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Europa dell’est (maggio 2008)

Union Investment

20/06/08 - Differenze evidenti

I mercati emergenti dell’Europa dell’Est in maggio si sono comportati in modo diverso da Paese a Paese. Mentre le Borse di Ungheria e Polonia non si sono discostate molto dall’andamento registrato nel mese precedente, il mercato Ceco ha evidenziato un aumento di circa il 5 per cento. Ciononostante a staccare tutti nella corsa al rialzo è stata ancora una volta la Russia con un guadagno di quasi il 16 per cento dell’indice RTS. Tutta questa euforia è nata comunque in particolare dopo gli annunciati sconti fiscali del governo a favore delle società petrolifere che hanno viaggiato di pari passo con le quotazioni record del greggio. In questo scenario generale sono state naturalmente soprattutto le società del petrolio e del gas a trarre i maggiori vantaggi, fungendo da traino per tutta l’economia del Paese. I mercati di confine, quali gli stati balcanici e baltici, però hanno risentito di consistenti correzioni dei corsi. Il freno maggiore qui è stato rappresentato da una difficile situazione macroeconomica segnata da un tasso di crescita in caduta, accompagnato da un’inflazione in aumento.

A lungo termine vi sono però ancora potenzialità dei corsi

I timori di recessione negli Stati Uniti e la crisi dei mercati finanziari continuerà a tenere ancora per qualche tempo con il fiato sospeso i mercati internazionali di capitale e porterà sempre più i mercati emergenti a dover far fronte a una forte volatilità. Riteniamo però che a lungo termine i mercati emergenti dell’Europa dell’Est evolveranno positivamente. Il nostro preferito in quest’area geografica resta il mercato russo, anche se ultimamente la situazione economica generale in Russia si è fatta un po’ più problematica. E’ vero che il tasso di crescita annuo del PIL è rimasto invariato all’8 per cento, ma il rapido aumento del tasso d’inflazione rischia di diventare pericoloso per l’intero processo economico. Si annunciano nuove manovre nel settore delle materie prime (petrolio e gas) e nelle telecomunicazioni e le aziende di questi comparti dovranno fare attenzione a come muoversi per far fronte agli aumenti dei costi e ribaltarli sui consumatori senza che vengano erosi i loro profitti. Il sistema fiscale dovrebbe assorbire in parte le perdite ma questo andrà a intaccare i fondi del Tesoro che sono alimentati dall’80 al 90 per cento dal costo del petrolio. Se in passato si è messo a budget come base per mantenersi in pari un costo di 35 dollari a barile per il petrolio, ora è già necessario spostare questo dato a 65 dollari a barile. Nel complesso quindi si vede come la situazione anche in Russia si stia facendo più difficile. Il mercato russo comunque poggia sul prezzo del greggio che continua a crescere e sui positivi sviluppi politici del Paese e i problemi macroeconomici fanno ormai da sfondo allo scenario generale.

Per quanto riguarda la Borsa ungherese invece ci troviamo di fronte a dati fondamentali piuttosto deboli e a uno scenario imprenditoriale poco attraente sottolineato da una netta contrazione. In Polonia consigliamo invece di continuare a operare un attento stock-picking.


TESTO PUBBLICATO DA
Monica Mazzanti
di Ogami

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