comunicato stampa

Usufrutta Crescono a ritmo sostenuto i consumi di prodotti alimentari

News pubblicata il 02/12/09 da Paola Borrescio

Crescono a ritmo sostenuto i consumi di prodotti alimentari attenti all’ecocompatibile e al consumo sostenibile. E l’agricoltura in veste biologica comincia a interessare nuovamente come fonte di reddito e dimensione sociale, come dimostrano le esperienze in Italia e all’estero

02/12/09 - Le ricerche che Sana conduce da un triennio sulla salute e il benessere degli italiani lo dimostra: un segmento sempre più consistente della popolazione (44%) registra la crescita di attenzione per un consumo sostenibile che tenga conto dell’ecocompatibile e dell’impatto ambientale. Per l’11% questa attenzione è molto aumentata e per il 33% abbastanza aumentata. Una percentuale che tende al 50% sta a significare che si sono definitivamente varcati gli steccati dell’”integralismo verde” di matrice tradizionalmente ambientalista, per consolidare una tendenza condivisa da molti strati di consumatori di diversi orientamenti sociopolitici.

La Gdo (grande distribuzione) fa segnare in due terzi del Paese numeri a due cifre per i consumi bio: 44% a Nord ovest, 27% a Nord-est, 20% al Centro e Sardegna e un promettente 9% a Sud e Isole (fonte Ismea su base AC Nielsen 2008). Su tre italiani uno ha effettuato almeno un acquisto tenendo presente l’ecocompatibilità. Temi come l’impronta ambientale e il km zero (la filiera corta) sono sempre più percepiti in relazione alla salute e al benessere fisico e mentale, soprattutto sotto forma di prevenzione e responsabilizzazione individuale. Questo nuovo approccio, meno fatalista e più consapevole, ha orientato e stabilizzato i consumi bio presso il 25% degli italiani. Già nel 2007 (fonte Interaktive Marker Research) le abitudini di acquisto davano 30,4% spesso, 47,6% qualche volta e solo il 22% mai e i dati sono superati per difetto. Nel nostro Paese, dove il retaggio della civiltà contadina è ancora vivo specie in certe zone, la stagionalità dei prodotti ortofrutticoli e la filiera corta per formaggi, carni e salumi, riconciliano con la natura di cui tutti noi – soprattutto gli inurbati –sentiamo la mancanza e il bisogno.

Nel settore dell’alimentazione biologica l’Italia è attualmente al 7° posto nella Ue. Al primo posto la Danimarca seguita dalla Svizzera (extra euro) e dall’Austria. Fattorie e caseifici sono la punta di diamante: si ristrutturano secondo i canoni della bioedilizia, trasformano i prodotti dei soci (la forma prediletta è quella cooperativa) in alimenti biologici, svolgono ruoli sociali con il commercio equosolidale, rilanciano razze bovine autoctone e ne allevano di più esotiche, importano innovazione. E’ il caso della mucca Bianca Modenese, presidio di Slow Food, della frisona, della Limousine a Farneto e della capra del Cachemire a Marzabotto. Hanno incrementato i fatturati, anche fino al 25%, marchi che distribuiscono sia in Gdo, sia nei punti vendita specializzati i prodotti delle cooperative giovanili, che coltivano i terreni confiscati alla criminalità organizzata o dei campesinos dell’America Latina.
Un’imprenditoria che contribuisce a disinnescare le mine sociali nel mondo. Un fermento che ha portato in Italia, via Toscana, i primi prodotti macrobiotici giapponesi.

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Link: USUFRUTTA di Antonella Cicalò

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