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chEMikal emOTIONAL, la nuova mostra personale di Marina Calamai
News pubblicata il 24/09/06 | da
Angela Galiandro
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Marina Calamai espone una serie di nuovi lavori sulla chimica sensoriale: "quando qualcosa ci colpisce emotivamente -dice Marina Calamai -è interessante addentrarsi e conoscere quanto accade a livello chimico all'interno dei nostri organi..."
MARINA CALAMAI
chEMi kal
emOTIONAL
A cura di Ivan Quaroni
Galleria: Angelart & Design, via Solferino 3, 20121 Milano.
Tel/ Fax (+39) 0286915812
info@angelartdesign.it; www. angelartdesign.it
Date: dal 23 Novembre 2006 al 12 Gennaio 2007
Inaugurazione: 23 Novembre 2006, h. 18.00
Orari: dal lunedì al venerdì; h. 10.00-13.00/15.00-18.00
Catalogo in sede, con testo di Ivan Quaroni
La galleria Angelart & Design è lieta di presentare cheEMikal emOTIONAL, mostra personale di Marina Calamai. Per l’occasione, l’artista esporrà una serie di nuovi lavori sulla chimica sensoriale. Oltre ai dolci, che da qualche anno rappresentano il leit motiv dell’opera di Marina Calamai, cheEMikal emOTIONAL illustra il nuovo percorso dell’artista, incentrato sull’indagine dei cromosomi e degli organi di senso. In questo viaggio di riflessione sul nostro “bagaglio genetico” e sulle nuove frontiere della scienza, l’artista illustra, attraverso la pittura,la dimensione estetica della fisiologia umana.
“Quando qualcosa ci colpisce emotivamente – dice Marina Calamai - è interessante addentrarsi e conoscere quanto accade a livello chimico all’interno dei nostri organi”.
Nella chimica del nostro corpo la più piccola unità di misura è in fondo una combinazione di 4 semplici basi azotate. La nostra vita, perciò, può essere letta come un susseguirsi e accavallarsi di reazioni chimiche. La personalissima percezione che ognuno di noi ha di colori forme, odori, sapori, consistenze, suoni e rumori, è qui rappresentata attraverso immagini dipinte di esami diagnostici come la PET e la SPECT, che descrivono cromaticamente la nostra attività cerebrale quando siamo sottoposti a stimoli di vario tipo. I sensi interagiscono tra loro: aspetto e colore degli alimenti (stimoli visivi), per esempio, fanno scattare un meccanismo di anticipazione della consistenza e del sapore stimolando tatto e gusto, per cui anche la vista di un bel dolce può mettere in moto tutti i sensi. I cinque organi, dipinti a olio come una inconfutabile verità scientifica, diventano una finestra attraverso cui leggere le emozioni sensoriali che la vita ci propone.
Le molecole dei neurotrasmettitori, che trasferiscono i segnali associati alle emozioni positive alle varie zone del cervello, anch’esse dipinte a olio, fanno invece da cornice a accattivanti nature morte “dolciarie”.
Bio
Marina Calamai inizia a dipingere torte durante la gravidanza, proprio quando una iperglicemia le impedisce di assumere zuccheri. Protagoniste delle sue tele,dolci appetitosi di cui si può cogliere – per citare un neologismo pubblicitario – la scioglievolezza, quell’abbandono della fetta di panna cotta, sotto un velo di gelatina di frutti di bosco. Il suo lavoro (nella serie dedicata ai grafici con il battito cardiaco inciso su plexiglas e sovrapposto su tela), s’incentra anche sul ritmo del cuore come indicatore di una condizione di vita, termometro di una realtà stressante da una parte e diagramma spirituale della vita interiore dall’altra. Le sequenze di torte che via via spariscono, fetta dopo fetta, fino a lasciare solo briciole (che ricordano le tavole post-prandiali di Spoerri) catapultano lo spettatore in un’atmosfera di sospensione quasi onirica, una specie di sequenza ritmica che divide il tempo in fotogrammi e in scene che impongono una pausa tra un’immagine e l’altra. Il ritmo del divorare e dell’assaporare, la pausa dell’attesa, il finale d’assenza sono gli elementi di una scansione temporale che si converte in spartito pittorico.Nei lavori nei quali sono protagonisti personaggi nell’ atto di tuffarsi, il tuffo appunto, rappresenta insieme il desiderio puro di inabissarsi nel gusto e una spinta al cambiamento. Nei lavori recenti, l’utilizzo di grandi tavole sagomate che riprendono il profilo dell’immagine stessa dice della necessità di rendere ancora più radicale la mistificazione, prefigurando un passaggio dalla pittura all’oggetto, forse alla terza dimensione e alla “cosa” in sé. Ma è certo che si tratta di un ulteriore falso avvicinamento alla verità, e che ancora una volta Marina Calamai si prepara a smentire la sua “sindrome del pasticciere”. La verità, lei lo sa bene, come la vita, sarà sempre “altrove”.
Link:
http://www.angelartdesign.it
Responsabile pubblicazione:
Angela Galiandro
di Angel Art Gallery

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