a questi sono interessati i SEO) è in grado di riconoscere
la 'parentela' di un network di siti; i parametri possono essere:
1) il contenuto (simile anche se non identico)
2) la grafica (simile anche se non identica)
3) il codice HTML (spesso è proprio identico)
4) l'hosting (stessa classe di IP)
5) il linking reciproco
6) il medesimo registrar
7) il medesimo proprietario
Chi infatti crea 1000 siti per linkare il proprio mother-site
non può certo trovare diecimila siti che a loro volta linkino il
network di siti, perché allora sarebbe stato molto più semplice
sforzarsi di fare linkare direttamente il mother-site piuttosto che passare
attraverso l'intermediazione del network; accade dunque che Google riconosca
che il mother-site è linkato da 1.000 siti, ma assolo stesso tempo
può verificare che questi 1.000 siti non sono linkati da siti esterni
(al network stesso).
In sostanza questo network diventa una spam-island (ecco il perché
del titolo di questo articolo). A parte tutto, rimane poi il grosso problema
di quali contenuti inserire nei siti di questo network.
La seconda tattica è qualitativa, ovverosia creare una
decina di siti che abbiano un proprio contenuto e che possano avere un
'peso' per il motore di ricerca e quindi linkarli al mother-site.
Questa tattica è forse superiore alla precedente sia in efficacia
sia in efficienza, ma come vedremo ora ha dei difetti difficilmente sormontabili.
Per creare anche solo dieci siti 'pesanti' bisogna fare dei notevoli
sforzi: bisogna costruire dieci siti completamente diversi l'uno dall'altro
(quindi una ipotetica industrializzazione che poteva essere utilizzata
per la tattica precedente non può essere applicata), bisogna poi
creare un contenuto originale e che sia sempre aggiornato e, infine, bisogna
necessariamente trovare dei siti esterni al micro-network
che linkino al network stesso.
Il SEO che volesse quindi intraprendere questa strada si troverebbe di
fronte al paradosso di dovere moltiplicare il lavoro originario (trovare
siti che linkino il proprio sito) per dieci.
A seguito di questa breve analisi, possiamo dunque trarre abbastanza
serenamente una facile conclusione: qualora si voglia puntare
fortemente ad aumentare la visibilità del proprio sito web attraverso
fattori off-page e primariamente attraverso reperimento di inbound
link, è molto più conveniente concentrarsi sulla qualità
del proprio sito, cercare di fornire materiale che 'invogli' siti terzi
a linkarlo e stabilire quindi una strategia di linking con altri siti
(che non siano quindi della medesima proprietà).
Costruirsi un'isola di linking (quantitativa o qualitativa) è
dunque possibile e può portare anche alcuni risultati positivi;
di fatto, l'utilizzo delle medesime energie (finanziarie e lavorative)
finalizzata al miglioramento della visibilità di un solo sito (quello
che veramente interessa) porterebbe a risultati decisamente più
soddisfacenti.
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