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USA - Union Investment
Articolo pubblicato il 26/06/08 | da
Monica Mazzanti
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Aumentano le preoccupazioni d’inflazione
In un primo momento è parso che i mercati azionari americani riuscissero a reggere, ma poi, nella seconda metà di maggio, i timori di un aumento dell’inflazione sono cresciuti e i corsi sono tornati a crollare. Fattore scatenante è stata la vertiginosa ascesa del prezzo del petrolio che ha raggiunto i 135 dollari a barile per il greggio.
26/06/08 - Aumentano le preoccupazioni d’inflazione
In un primo momento è parso che i mercati azionari americani riuscissero a reggere, ma poi, nella seconda metà di maggio, i timori di un aumento dell’inflazione sono cresciuti e i corsi sono tornati a crollare. Fattore scatenante è stata la vertiginosa ascesa del prezzo del petrolio che ha raggiunto i 135 dollari a barile per il greggio. Poiché questo deciso aumento si era già verificato nei mesi precedenti, i mercati hanno reagito con una certa sorpresa nel vedere che il fenomeno non tendeva ad attenuarsi. Sono così aumentati a dismisura i timori che i consumatori, schiacciati dalle ripercussioni generalizzate dell’aumento del costo del petrolio, siano più che decisi a ridurre le spese. Questo risultato si rivelerebbe disastroso per la già traballante economica americana, dove i consumi privati coprono circa due terzi del prodotto interno lordo. E ancora una volta il comparto finanziario ha penalizzato i mercati. Meredith Whitney, famoso analista finanziario, ha dichiarato che la debacle del settore continuerà a pesare sui mercati per almeno altri tre anni con gravi ripercussioni sui profitti delle banche che sono destinate a perdere ancora parecchi miliardi e che ci vorrà del tempo prima che sia superata la crisi del credito. Altra notizia che ha innervosito gli operatori finanziari è stata l’annuncio della KeyCorp, una grossa banca del Middle West americano, secondo cui le proprie perdite ammonteranno a circa il doppio di quanto si era già temuto in un primo momento. Anche la chiusura della stagione dei report aziendali trimestrali non ha rasserenato gli animi. Le cifre comunicate restano nel range previsto che però evidenzia perdite di profitto che si traducono in un meno 17 per cento circa rispetto alla chiusura del trimestre precedente. Sul fronte economico si sono avute però alcune rassicurazioni. Tra queste l’incredibile aumento degli ordini in entrata per beni durevoli ad aprile e la conseguente correzione all’insù del BIP per il primo trimestre del 2008. E’ soprattutto l’indice NASDAQ orientato al settore tecnologico e che ha già registrato un aumento di circa il 5 per cento su base mensile che potrebbe avvantaggiarsi di queste notizie economiche positive. Anche l’S*P 500 ha segnato circa l’1 per cento di crescita, mentre il DJIA (Dow Jones Industrial Average) ha subito una perdita di un buon 1 per cento.
Tutto sommato restano buone possibilità di investimento
Di fronte ai continuo timori di una possibile recessione negli USA, a una crisi del settore finanziario non ancora superata e ad altri riscontri negativi sul piano dei profitti per quanto riguarda le imprese, la situazione generale del mercato azionario americano resterà ancora difficile per qualche tempo. A pesare sarà soprattutto il continuo e deciso aumento del costo del petrolio. In questo scenario l’insicurezza e le paure potrebbero frenare gli operatori finanziari. D’altro canto, però, si assiste a una politica fiscale più snella a favore del mercato che va a braccetto con le manovre attuate dalla Banca emittente. E poi ci sono le quotazioni favorevoli. Tutto considerato quindi i ripetuti movimenti correttivi che non si possono escludere per i prossimi mesi, a nostro parere, aprono le porte a nuove entrate sui mercati americani per quegli investitori che hanno una visione a lungo termine. Pensiamo infatti che verso la fine del 2008 si dovrebbe assistere a una ripresa della situazione economica americana nel suo complesso e quindi questo sia il momento di sfruttare le attuali potenzialità dei corsi.
Responsabile della pubblicazione:
Monica Mazzanti
di Ogami

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