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Psicologia della sicurezza sul lavoro e Norme di gruppo
Articolo pubblicato il 21/05/08 | da
Dr Fabio Ciuffini
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Il problema degli infortuni sul lavoro dal punto di vista della Psicologia sociale. Possono le norme di gruppo influire sul verificarsi di un incidente?
21/05/08 - Introduzione
I fatti di cronaca che hanno interessato il mondo del lavoro in relazione alle cosiddette “morti bianche” hanno determinato la necessità di analizzare il problema infortuni sul lavoro attraverso il ricorso a nuove informazioni e nuovi approcci scientifici in grado di spiegare alcune delle cause alla base degli incidenti.
La Psicologia offre da questo punto di vista una prospettiva nuova e di grande interesse che focalizza l’attenzione sui fattori psicologici e sociali in grado di influenzare l’esecuzione di un compito.
In questo articolo vorremmo concentrare la nostra attenzione su uno specifico aspetto del problema, proponendo una riflessione sull’influenza esercitata dalle norme di gruppo sul comportamento dell’individuo seguendo l’assunto per il quale il gruppo, in quanto costruttore e arbitro di norme, e quindi di culture, influenza il comportamento dell’individuo veicolandone i comportamenti nella direzione della prevenzione dell’infortunio o, al contrario, del suo verificarsi.
Ma cosa sono le norme di gruppo? Come nascono? E come influenzano il comportamento degli individui?
Le norme sociali
Le norme sociali possono essere definite in vari modi, pur avendo tuttavia un nucleo essenziale, come vedremo.
Smith e Mackie (1995) affermano che “le norme sociali riflettono la visione che un gruppo ha del mondo, di se stesso e degli altri gruppi ed esercitano un potente influsso su quasi tutti gli aspetti del nostro comportamento”.
Brown (2000) le definisce come “scala di valori che definisce una gamma di atteggiamenti e comportamenti accettabili (e inaccettabili) per i membri di un’unità sociale. Le norme specificano, in maniera più o meno dettagliata determinate regole concernenti il modo in cui gli individui dovrebbero comportarsi e costituiscono così la base di aspettative reciproche tra i membri del gruppo”.
Le norme sociali che contraddistinguono un gruppo di lavoro hanno quindi una doppia connotazione: in parte, infatti, sono imposte dall’esterno, come nel caso delle regole che delineano le procedure di lavoro e che determinano quindi il ricorso a comportamenti specifici da rispettare, in parte sono invece prodotte direttamente dal gruppo stesso, come ad esempio, il linguaggio utilizzato, gli atteggiamenti verso il lavoro, le usanze, gli atti entrati ormai nel routinario modo di interagire e, tra le altre, le linee guida relative alle condotte adottate ed universalmente rispettate nei confronti del rischio e della sicurezza lavorativa.
Le norme di gruppo, oltre ad essere determinate da fattori esterni ed interni, rappresentano anche il punto di riferimento per tutti coloro che entrano in un gruppo costituito e sono quindi utilizzate per adeguare le proprie azioni al resto del gruppo, allo scopo di facilitare la propria integrazione e, quindi, l’accettazione del proprio status di membro del gruppo da parte degli altri.
Il costo di una mancata integrazione può, infatti, essere molto elevato: esclusione dal gruppo, disagio ed isolamento, sensazione di inadeguatezza.
L'integrazione nel gruppo
In Psicologia il fenomeno dell’integrazione nel gruppo è spiegato attraverso un processo a più fasi in cui si verifica una naturale tendenza da parte dei nuovi membri a trascorrere un iniziale periodo di osservazione delle norme del gruppo allo scopo di conoscerne le regole di base adottandole in tempi brevi, rispondendo così alle aspettative degli altri.
Levine e Moreland (1994), ad esempio, propongono un modello a tre fattori in grado di spiegare il processo di inserimento di un nuovo membro in un gruppo:
1) Una fase di ricognizione iniziale, in cui l’individuo valuta il gruppo nel suo complesso utilizzando un sistema di valutazione del “cosa” può offrirgli un gruppo ed in cambio di “quale comportamento o quale atteggiamento”.
