|
Recenti articoli giornalistici, come quello pubblicato su “The Guardian” in UK, hanno sollevato critiche e argomentazioni contro le nuove bio-plastiche, sostenendo il loro dannoso impatto su due fronti. Le bio-plastiche sono ritenute responsabili dell’aumento dei prezzi di mais e grano (da cui le bio-plastiche derivano) e, nello stesso tempo, dell’immissione di gas nocivi durante il processo di smaltimento.
NaturWorks LCC, in una nota pubblicata il 5 Maggio 2008, risponde a queste critiche sostenendo la loro scarsità di fondamento.
Se le più ottimistiche previsioni di utilizzo delle bio-plastiche fossero confermate, l’ammontare di mais impiegato per la loro produzione arriverebbe a 0,04% della produzione mondiale annua. Una percentuale irrisoria, se paragonata alle reali cause di incremento dei costi: l’aumento del prezzo dell’energia, la crescita della popolazione mondiale, la debolezza del dollaro, l’instabilità politica, la speculazione, da sommare alla crescente domanda di cibo di qualità proveniente dalla classe media di Cina e India, Paesi in fortissima espansione economica.
D’altro canto, lo smaltimento delle bio-plastiche, se queste sono certificate come compostabili (DIN-CERTCO e OK Compost) è sempre possibile nei Paesi, Province e Comuni che hanno già avviato un processo di raccolta differenziata e relativo smaltimento (ecco perché il caso UK, in cui tali processi non sono ancora stati attivati, ha dato risultati negativi). I metodi preferibili sono il compostaggio (più diffuso) e la termovalorizzazione (in crescita). In entrambi questi casi, le bio-plastiche si compostano nei tempi previsti dalla norma (90 gg. max) o, nel caso di termovalorizzatori, tutti i gas prodotti sono recuperati e non dispersi nell’ambiente.
Link:
Quibioblog
Responsabile pubblicazione:
Giuseppe Brau
di Quibio.it
(Fonte notizia: Quibio)

INFORMAZIONI CORRELATE
|