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Bartolomeo Gatto a Ischia
News pubblicata il 02/07/08 | da
Francesca Blasi
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L'artista salernitano espone venticinque inediti in occasione del Premio Ischia Internazionale di Giornalismo.
SALERNO – In occasione della XXIX edizione del prestigioso Premio Ischia Internazionale di Giornalismo, l’artista salernitano, Bartolomeo Gatto, espone le sue ultime opere.
Venerdì, 4 luglio (ore 18), a Villa Arbusto – Lacco Ameno (Ischia), infatti, presenterà venticinque opere inedite, tra sculture e pitture. La personale, che rimarrà aperta fino al 19 luglio (tutti i giorni ore 9-19, il lunedì ore 15-19), segue il tema dell’”Incontaminato”, tema che, a detta dell’artista stesso, “in origine ho rifiutato e poi me lo sono ritrovato appiccicato addosso”.
“L’arte diventa sempre più veicolo per avvicinare l’uomo alla Natura che si trasforma in figlia, madre, sorella. Da sempre – spiega Gatto - mi sento vicino alla natura, rispettandola ed esaltandola attraverso le mie opere. Il mio intento è quello di far avvicinare lo spettatore all’ambiente, facendogli comprendere la bellezza e l’immenso potenziale che esso ha. Mi accontenterei di suscitare questi sentimenti anche solo in una persona, per me sarebbe già un grande risultato”.
La materia pittorica di Bartolomeo Gatto è fatta di pietre, di alberi, di memorie. Quelle che Pierre Restany ha battezzato “pitture pietrifiche” sono, infatti, i luoghi d’incontro delle molteplici trame creative che traggono senso e ispirazione dalla misterica profondità degli elementi, ierofanici per eccellenza: gli alberi e le pietre.
Le pietre che Gatto eleva a monumenti sono pietre naturali, grezze, come quelle utilizzate per costruire altari e templi: “E se mi farai un altare di pietra – dice l’Eterno a Mosè – non lo costruire di pietre tagliate, perché se tu alzerai lo scalpello, tu le contaminerai”. Incontaminati sono i paesaggi di pietra e di vento della Sardegna e quelli in cui si flettono i rami degli ulivi del Cilento, i luoghi dove Gatto vive la sua vita e la sua arte.
Gatto che, dopo gli studi d’arte ed il lavoro accademico degli anni giovanili, incontra Salvator Dalì e poi Giorgio De Chirico, la cui frequentazione incide profondamente sulla propria visione dell’arte.
Dal 1970 l’artista espone in numerose gallerie e manifestazioni d’arte internazionali e sue opere scultoree sono presenti in vari luoghi europei.
L’artista riprende e amplia l’ispirazione che lo ha guidato in “Qualcosa di rosso” (2004) e in “Lesson in Blue” (2007), parlando sempre più un linguaggio ancestrale che riporti al primitivo ed all’antico. Le sue opere sono armoniose ed equilibrate. Non una sbavatura. Non un orpello di troppo. Non un eccesso. Tutto sembra fondersi perfettamente con il resto dell’universo in un’alchimia di giochi di luce e di colori.
“Io amo il mio fare d’artista – sottolinea Gatto - . Amo giocare con le forme e i colori, il declino di un caleidoscopio di variazioni che rappresentano sentimenti, passioni, amore. Faccio uso e abuso del colore. Mi compiaccio nell’esplorare la potenzialità di un unico tono che con impercettibili variazioni di gradazione di trasforma in materia viva. Il colore prende corpo e definisce spazi, personaggi e superfici. Le opere presenti in questa mostra sono state pensate per la struttura di Campolongo. Quelle rimaste lì sono state di conforto per i malati. Molti mi hanno in seguito telefonato per esprimermi il loro benessere guardando i miei quadri. I colori hanno reso tutto questo possibile”.
“Le armonie del silenzio – spiega Ugo Vuoso nella presentazione del catalogo – sono il fondamento delle opere di Bartolomeo Gatto: dalla più impressionante afonia egli trae i suoni che segmentano e cadenzano i movimenti pittorici delle sue petrografie, fa ri-suonare nelle pietre delle sue sculture riverberi atavici e tellurici, induce i legni che compongono i suoi lavori a restituire sonorità vegetali e acquatiche incessantemente ritmiche e vitali”.
Responsabile pubblicazione:
Francesca Blasi
di Francesca Blasi

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