Testo pubblicato il 19/03/10 da Roberto Alba
Pagare per farsi pubblicare? Sì. Oggi una miriade di scrittori in erba, e non solo, percorre questa strada. È come se un agricoltore pagasse il fruttivendolo per vendere il prodotto del suo lavoro.
L’editoria a pagamento serve, è importante; decongestiona il lavoro degli editori seri e permette al sistema di sfogare i repressi da “scrittura ansiogena egocentrica”.
L’ E.P. è patologica del sistema. Chi decide di pubblicare un proprio lavoro con un editore che chiede un contributo ben venga, non farà altro che aumentare l’autostima degli altri che aspirano come lui ad un posto nell’olimpo. «Guarda un po’ cosa scrive questo! Io sono meglio!».
Scrivere è come dipingere, suonare, cantare. Tutti lo fanno: molti male, pochi bene, pochissimi egregiamente e solo alcuni toccati dalla mano di Dio. Questi ultimi sono i “mostri sacri” quelli che vincono i premi nobel, quelli che riempiono le cronache, quelli che vendono milioni di libri, dischi… e se per invidia riteniamo che abbiano avuto solo fortuna questo rientra nelle nostre “debolezze” di comuni mortali! L’invidia è una brutta bestia!
Il 90% scrive male, anche con un buon editor sistemare l’opera sarebbe un’impresa. Consiglio editore a pagamento. L’autostima è appagata. Il titolo di “scrittore” è raggiunto. E’ come comprarsi un titolo Nobiliare. Vale la carta per pulirsi il …. (scusate sto degenerando).
Però mi dispiace per quei bravi scrittori che non conoscendo il mercato ci finiscono in mezzo… informarsi, informarsi e informarsi…
L’8% scrive bene. Un editor è in ogni caso indispensabile. Fatto questo, una casa editrice si trova, non ci sono problemi. Se siamo stati bravi 5000/10000 copie si vendono e a quel punto un editore non ti molla più. (16 euro a libro: 7 all’editore, 1 allo scrittore, 5 costo di stampa e distribuzione, 3 al libraio). Un bravo editore si porta a casa 35.000 Euro! Minimo.
L’1,5% scrivono egregiamente, per questi la porta è aperta… anzi, gli editori ti cercano e se non sei un polpo vivi di questo alla grande.
Lo 0,5%… Gli editori ti pagano prima pregandoti in ginocchio di scrivere qualsiasi cazzata perché “in ogni modo vende”…. Sarebbe il sogno di tutti… appunto un sogno.
Fatto e detto questo, anche io ho un bel romanzone nel cassetto.
Scartando, per autostima, di appartenere a quel 90% attendo con ansia che un editore, di quelli seri, scelti senza contributo mi chiami per una proposta. Spero di appartenere a quel 8%…
Nel caso non sia così stamperò il mio libro con Lulu: 20 copie per gli amici. Misurerò il loro grado d’interesse nella disponibilità che avranno nell’acquistare il libro: non regalerò niente! Solo a “babbo” e “mamma”… eh eh eh eh.
Sarò comunque un uomo felice. Essere consapevoli di ciò che si vale è sempre meglio che elemosinare un po’ di gloria pagando, è come “andare a puttane e credersi un Dongiovanni!” (questa l’ho letta da qualche parte).
P.S. Se ho commesso degli errori… sono in quel 90% e la mia autostima mi impedisce di realizzare con sufficiente coscienza la realtà delle cose… sarà di questo che vivono gli editori a pagamento?