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Scopriamo l'importanza delle Biomasse locali
News pubblicata il 05/08/08 | da
Riccardo Cecatiello
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Lo sviluppo di bioenergie prodotte attraverso impianti di piccole dimensioni.
Il presidente della Coldiretti, al Forum internazionale dell'Energia, ha affermato che, per affrontare l'emergenza cibo, è necessario investire nello sviluppo di bioenergie prodotte attraverso impianti di piccole dimensioni che utilizzano materia prima locale all'interno di distretti energetici territoriali. Durante il Forum internazionale dell'Energia, organizzato da Coldiretti e Studio Ambrosetti a Venezia il 17 aprile, il presidente dell'Organizzazione agricola, Sergio Marini, ha affermato che, per affrontare concretamente l'emergenza cibo, è necessario che l'Italia e l'Europa decidano immediatamente di interrompere le agevolazioni destinate alla costruzione di grandi impianti industriali per la produzione di biocarburanti che utilizzano prodotti agricoli importati, con un bilancio energetico fortemente negativo. Il presidente ha inoltre sottolineato che è necessario investire nello sviluppo di bioenergie, prodotte attraverso impianti di piccole dimensioni che utilizzano materia prima locale all'interno di distretti energetici territoriali.
Occorre fermare i trasporti a lunga distanza di materie prime agricole e loro derivati destinati a megacentrali industriali per la produzione di biocarburanti che, ha sottolineato il presidente della Coldiretti, sprecano energia, influenzano negativamente le disponibilità alimentari e hanno un impatto negativo sul territorio nazionale. È evidente quindi che occorre sostenere la creazione di micro-generatori che utilizzano biomassa locale e contribuiscono così allo sviluppo locale delle zone rurali, rispetto alle importazioni dall'estero che, ha sostenuto la Coldiretti, presentano bilanci energetici e ambientali negativi con il consumo aggiuntivo di carburanti per il trasporto, inquinamento e disboscamenti forestali nei paesi di origine. Si stima che a livello internazionale, nel 2007 circa 10 milioni di ettari sono coltivati per la produzione di biocarburanti, ma sono destinati a raggiungere i 24 milioni entro il 2012, mentre in Italia sono appena 40mila gli ettari destinati a coltivazioni energetiche e, ha denunciato la Coldiretti, coprono solo una minima parte delle 800mila tonnellate di biodiesel prodotte in Italia che per il 95% sono ottenute attraverso le importazioni dall'estero.
I biocarburanti derivano dalle coltivazioni agricole o altre biomasse; in particolare il bioetanolo, spiega la Coldiretti, viene prodotto tramite processi di fermentazione e distillazione di materiali zuccherini, amidacei o sottoprodotti come cereali, barbabietola da zucchero e prodotti della distillazione del vino, mentre il biodiesel deriva dall'esterificazione degli oli vegetali ottenuti da colture come il colza e il girasole. Di fronte alle critiche delle organizzazioni internazionali, che indicano nella produzione massiccia di biocarburanti, una delle cause dell'emergenza cibo, la stessa Unione europea, come è emerso al Forum della Coldiretti, sta cambiando strategia anche sotto la "pressione" del comitato scientifico dell' Agenzia europea per l'ambiente (Eea) che ha invitato a sospendere l'obiettivo Ue di aumentare al 10% la parte dei biocarburanti usati nel trasporto nel 2020. Mantenendo lo status quo, l'Europa dovrebbe destinare a queste produzioni il 17 per cento dei terreni disponibili, circa 26 milioni di ettari del territorio agricolo, poco meno di un quarto di quello disponibile nell'Unione. Per questo si sta verificando un riorientamento strategico a supporto dei biocarburanti della seconda generazione che sono in gran parte indipendenti dalla catena agricola perché utilizzano scarti di lavorazione o sottoprodotti e non sottraggono aree arabili normalmente destinate a riso e cereali. Ad esempio dal biogas dei reflui prodotti da un allevamento di 10 mucche, ha rilevato la Coldiretti, è possibile produrre biomasse sufficienti a garantire energia elettrica per le esigenze di una intera famiglia. Mentre in Italia, soltanto recuperando tutti gli oli usati (cosiddetti esausti) prodotti, si potrebbe arrivare a coprire quasi un terzo dell'attuale produzione di biocarburanti risolvendo peraltro il problema dello smaltimento di rifiuti ad elevato impatto ambientale. Inoltre, ha continuato la Coldiretti, la materia prima per la produzione energetica può provenire dagli oltre 10 milioni di ettari di boschi presenti in Italia che, attraverso pratiche di tagli ecologici, possono garantire 40 quintali di legname ad ettaro. E le stesse coltivazioni agricole (frutteti, oliveti e vigneti), che si estendono a livello nazionale su una superficie di circa 2,4 milioni di ettaro, attraverso le normali potature producono circa 15 quintali di residui legnosi ad ettaro. Si tratta di una materia prima dalla quale si stima possano essere ottenuti potenzialmente oltre 15 miliardi di litri di gasolio, ben oltre l'obiettivo fissato dall'Italia per l'Unione europea. Un contributo importante può venire anche dalla produzione di biogas che potenzialmente può rendere disponibile mezzo milione di tonnellate di petrolio equivalente solo utilizzando i reflui delle aziende zootecniche. L'obiettivo è quello di rispondere concretamente con attività di informazione e consulenza alla Commissione europea che ha chiesto all'Italia l'aumento del 17 per cento dei consumi energetici da fonti rinnovabili e un taglio del 13 per cento delle emissioni di CO2 entro il 2020.
Responsabile pubblicazione:
Riccardo Cecatiello
di SoLv0

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