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Mostra personale di Enzo Ciappina
News pubblicata il 30/04/08 | da
Enzo Ciappina
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Espone lo scultore Enzo Ciappina.
DAL 3-9 MAGGIO 2008 A PALMI
MOSTRA PERSONALE DELLO SCULTORE ENZO CIAPPINA
Enzo Ciappina è un artista “sui generis”
Si fa per dire!
E’ un artista che , forse, inconsapevolmente, coniuga l’immediata portata estetica dei significati o concetti oggettivamente implicati dalle immagine poetiche con la “positività” concreta del reale.
La “genialità” poetica, multiforme e complessa, lo induce a chiedere alla materia, nelle sue varie manifestazioni, di estrinsecare quella forma essenziale costituente l’anima delle cose.
E’ l’eterno enigma.
Ma se l’enigma si potesse svelare vi conosceremmo l’odissea dello spirito, che cercandosi sfugge a se stesso.
All’interno della materia, come dice il poeta, vi è una forza operosa che l’affatica, di moto in moto, e il tempo trasforma l’uomo, le sue cose e le estreme sembianze della terra e del cielo.
A questa spiritualità, dentro le cose, Enzo Ciappina, con vigore plastico chiede di esprimersi.
Talora nel legno, altre volte nell’argilla, nel vetro, nel ferro viene attualizzata una maieutica dianoetica.
Osservando il suo “Cavallo di Troia” imponente com’è, non possiamo non immaginare l’humus storico organicamente presente nell’opera d’arte.
Ci richiama il meraviglioso e plastico :<>, oppure:<>.
Ha ragione Croce quando dice che la poesia, la scultura, l’opera d’arte in genere non “tratta problemi”, ma forma immagini di vita in atto.
Enzo Ciappina nel “Ventre del Cavallo” e nelle stilizzate rappresentazioni esterne, vi ha collocato vi ha collocato tutta intera la problematica dell’arte e della poesia greca, non disgiunta dai drammi contenuti ed emergenti dall’humus storico.
I drammi umani, psicologici e psicoanalitici dall’Antigone all’Aiace, all’Edipo a Colono, all’Agamennone. Vi troviamo l’Hybris o tracotanza umana, la Sophrosyne o saggezza, la Nemesi o celeste punizione, l’Ananke o necessità come piano celeste.
Osserviamo ancora altra opera: “La donna pudica”, in atteggiamento ri-flettente e ricaviamo, simbolicamente, l’espressione aggrovigliata di un pentimento, di una colpa ineluttabilmente riconducibile all’essere donna.
Dal nudo emerge, nel groviglio del pentimento, la dicotomia affiorante dall’ambivalenza culturale che il corpo interpreta quale fardello o “prigione oscura” per un’anima la cui sede è altrove.
Enzo Ciappina tratta la materia con “garbo poetico”; è consapevole che la forma è l’atto di una “potenza” inespressa ed inesprimibile al di fuori dell’azione maieutica dell’artista. L’opera deve acquistare la parola e questo linguaggio muove dall’azione promotrice di una “causa efficiente” o “motrice”, cara ad Aristotele.
L’artista è chiamato a questo compito, che per lui è un dovere etico. Egli deve essere capace, e Ciappina lo è, di suscitare nel finito dell’opera l’infinito della natura.
Ed è proprio dove finito ed infinito coincidono che si realizza, nello stupore, l’opera d’arte. Ciappina ha percorso un itinerario lungo e intenso ed ha maturato una felice sintesi di storica umanità.
Carmelo Saltalamacchia
Link:
enzo ciappina
Responsabile pubblicazione:
Enzo Ciappina
di Associazione artistico-culturale

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