comunicato stampa

Lampedusa: intervento in condizioni critiche sul motopesca Kleos

News pubblicata il 02/11/09 da Fabrizio Guida

Sono gli italiani a salvare la vita agli immigrati nel Mar Mediterraneo; stavolta è accaduto il contrario.

02/11/09 - 28 ottobre, ore 21,30. Salvatore Bono, nostromo del motopesca KLEOS, appartenente alla flotta di Mazara del Vallo ed impegnato in una battuta di pesca a circa 40 miglia a sud dell’isola di Lampedusa, si sporge per sbloccare un tirante che, impigliatosi in una carrucola, non permette di proseguire le operazioni di recupero della rete.
C’è mare forza quattro, il pavimento cui dovrebbero aderire le suole degli stivali in gomma di Salvatore è particolarmente scivoloso, forse a causa degli spruzzi generati dalle alte onde che si infrangono sulle murate del peschereccio.
In un attimo Salvatore è fuori bordo, nel mare scuro ed insidioso; tra i membri dell’equipaggio è il panico. Angelo Randazzo, il comandante del KLEOS, blocca ogni operazione e cerca di impedire che l’imbarcazione si allontani irrimediabilmente dall’uomo in mare. I vestiti si inzuppano d’acqua, così come di acqua si riempiono gli stivali. Salvatore non riesce a mantenersi in superficie. E’ ormai ad una trentina metri dal peschereccio, nel buio, tra le onde. Salvatore, stremato più che impaurito, inizia ad affondare e ad ingerire acqua.
A questo punto accade qualcosa che certamente cambierà la vita di quest’uomo. Ismail (il nome è di fantasia), uno dei tanti ragazzi tunisini perfettamente integrati nella comunità mazarese, marinaio e pescatore anche lui come Salvatore, si butta in acqua verso l’uomo, ormai quasi scomparso. Riesce a raggiungerlo, lo afferra, lo trattiene a galla finché i suoi compagni riescono a tirare a bordo entrambi.
In quei mari, generalmente, sono gli italiani a salvare la vita agli immigrati; stavolta è accaduto il contrario.
Intanto il comandante Randazzo lancia l’allarme via radio, captato dalla sala operativa della Capitaneria di Porto – Guardia costiera di Lampedusa. Gli uomini della motovedetta di soccorso “ogni tempo” CP 878 lasciano la banchina. Insieme a loro c’è Roberto Balagna di Torino, medico anestesista rianimatore, e Paola Brunelli, infermiera di area critica presso l’Ospedale di Brescia, entrambi volontari del Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta. Con loro tutta l’attrezzatura utile per salvare una vita.
La motovedetta, dopo un’ ora e mezza di navigazione raggiunge il KLEOS. Ora l’arduo compito è affiancare il motopesca per trasbordare l’equipe medica.
L’operazione non riesce subito. Dopo diverse prove si tenta il tutto per tutto: la 878 affianca il KLEOS e Roberto con Paola riescono a balzare a bordo.
La situazione appare subito complicata. Il respiro di Salvatore è affannato e i “rantoli crepitanti su tre quarti dei campi polmonari” fanno intendere che c’è acqua nei polmoni; non si può perdere tempo.
In quelle condizioni di mare è impossibile ipotizzare uno spostamento di Salvatore sulla motovedetta, anche se ciò accelererebbe notevolmente il trasferimento sull’isola.
Il comandante Randazzo dirige a tutta velocità verso Lampedusa mentre Salvatore viene stabilizzato, ossigenato e monitorato con le attrezzature al seguito dei sanitari del CISOM. L’acre odore del gasolio e del pesce mettono a dura prova le condizioni fisiche dell’equipe medica; la navigazione è difficile.
Alle 02,20 le due imbarcazioni sono finalmente sul molo del porto di Lampedusa. Un’ambulanza del poliambulatorio trasporta Salvatore presso il Pronto Soccorso ed una radiografia evidenzia quanto diagnosticato a bordo da Roberto: l’inizio di sequele polmonari da “quasi annegamento”.
Alle 4,00 l’elicottero del 118 decolla da Lampedusa per trasferire Salvatore presso l’Ospedale di Palermo, dove tutt’ora è ricoverato.


Serva me, servabo te.
(Petronio, Satyricon)

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