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Forlì patrimonio dell’UNESCO? Non è utopia!

July 24 2017
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Da Cracovia giungono in Italia notizie entusiasmanti: Forlì ha tutte le carte in regola per ottenere un riconoscimento importantissimo.

A Cracovia, durante la consueta sessione annuale dell’UNESCO, è stata eletta come patrimonio dell’umanità la città di Asmara. La capitale dell’Eritrea ha conquistato di diritto un posto nella prestigiosa lista World Heritage. Un traguardo davvero sensazionale, poiché rappresenta il primo sito del Paese africano ad entrare nel Patrimonio UNESCO, con la definizione di “città modernista d’Africa”. E Forlì? Come mai la bella città italiana si è sentita chiamata in causa?

Andiamo per gradi. Il riconoscimento per Asmara è giunto grazie alla sua struttura urbanistica, unica, meravigliosamente armoniosa in tutta la sua modernità. Un disegno, o meglio, un piano urbanistico studiato nei minimi dettagli, che porta la firma degli architetti italiani della fine dell’800 e del Ventennio. Chiarito questo e creato un primo punto di contatto tra i due Paesi, la domanda resta senza risposta: come può Forlì entrare nel Patrimonio dell’UNESCO?

A detta degli esperti, il massimo riconoscimento al mondo per quanto riguarda la tutela dei beni artistici, potrebbe, quindi, arrivare anche per la città italiana. Come? Analizziamo la grande conquista di Asmara: una città modernista realizzata seguendo un programma urbanistico che si basa sulle idee e sui criteri razionalistici italiani del tempo.
Non vi sembra che il cerchio cominci a chiudersi e l’interrogativo cominci a mutare la sua contorta forma, per assumere la certezza della retta di un punto esclamativo? Quanto di meraviglioso si può ammirare nella bella città Africana, si può tranquillamente ritrovare anche nel nostro Paese, proprio a Forlì e nei dintorni della stessa realtà urbana.

Forlì patrimonio dell’Unesco: ora è tutto in discesa

L’architettura che ha letteralmente rapito l’attenzione degli addetti ai lavori, ad inizio luglio a Cracovia, la ritroviamo anche nel Bel Paese. Forme e organizzazione dettate dalle idee dei più illustri architetti del Ventennio fascista: è questo il punto in comune che collega due realtà così distanti ma, allo stesso tempo, così vicine. Forlì non ha paura di presentarsi agli occhi del mondo intero come una città che intende valorizzare quello che è stato un periodo storico non proprio ricordato per lieti eventi. Ma, stiamo parlando di architettura, non di valori e diritti. Se è stato premiato uno straordinario progetto italiano legato al colonialismo, non dovrebbe essere difficile ottenere il massimo riconoscimento di cui prima, portando all’attenzione degli esperti quello che è un progetto originale e tutto Made in Italy.

Insomma, per intenderci, è come se la bellezza urbanistica di Forlì, Predappio bassa e Castrocaro sia stata letteralmente trasportata al di là del Mediterraneo. Ora che l’Unesco ha cominciato a considerare sempre più il Novecento non sarà più un’utopia vedere Forlì sul tetto del mondo, un tetto moderno e meraviglioso, dal quale poter ammirare quanto di più bello è possibile immaginare. Al centro di tutto il Progetto Atrium, che ha un unico fine, cioè quello di vedere il “museo all’aperto di Forlì e dintorni” nel patrimonio dell’Unesco.

Un tale riconoscimento avrebbe certamente una serie di importanti ripercussioni, non solo sul turismo italiano e straniero, ma anche sugli interventi alla città, sui miglioramenti dei servizi e sulle quotazioni immobiliari di questa bellissima città.

Restiamo in attesa!

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