Nel caso di un gruppo di lavoro, ossia quando una persona venga inserita per lavoro e non per scelta in un certo contesto di gruppo aumenta la necessità di una rapida integrazione, anche a discapito di propri eventuali modelli valoriali non coincidenti con quelli di gruppo.
2) Un cambiamento del concetto di sé successivo all’ingresso nel gruppo che determina una variazione dell’autopercezione e dell’autostima dell’individuo, correlata, ad esempio, al valore attribuito esternamente al gruppo.
3) Una fase di iniziazione in cui il gruppo riversa le proprie aspettative sul nuovo membro attraverso rituali che richiedono un’immediata integrazione nelle norme di gruppo. Tale aspetto può avere una connotazione fortemente negativa, come nel caso del nonnismo.
Una norma di gruppo per dirsi efficace deve innanzitutto essere richiamata alla mente attraverso stimoli deliberati o suggestioni più sottili, come, appunto, quelle basate sulla semplice osservazione del comportamento altrui.
Ma perché le norme di gruppo vengono rispettate con tale forza? In sintesi potremmo rispondere affermando che esse:
1) Vengono considerate giuste
2) Sono sanzionate dal comportamento degli altri membri del gruppo.
3) Sono attivate in modo frequente
4) Garantiscono soluzioni adeguate ai problemi.
Ma vediamo come tali cause possono influire su comportamenti ed atteggiamenti sfavorevoli rispetto alla sicurezza lavorativa.
VENGONO CONSIDERATE GIUSTE: Il caso più semplice è quello in cui vi sia un’esatta coincidenza tra l’atteggiamento dell’individuo e quello del gruppo. In questo caso, anche se una norma è inadeguata alla situazione rispetto alla sicurezza lavorativa, essa veicola al 100% il comportamento relativo. Ad esempio, è possibile che un individuo che non ama indossare indumenti antinfortunistici si trovi a suo agio in un nuovo gruppo che la pensa esattamente allo stesso modo.
SONO SANZIONATE DAL COMPORTAMENTO DEGLI ALTRI MEMBRI DEL GRUPPO: per rimanere sullo stesso esempio, se un individuo ritenesse opportuno indossare tali indumenti andando contro le abitudini (=norme) del gruppo, potrebbe andare incontro a derisioni, prese di giro, continue osservazioni degli altri membri del gruppo.
Da sottolineare che le sanzioni più dolorose, alcune volte, sono quelle associate alla socialità dell’individuo e al rischio di emarginazione, conseguenze dirette di una discrepanza tra le aspettative del gruppo nei confronti del nuovo membro e i comportamenti/atteggiamenti di quest’ultimo.
SONO ATTIVATE IN MODO FREQUENTE: chiaramente, se una norma viene applicata continuamente, essa diviene molto facilmente accessibile da un punto di vista cognitivo e, di conseguenza, determina una naturale tendenza al suo quotidiano rispetto.
GARANTISCONO SOLUZIONI ADEGUATE AI PROBLEMI: l’attivazione di norme di gruppo è frequentemente correlata alla loro efficacia nel risolvere un problema. Laddove per il gruppo un comportamento sia funzionale al raggiungimento di un obiettivo, esso verrà ripetuto continuamente, almeno fino a prova contraria.
Lo svolgimento di alcune procedure quotidiane durante un turno di lavoro potrebbe rendere necessario che una persona indossi una serie di indumenti protettivi (una maschera, guanti da lavoro, scarpe da lavoro, un gilet protettivo), procedura, questa, che potrebbe richiedere una quantità di tempo sproporzionata rispetto al tempo necessario allo svolgimento del lavoro da realizzare.
In questo caso, l’individuo potrebbe decidere di indossare velocemente solo una parte dell’abbigliamento occorrente, per velocizzare i tempi di lavoro.
Se la consuetudine del comportamento del gruppo consiste nell’utilizzo di dispositivi di sicurezza inadeguati, ma tuttavia funzionali ad un rapido svolgimento dell’azione, la norma che ne consegue (per il lavoro “x” bastano gli indumenti “y”) viene sostituita dall’impiego di strumentazioni complete solo nel caso in cui avviene un incidente. L’azione inadeguata, infatti, tende ad essere ripetuta più volte vista la sua funzionalità (rapidità nell’esecuzione dell’azione) fino a prova contraria (infortunio).
