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Caso amianto, ''meglio un etto di prevenzione che un chilo di cura''
News pubblicata il 13/10/08 | da
Valentina Lombardi
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Marinelli (Italia dei Diritti) denuncia i ritardi amministravi e richiama al principio della precauzione.
Roma - “E’ il classico caso di come le stalle vengono chiuse quando ormai i buoi sono scappati”. Queste le parole di Vittorio Marinelli, responsabile per la regione Lazio dell’Italia dei Diritti, in seguito alla decisione della giunta regionale di mettere nero su bianco un Progetto per la mappatura della presenza di materiali contenenti amianto (Mca) su tutto il territorio laziale. Il piano che colleziona annosi ritardi a causa della mancata attenzione da parte delle amministrazioni precedenti, aveva raggiunto nel 2003 un illusorio punto di svolta per mezzo di una determina del ministero dell’Ambiente che stabiliva le risorse impegnate, peraltro non utilizzate, per questo progetto.
“Da tempo ambientalisti e esperti del settore richiamano al principio della precauzione sull’utilizzo di questo materiale evidentemente dannoso per tutti – dice Marinelli – tuttavia l’interesse dei produttori ha avuto la meglio e ha riempito l’Italia di costruzioni pericolose che hanno avuto il solo merito di arricchire le tasche di pochi”. E aggiunge: “Non buttiamo nel dimenticatoio, poi, altre emergenze quali l’elettrosmog, di cui oggi si parla ben poco, e gli OGM, che usano la popolazione come cavie da laboratorio”.
30mila i destinatari della lettera firmata dal presidente Marrazzo e indirizzata a soggetti, pubblici e privati, interessati ad un’eventuale opera di bonifica. “Fa bene Marrazzo – dichiara Marinelli – a richiamare la pubblica amministrazione ai propri obblighi, tuttavia è necessario ricordarsi che esistono altre emergenze. Nel caso specifico dell’amianto, è meglio avviare un etto di previdenza che intervenire successivamente con un chilo di cura, ancor di più se si tratta di sanare non un chilo ma svariate tonnellate”:
Ufficio Stampa Italia dei Diritti
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di Italia dei diritti

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