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Giacomo Leopardi, 210° Genetliaco, in un blog le verità sulle cause della morte
News pubblicata il 28/06/08 | da
Agostino Ingenito
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Napoli e Leopardi, legame indissolubile? l'associazione culturale coordinata dal giornalista Agostino Ingenito promuove un rave poetico e di conversazione sugli ultimi giorni del poeta di Recanati.
210° Genetliaco di Giacomo Leopardi, il circolo letterario Leopardi e Napoli, legame indissolubile? presieduto da Laura Patrizia Cagnazzo e coordinato da Agostino Ingenito, giornalista cultore del poeta, ne ricorda la nascita con un rave poetico e di discussione.
L’evento online il prossimo 29 giugno, sui blog www.giacomoleopardi.myblog.it e www.giacomoleopardi.wordpress.com prevede un coinvolgimento interattivo e diretto con utenti interessati sul pensiero e le opere del noto poeta recanatese che si spense a Napoli il 14 giugno 1837.
Medesimo il percorso seguito per quest’edizione, imperniato su una libertà di espressione di interventi e commenti su un tema prescelto dal comitato scientifico associativo. Larga partecipazione, lo scorso anno, sul rapporto di Leopardi con la città partenopea. “Abbiamo intrapreso lo scorso anno quest’iniziativa che ha trovato molto consenso, a tratti da considerarsi provocatoria – dichiara Agostino Ingenito- infatti, fece discutere la volontà di celebrare una messa in suffragio, che si svolse alla Chiesa di Piedigrotta, ricordo anche le perplessità e l’ammirazione poi del Centro Studi Leopardiano di Recanati. Il tema scelto per l’edizione 2008 approfondirà ulteriormente il rapporto di Leopardi con la città e vedrà anche l’inserimento di una curiosità sugli ultimi istanti della vita dello scrittore e sulle reali cause della morte. “Dai riscontri effettuati, infatti, continua Ingenito- sembra siano evidenti contrasti scientifici sulla reale causa che portò alla morte Giacomo Leopardi, avvenuta ad appena 39 anni, mi auguro che dal riscontro online possano dipanarsi alcune perplessità rilevate da medici ed esperti”. Sulla morte del poeta di Recanati le ipotesi non sono mai mancate, anche le meno verosimili. Alcuni hanno parlato addirittura di paste alla panna, avariate, mentre altri di una forma di pericardite, ma l'ipotesi ufficiale rimaneva quella di Antonio Ranieri circa un' idropsia”.
Alcune tesi smentiscono le opinioni di illustri studiosi, che in 160 anni si sono dichiarati convinti che a determinare la morte del Leopardi - avvenuta in casa dell'amico Antonio Ranieri - fossero state le conseguenze del colera.
In base ad alcuni indagini come quella del prof. Cesaro sarebbe stata, invece, inconsapevolmente la sorella di Antonio, Paolina Ranieri, a provocare quella morte, donando al poeta, il 13 giugno, tre confezioni di confetti di Sulmona. Il Leopardi, accompagnando i dolci con la micidiale miscela di brodo bollente e di limonata ghiacciata, avrebbe causato quella congestione intestinale che lo avrebbe portato alla tomba. Nel rave poetico che si svolge online, vista la difficoltà dell’Ente Ville Vesuviane a concedere gli spazi di Ville delle Ginestre, si discuterà anche di qual è stato il vero rapporto di Leopardi con la città di Napoli,citando le biografie come quella di Borghi e dello stesso Ranieri. Il soggiorno napoletano fu artisticamente fervido per Leopardi, che vi scrisse alcune delle sue più note poesie. E’ vero che Giacomo Leopardi non si trovava mai a suo agio nei posti dove viveva e ne disprezzava gli abitanti, a cominciare dalla natia Recanati, tuttavia del suo soggiorno a Napoli, ci ha lasciato una serie di giudizi così circostanziati, che potrebbero anche non rientrare nell’ambito delle sue abituali insofferenze, e che comunque meritano attenzione. Il rapporto del poeta con la città comincia bene. Appena arrivato scrive al padre Monaldo: “La dolcezza del clima, la bellezza della città e l’indole amabile e benevola degli abitanti mi riescono assai piacevoli” (5 ottobre 1833). Ben presto però cambia qualcosa. Nella lettera del 20 marzo 1834 al parigino De Sinner esprime il desiderio di spostarsi a Parigi, visto che “il nord o il mezzogiorno sono per lo meno indifferenti ai miei mali”. Nella stessa del 5 aprile dichiara: “io partirò da Napoli il più presto che io possa”. Man mano che passano i mesi l’insofferenza di Leopardi per la città cresce e nella lettera al padre del 3 febbraio 1835, esplode: “quanto prima mi sarà umanamente possibile, io partirò per Recanati, essendo nel fondo dell’anima impazientissimo di rivederla, oltre il bisogno che ho di fuggire questi Lazzaroni e Pulcinelli nobili e plebei, tutti ladri e b.f. (qui il poeta autocensura gli epiteti)
Né deve andar bene il suo rapporto con il mondo dell’editoria, se in un’altra lettera datata 4 dicembre informa il padre che non darà mai ad editori locali (“librai mezzi falliti”), una sua opera, non volendogliela affidare “non solamente gratis ma neppure senza pagamento anticipato, così consigliandomi tutti gli amici che bisogna fare in questo paese di ladri”. Il suo editore in città fu Starita, ma le opere stampate saranno poi sequestrate. Nel frattempo scoppia uno dei tanti colera napoletani del secolo, e Leopardi resta bloccato in città. La lettera così si conclude: “io non le racconto queste cose se non perché ella mi compatisca un poco d’esser capitato in un paese pieno di difficoltà e di veri e continui pericoli, perché veramente barbaro, assai più che non si può mai credere da chi non vi è stato, o da chi vi ha passato 15 giorni o un mese vedendo le rarità”. Dopo poco più di due mesi Leopardi a Napoli ci lascerà la pelle.Agostino Ingenito
Link:
2008/06/28
Responsabile pubblicazione:
Agostino Ingenito
di Stl comunication

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