Il comportamento di un nuovo membro del gruppo è quindi facilmente condizionabile, anche alla luce del fatto che la valutazione che egli dà della propria prestazione avviene attraverso il ricorso al confronto sociale con il gruppo.
La Teoria del confronto sociale
Leon Festinger nel 1954 formulò una delle teorie più importanti nella Psicologia Sociale, ossia la Teoria del Confronto Sociale, secondo la quale esiste una motivazione umana universale che spinge l’uomo a valutare se stessi.
Tale processo può realizzarsi attraverso due diverse modalità: mediante strumentazioni oggettive (es. cronometro per calcolo del tempo impiegato nell’esecuzione di una determinata azione) oppure tramite il ricorso alla valutazione di chi possa fornirci informazioni attendibili.
In sostanza attraverso il ricorso agli altri e alla loro prestazione in relazione a ciò che ci interessa, noi siamo in grado di dedurre la nostra competenza in quello specifico ambito.
Qual è dunque la relazione tra tale teoria e il rischio di infortuni?
Per rispondere a tale domanda dobbiamo pensare che qualunque tipologia di inferenza si realizzi essa è sempre soggetta a possibili alterazioni e distorsioni, insite nella soggettività delle nostre percezioni e valutazioni.
Di conseguenza, se il processo ruota attorno a prestazioni raggiunte mediante l’assunzione di comportamenti adeguati al contesto e rispettosi delle normative, quindi sicuri e prudenti, la valutazione che il soggetto compirà sulle proprie capacità sarà effettuata mediante il ricorso alle stesse azioni positive. Se la prestazione dl gruppo è invece influenzata da azioni non conformi ai principi di sicurezza, anche la valutazione del soggetto sarà raggiunta tramite l’adozione di comportamenti ed azioni ugualmente inopportune.
Facciamo un esempio:
Un soggetto che deve valutare la propria prestazione di guida ricorre alle azioni ed a comportamenti imposti dal codice della strada trasmessi di generazione in generazione. La valutazione effettuata dunque, si delinea sulla base di determinate andature e velocità, rispetto di precedenze etc…
Se la stessa valutazione della capacità di guida venisse altresì effettuata osservando una diversa popolazione di automobilisti, come ad esempio i piloti di rally, è evidente che le azioni messe in atto dal soggetto per compiere la propria valutazione sarebbero molto diverse.
Ecco quindi che diviene determinante saper scegliere con chi confrontarsi per ricavare un’autovalutazione, atto che può avvenire correttamente solo conoscendo a fondo i rischi che si corrono adottando criteri di confronto sbagliati.
Conclusioni
Nel caso della sicurezza sui luoghi di lavoro è opportuno che l’individuo colga la differenza tra ciò che si può prendere in considerazione per una valutazione di sé e ciò che invece non può e non deve essere osservato, aspetto questo che richiede o sviluppo di una nuova cultura della sicurezza, non basata soltanto sulla strumentazione da impiegare sul lavoro, bensì centrata anche sull’utilizzatore, sulla persona, i suoi criteri di valutazione, i suoi atteggiamenti, le dinamiche di gruppo in cui è coinvolto.
Riferimenti Bibliografici
Festinger, L. (1954) A theory of social comparison processes, Human Relations 7, 117-40
Levine, J. M., & Moreland, R. L. (1994). Group socialization: Theory and research. In W. Stroebe & M. Hewstone (Eds.), European review of social psychology (Vol. 5, pp. 305-336). Chichester: John Wiley & Sons.
Smith E.R., Mackie D.M., Psicologia sociale (2002) Zanichelli editore
Brown, R. Psicologia sociale dei gruppi (2000), Il Mulino
Link:
FormInRete.it, il portale della Psicologia
Responsabile della pubblicazione:
Dr Fabio Ciuffini
di FormInRete.it
(Fonte notizia: http://www.forminrete.it)

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