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Cibo locale addio

Articolo pubblicato il 01/06/08 | da Maria De Dominicis


Il documento "Cibo locale ADDIO!" nasce dalla protesta spontanea di un gruppo di agricoltori e allevatori toscani contro il peso di una burocrazia sempre più asfissiante.
Gli obblighi imposti ai produttori agricoli portano alla scomparsa delle realtà agricole più piccole e dei loro prodotti.



Per gli allevatori le difficoltà sono ancora maggiori. Si trovano a dover gestire secondo norme che non tengono conto della effettiva realtà produttiva e sociale:

- identificazione degl animali
- vaccinazioni obbligatorie
- trasformazione dei prodotti
- trasporto degli animali
- macellazioni
- vendita diretta
- smaltimento delle carcasse di animali morti in azienda
etc.


L'approccio burocratico attuale alle tematiche sopra elencate impone misure sproporzionate nel valutare l'effettiva portata dei rischi .
Manca la volontà di trovare soluzioni sicure e al tempo stesso rispettose delle produzioni tradizonali.

Invitiamo i produttori, le associazioni ed i cittadini che vogliono far vivere la nostra campagna a inviare le loro adesioni a quanto espresso nel documento"Cibo locale ADDIO!" nella speranza di poter dire un giorno

Burocrazia ADDIO!


01/06/08 - Cibo locale ADDIO!

Quale ambiente senza contadini?

La resistenza dei produttori tradizionali assediati da una macchina burocratica al servizio di interessi economici estranei all'agricoltura.

La pastorizia e le produzioni casearie locali combattute con
norme sanitarie e complicazioni burocratiche inutili e insostenibili.

L'assenza di una politica per gli agricoltori tradizionali favorisce
le produzioni massificate.

L'agricoltura biologica disincentivata dalle politiche regionali per lo sviluppo.

Scompariranno gli alimenti locali la cui qualità è garantita dal
rapporto diretto con i produttori.


