Testo pubblicato il 30/06/10 da Gentilin Maria Cristina
Inquinamento ambientale, dieta sbilanciata, fumo di tabacco, droghe, alcol, scarsa attività fisica e stress psico-emotivo sono sicuramente i fattori che inficiano in maniera assolutamente negativa la nostra barriera antiossidante predisponendoci all'attacco dei radicali liberi e quindi all'insorgenza di uno squilibrio dei fisiologici e naturali sistemi di regolazione di base cui sottende il benessere del nostro organismo.
La molecola del DNA nel nucleo di ogni cellula è così efficace nel riparare e sostituire i propri componenti da sembrare quasi immortale, essendo passata per millenni da una generazione alla successiva.
Inoltre ogni singola cellula del corpo umano è ben provvista di sistemi per riparare e sostituire le parti che la costituiscono in un processo apparentemente infinito.
Come sosteneva Elhot Crooke, un biochimico della Georgetown University, “lI turnover e la sostituzione delle proteine (nella cellula) è un sistema efficace e fedele, progettato per durare in eterno”. Nonostante questi meccanismi apparentemente non siano legati all’età, il corpo invecchia in modi piuttosto evidenti.
La pelle avvizzisce, i capelli incanutiscono, i muscoli si atrofizzano e i legamenti perdono elasticità. Si manifestano malattie croniche e degenerative che peggiorano progressivamente.
Alla fine, anche nel migliore dei casi, i meccanismi del corpo cessano di funzionare in aspetti fondamentali e il corpo “muore per cause naturali”.
Ma che cosa provoca questo progressivo diffondersi di disfunzioni?
Fino a non molto tempo fa nessuno aveva una risposta ben documentata.
In mancanza di spiegazioni logiche, i ricercatori cominciarono a formulare idee più adatte alla fantascienza che alla medicina.
Parlavano di geni “suicidi” nel DNA o di “ormoni suicidi” prodotti nel sistema neuroendocrino. Immaginavano il corpo come una bomba a orologeria regolata in modo da autodistruggersi.
Ma fino ad ora, questi geni o ormoni autodistruttivi non erano ancora stati individuati.
In quest’ultimo decennio lo studio sui radicali liberi ci ha aiutati a capire e almeno in parte, a risolvere questo mistero della malattia e dell’invecchiamento.
L’idea che sta alla base è che l’ossigeno, la fonte atmosferica della vita, è anche fonte di degenerazione, malattia e, alla fine, morte.
Viviamo circondati dall’ossigeno e ne siamo pervasi.
Diamo per scontato la sua presenza, vi camminiamo in mezzo senza nemmeno pensarci e lo respiriamo, a volte con avidità. Siamo riusciti a comprendere che l’ossigeno è in grado di uccidere le cellule, i tessuti, e a lungo andare, il corpo umano.
La duplice natura dell’ossigeno è nota come paradosso dell’ossigeno. Da un lato l’ossigeno produce energia vitale.
Senza ossigeno una cellula vivente può ancora estrarre energia dalle molecole di glucosio attraverso il metabolismo anaerobico (senza aria o più precisamente, non in presenza di ossigeno), ma con l’ossigeno il corpo può estrarre sedici volte più energia dallo stesso numero di molecole di glucosio.
Considerando le richieste di energia da parte del corpo umano, la differenza è tra la vita e la morte. I neuroni del cervello sono particolarmente sensibili all’energia e persino qualche minuto di carenza di ossigeno al cervello porta ad una rapida morte dei neuroni.
Per contro l’ossigeno è estremamente corrosivo.
Una bella automobile nuova lasciata in balia dell’ossigeno, a lungo andare arrugginisce trasformandosi in un cumulo di polvere.
L’ossigeno fa marcire gli alimenti, fa irrancidire il burro e corrode persino il granito. Inoltre l’ossigeno trasforma in cenere qualsiasi cosa infiammabile.
