|
|
|
|
|
| |
|
Penne Digitali pubblica uno speciale sull'e-book
News pubblicata il 13/07/06 | da
Roberto Zarriello
|
|
Dall'Alto Xerox all'inchiostro elettronico. Storia di un sognatore.
Il ’68: anno di rivoluzioni. Tra studenti e politica, anche l’informatica vive la sua “grande contestazione”. Il sognatore Alan Kay (nella foto), come tanti altri, pensa di cambiare il futuro. La sua idea: un progetto innovativo, fantascientifico e assolutamente irrealizzabile per l’epoca. Il Dynabook: un computer portatile, ma non soltanto. Un elaboratore piccolo, piccolissimo, quanto un block notes. Nella mente di Kay il suo monitor avrebbe dovuto comportarsi come un foglio di carta dinamico, sul quale scrivere e riscrivere con un’apposita penna. Ma più che per la scrittura, il Dynabook avrebbe dovuto costituire una rivoluzione per la lettura e l’accesso alle informazioni. Costantemente aggiornato via radio, il portatile di Kay doveva essere in grado di sostituire la carta stampata permettendo agli utenti l’accesso ad una biblioteca digitale praticamente illimitata. Il primo prototipo di Dynabook viene realizzato… in cartone. Ma quando alla fervida immaginazione di Kay si uniscono le brillanti menti dei tecnici della Xerox, il progetto fa un passo avanti: Alto, il primo e-book della storia, è lontano dalla perfezione immaginata dal suo ideatore. Pesa un quintale e costa più di trentamila dollari. Invendibile, ma dotato di un’interfaccia concettualmente identica a quella degli attuali modelli: icone, menù a tendina e finestre. E nel 1971 Micheal Hart converte il primo testo in formato digitale.
La storia degli ebook si sarebbe potuta fermare a quel gigantesco scatolone, ma, agli inizi degli anni ’80, Steve Jobs visita i laboratori della Xerox e vede il futuro. Arruola i seguaci di Kay e li mette al lavoro per la sua compagnia, la Apple. Vede così la luce Lisa, che, pur senza occhi blu, ispira una generazione di programmatori. L’interfaccia di questo ebook, infatti, è tanto avanzata da influenzare lo sviluppo del Macintosh, che a sua volta sarà imitato da Bill Gates con Windows.
Così il sogno di un uomo ha cambiato, seppur indirettamente, il volto dell’informatica. Ma quella degli e-book è una storia sfortunata, costellata di fallimenti. I modelli evolvono, vengono proposti nuovi prototipi, e alcuni sono lanciati sul mercato quando i tempi sembrano maturi: nessuno di essi ha successo. Il primo lettore vero e proprio, il Rocket e-book, è del 1998, pesa cento volte di meno dell’Alto, ha uno schermo tattile e un modem integrato. La generazione successiva aggiungerà a queste caratteristiche uno schermo a colori e una memoria molto più capiente. Ma il mercato stenta a decollare. Né potrebbe essere altrimenti, senza un adeguato supporto a livello di software e, soprattutto, senza la materia prima per cui sono pensati i lettori: i libri in formato digitale. In Italia, nel 1999, un accordo tra Microsoft e Mondadori sembra segnare un punto di svolta per questa tecnologia. Presto alla Mondadori si uniscono Laterza e Apogeo, e anche Repubblica si muove verso una versione digitale del quotidiano.
Sempre più insistentemente si parla degli e-book e di come debbano cambiare il mondo dell’editoria tradizionale. Come sempre accade, da un lato si schierano gli apocalittici, che vedono nell’imminente arrivo dei libri elettronici la morte di quelli cartacei, mentre dall’altro gli integrati si entusiasmano per le possibilità infinite offerte da una diffusione massiccia e a costi minimi di ogni genere d’informazione. Un entusiasmo genuino ma prematuro: gli e-book continuano, dopo venti anni, ad avere molti problemi e sembrano ancora dei prototipi più che delle versioni definitive.
Innanzitutto, la questione della compatibilità tra file differenti: molti, troppi sono i formati in circolazione e manca un accordo tra le grandi case produttrici. C’è poi il problema della durata delle batterie, un problema comune a computer portatili e palmari, ma particolarmente fastidioso in caso di urgenza di accedere ad un documento digitale. Infine, passare molte ore a fissare un piccolo schermo può essere fastidioso o addirittura nocivo per la vista. Un insieme di limitazioni che hanno sinora precluso agli e-book la grande diffusione commerciale che altrimenti avrebbero meritato.
Continua su www.pennedigitali.it
Link:
Penne Digitali
Responsabile pubblicazione:
Roberto Zarriello
di Penne Digitali

INFORMAZIONI CORRELATE
|
|
|
|
|