Siamo stati usati per far risuonare il made in Italy
nel mondo, per vendere l’immagine di un Paese legato alle
tradizioni: noi piccoli produttori di una variegata miriade di
eccellenze abbiamo messo l’anima, l’ingegnosità e tutte le
nostre risorse economiche, nel progetto ambizioso di
difendere le più autentiche tipicità locali dalla
massificazione del gusto, nel diritto ingenuo di riaffermare
l’autodeterminazione alimentare sulla globalizzazione
industriale.
Molti di noi si sono impegnati ad abolire i veleni della
chimica con l’Agricoltura Biologica, rinunciando a ingiusti
profitti, per difendere l’ambiente e produrre alimenti sani.
Ora che si è affermata l’Industria della Tipicità, poco
importa se cinese o australiana, questo Paese non ci vuole
più.
Carte, registri, controlli, adempimenti, obblighi, divieti:
Leggi, Norme, Regolamenti, Decreti comunitari e nazionali
diventano costantemente strumento di sempre più forti
lobbies economiche. I Servizi Sanitari anziché strumenti di
crescita e di miglioramento sono i nostri repressori,
controllori e castigatori spietati di non si sa quali terribili
reati. Vaccini, registri, certificazioni sono orpelli inutili e
spesso dannosi al perseguimento di una vera qualità di una
vera sicurezza alimentare, di una vera trasparenza per il
consumatore, di un vero rispetto dell’ambiente, di una vera
attenzione al benessere degli animali, di una vera
conoscenza sul ruolo degli animali nel mantenere
l'equilibrio dei delicati sistemi montano-collinari.
La contraddizione è stridente: le Amministrazioni non
prendono in alcuna considerazione il contesto nel quale
operiamo, i limiti produttivi legati alla conduzione
familiare, l’alta manualità che comporta un costante
controllo delle produzioni, la disponibilità diretta delle
materie prime, la cura del territorio e del paesaggio,
difficile da realizzare senza la nostra presenza e quella degli
animali. La complessità delle innumerevoli caratteristiche
che nulla hanno a che fare con i sistemi industriali rende il
nostro lavoro modello virtuoso di filiera corta.
Tutto ciò impone un approccio diverso degli aspetti sanitari,
normativi, amministrativi e quant’altro.
Perché gli altri Paesi hanno saputo difendere le loro attività
di artigianato agricolo mentre l’Italia le sta
sistematicamente smantellando?
Perché diventare soltanto una colonia della Grande
Distribuzione Organizzata? Se non ci verrà concesso questo
riconoscimento negli atti che regolamentano le nostre
cibolocaleaddio@gmail.com WWW.CIBOLOCALEADDIO.ALTERVISTA.ORG
produzioni, noi continueremo a scomparire, a chiudere le
nostre attività, annientati da un’insensata caccia alle
streghe.
Le Regioni vogliono tornare a sostenere percorsi virtuosi?
I segnali sono tutt’altro che confortanti: l’Agricoltura
Biologica non è più sostenuta in alcun modo, gli allevatori
vessati oltre ogni limite dai Servizi Sanitari, agricoltori e
produttori soverchiati da una burocrazia stupidamente
elefantiaca. Non mancano le prove che spregiudicati
interessi economici abbiano col tempo avuto la meglio sul
buon senso e sul buon governo del territorio, delle risorse e
delle peculiarità.
Il ridicolo è che tutto quanto di negativo si è abbattuto e si
sta abbattendo sul mondo rurale è spacciato come
inevitabile ricaduta dell’appartenenza alla Comunità
Europea, al punto che più d’uno si domanda dove siano i
vantaggi e perché mai continuare ad appartenervi.
Per non far chiudere i battenti agli agricoltori che non
degradano il territorio occorrono segnali importanti, non
propaganda o promozione.
Ad esempio:
- riconoscere che esistono un'agricoltura, una zootecnia
ed una trasformazione non riconducibili a modelli di
tipo industriale
- riconoscere che per le produzioni contadine e familiari
la via per garantire sicurezza e qualità non passa per
l'adozione di standard industriali e burocratici ma per il
riconoscimento e la valorizzazione di modalità
produttive che storicamente si sono rivelate sicure.
- superare una visione della zootecnia limitata solo ai
criteri sanitari propri dell'allevamento industriale
- rispettare e comprendere le problematiche delle realtà
contadine complesse e il loro ruolo nel mantenere in
vita gli ecosistemi dai quali dipende il benessere di tutti
impone l'elaborazione in sede regionale di approcci alle
tematiche agricole e veterinarie appropriati alle realtà
produttive e sociali concrete del nostro territorio.

E' INDISPENSABILE:
- Portare in sede comunitaria le istanze legittime
dell'agricoltura e della pastorizia mediterranea.
- Applicare le indicazioni comunitarie responsabilmente
per non liquidare in modo semplicistico il patrimonio
culturale e sociale della agricoltura mediterranea
- Garantire all'agricoltura contadina un'adeguata
rappresentanza in sedi istituzionali
- Riportare l'agricoltura biologica negli obiettivi
prioritari delle politiche agricole regionali e nazionali.

CI IMPEGNAMO PER NON FAR DIMENTICARE
- che i sistemi agricoli si sono evoluti insieme a chi viveva sul territorio,
- che alterare questo millenario equilibrio per spregiudicati interessi economici significa compromettere in modo
irreversibile il futuro dei nostri figli.

Coordinamento Toscano Produttori Biologici: Marco Bignardi 347.0060381
Movimento Toscano Allevatori: Maria De Dominicis 0577.377101
Ass. La Fierucola: Giampietro Degli Innocenti 328.4866920
Il Pagliaio: Marco Cassini 347.3902127
Campagna delle Campagne: Saverio Nannini 055.8493007
AIAB Toscana: Elisabetta Pezzini 349.7839673
Foro Contadino: Maurizio Mazzariol 348.8107309
Associazione di Solidarieta' per la Campagna Italiana: Maurizio Gioli (333.8634279) e Marco Chiletti (050.938320)
APAB: Carlo Triarico 328.9194213
cibolocaleaddio@gmail.com WWW.CIBOLOCALEADDIO.ALTERVISTA.ORG

Link: Cibo locale ADDIO!

Responsabile della pubblicazione:
Maria De Dominicis
di Santa Margherita

(Fonte notizia: Cibo locale ADDIO!)

Creative Commons - Attribuzione-Non commerciale 2.5

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