L’idea essenziale che gravita intorno alla conoscenza della natura e del comportamento dei radicali liberi, è che l’ossigeno, se ne ha la possibilità, distrugge i componenti molecolari del corpo allo stesso modo in cui fa arrugginire i metalli e brucia gli edifici.
Nella sua forma più distruttiva, l’ossigeno si combina con l’idrogeno formano varie molecole di radicali liberi instabili ed altamente reattive oltre ad altre specie di ossigeno reattive (ros).
In queste forme virulente, l’ossigeno distrugge sistematicamente il DNA, gli enzimi, le proteine e le membrane delle cellule. In effetti, al limite estremo, l’ossigeno è un gas velenoso.
Chiunque respiri ossigeno puro per 48 ore, muore vittima del danneggiamento dei tessuti dei polmoni provocato dall’ossigeno stesso.
Vivendo nell’atmosfera terrestre continuiamo a sopravvivere solo perché l’azoto inerte diluisce l’ossigeno fino al 20% dell’aria che respiriamo, e il corpo è progettato con meccanismi di compensazione per contrastare gli effetti distruttivi dell’ossigeno a livelli così bassi.
Dunque, l’ossigeno alimenta le reazioni chimiche che danno le energie per il movimento, le sensazioni ed il pensiero.
Per tutto ciò rende possibile la vita animale ed umana su questo pianeta.
Ma l’ossigeno che satura le nostre cellule è anche una minaccia costante per il nostro fisico, conduce un attacco inesorabile che, a lungo andare esaurisce le nostre difese e distrugge i nostri meccanismi biologici.
Perché l’ossigeno è così necessario ma anche così distruttivo?
L’idea centrale può essere espressa in termini semplici: l’ossigeno ha una fame elementare di elettroni. Gli elettroni sono particelle con carica negativa che ruotano rapidamente attorno al nucleo di ogni atomo.
Quando due o più atomi si legano formando una molecola, alcuni degli elettroni divenuti comuni circumnavigano l’intera molecola. Certi atomi e molecole hanno gli elettroni ben bilanciati e dimostrano una grande stabilità nella loro struttura.
Non tendono a reagire con altri atomi o molecole, ma se gli elettroni vengono configurati in un modo irregolare o non equilibrato, gli atomi o le molecole sono instabili e tendono a sottrarre gli elettroni circostanti per compensare i loro squilibri interni.
Già di per sé l’ossigeno è relativamente instabile e tende a catturare elettroni da altri atomi o molecole. Combinati in vari modi con l’idrogeno, l’ossigeno produce diverse molecole piccole, ancora più voraci nella loro fame di elettroni.
Queste sono le molecole pericolose note come “radicali liberi”.
A tutti i radicali liberi manca un elettrone e la loro tendenza a compensare questo squilibrio li porta ad attaccare freneticamente le molecole vicine. Tali radicali dell’ossigeno possono diventare veri e propri terroristi nel nostro corpo.
Possono attaccare il DNA provocando disfunzioni, mutazioni e cancro. Possono attaccare gli enzimi e le proteine sconvolgendo la normale attività delle cellule. Possono attaccare la membrana cellulare producendo una reazione a catena distruttiva.
Il danneggiamento della membrana delle cellule che rivestono ad esempio i nostri vasi sanguini può provocare un indurimento ed un ispessimento delle arterie causando con il tempo infarti ed ictus. Gli attacchi dei radicali liberi alla proteina del collagene può portare alla formazione di legami incrociati delle molecole della proteina e un conseguente irrigidimento del corpo.
La magnetoterapia ha un effetto terapeutico e regolatore sulle sostanze diamagnetiche come appunto:
• radicali liberi
• enzimi
• idrogeno
• ossigeno
Tali sostanze sono ritenute in grado, come abbiamo ampiamente esposto, di condizionare quasi tutte le reazioni che si svolgono nell’organismo (effetto regolatore).
Link: http://www.erboristeriarcobaleno.com/magnetoterapiainformazioni.html