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Presentato ''a mezz'aria'' a galassia gutenberg 2008
Articolo pubblicato il 02/04/08 | da
Carmine Aceto
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L'intervista rilasciata da Carmine Aceto in occasione della presentazione del suo romanzo all'Expo di Napoli.
02/04/08 - La Boopen Editore, in occasione del diciottesimo Expo Galassia Gutenberg 2008, ha presentato ufficialmente al pubblico lo scrittore Carmine Aceto, autore del romanzo “a mezz’aria”
Cos’è A mezz’aria? Perché A mezz'aria?
è un fiume in piena di stati d'animo e di personaggi sospesi tra ciò che è già accaduto e ciò che accadrà. Ho cercato di costruire una narrazione polifonica senza centro, nella quale si aggrovigliano combinazioni di storie umane in una realtà dove il dubbio s’insinua per sospendere e sfumare i contorni di ogni esistenza raccontata o anche solo immaginata. Così il lettore si avvicina alla storia di un ragazzo e una ragazza sconosciuti, ritrovati in fin di vita in un prato, e a quella del chirurgo che dovrebbe provare a salvarli, passando per delle lettere senza firma provenienti da un passato ormai remoto ricco di tragedie, come la battaglia di Verdun della prima guerra mondiale e i viaggi dei mercanti di schiavi che attraversavano l'Oceano Atlantico. Tutto diventa possibile e difficile da giudicare. Com'è difficile giudicare la vita di chi si conosce solo per sentito dire, solo da uno scatto fotografico magari. Ciascuna vita moltiplica la piena del dolore e in tutto questo via vai di esistenze, s'insinua il dubbio che la verità sia sempre qualcosa di diverso da quello che cerchiamo e non è detto che sia sempre umana e comprensibile. Forse, nei migliori dei casi, resta come sospesa tra la terra e il cielo, a mezz'aria.
Come nasce?
"a mezz'aria" ha avuto una gestazione lunga, non tanto dal punto di vista compositivo, quanto da quello della rilettura e della costruzione espositiva.
Sono partito da una storia, quella che apre il romanzo e che racconta di uno stato di sospensione, ma sin da subito mi sono accorto che in questi momenti d'attesa, nella vita di chiunque, accadono cose che magari non ci si aspetta e che ci sembrano addirittura lontanissime dal nostro percorso di vita, ma con le quali in un modo o nell'altro ci si ritrova a confrontarsi. La ricerca della forma espositiva più consona ad una storia che ne esplora tante altre e che da tutte queste è funzionalmente contenuta, non volevo diventasse solo estetismo descrittivo fine a se stesso, per questo ho scoperto il nervo dei miei personaggi. Attraverso quelle che io chiamo “frazioni poetiche” presenti nel corso della narrazione, ho dato aria all’interiorità dei personaggi, ma anche ad un pensiero mancante che solo con le immagini evocative della poesia può prendere corpo.
Il romanzo sviluppa universi esistenziali paralleli, che però in qualche caso si incrociano. Tuttavia c’è un denominatore comune: l’inafferrabilità della verità. La dimensione umana più certa è quindi, paradossalmente, il dubbio?
Si dice che di certo nella vita non c’è nulla e questo già di per sé è un modo per fare i conti con il dubbio, che è qualcosa di molto più vicino alle nostre azioni quotidiane di quanto crediamo generalmente. Tutto è in dubbio, il nostro futuro ma anche il nostro presente, per non parlare del passato che quanto più si allontana, tanto più la nostra memoria personale lo rilegge continuamente. Ma dubitare non è sentirsi insicuri. Dubitare è rendersi conto delle diverse possibilità, per poi ovviamente giungere alle scelte da compiere. Dubitare è la dimostrazione più forte di quanto siamo liberi come uomini.
I passaggi temporali e spaziali sono estremi, nell’attorcigliarsi narrativo di avanzi di storie umane. Perché mettere le mani nello scorrere del tempo e nella staticità dello spazio?
Mettere le mani nello scorrere del tempo è un privilegio che hanno i narratori. Come anche la possibilità di ambientare le loro storie nei posti più reconditi. Se vogliamo è una delle cose più divertenti da fare per chi scrive e un po’ di divertimento è sempre bene prenderselo, altrimenti si rischia di diventare troppo saccenti. Mi piacciono i tagli netti, sia nella scrittura che nella vita. Hanno un fascino che non sempre siamo in grado di affrontare e sostenere nella nostra vita di tutti i giorni, magari vorremmo farlo ma non riusciamo ad esserne all’altezza. Nello scrivere questo romanzo ho provato a rifarmi di ciò che non sempre mi riesce nel quotidiano, ovvero fermare le cose che mi girano intorno per rivoluzionarle magari completamente o anche, semplicemente, per capirle meglio di quanto abitualmente faccia.
Ci sono due esistenze particolarmente forti: un anonimo soldato della battaglia di Verdun ed una donna che attraversa l’Atlantico, stivata in una nave di mercanti di schiavi. Per quale motivo queste e non altre?
Sono del parere che spesso le storie uno scrittore non fa altro che scovarle, perché già esistono. Sono andato a scavare nella memoria e a ipotizzare due personaggi così lontani dai giorni nostri, ma testimoni di quanta atrocità l’uomo infligge ai propri simili. I due personaggi in questione, a differenza dagli altri, non possono non prescindere dal tempo che vissero, infatti i loro interventi sono sempre datati, tranne nella parte finale, quando ormai, condannati alla loro sorte, non hanno più bisogno di aggrapparsi a coordinate temporali per sentirsi vivi ed anzi si scopre che possono semplicemente diventare le fantasie di chi scrive per lasciare una propria testimonianza a chi ama.
A mezz’aria è pluralità. Per Calvino il desiderio di molteplicità è quello di trasformare il testo in un luogo in cui interagiscono e confluiscono le probabilità di significato del mondo, così come la vita umana è un insieme di combinatorie. Anche per Aceto è così?
Uno dei miei libri preferiti è “Le città invisibili” di Calvino ed è indubbio che la curiosità tipica di chi intravede il mondo e i suoi significati come attraverso un caleidoscopio, mi appartenga come esigenza caratteriale, prim’ancora che come modo di scrivere. Il mondo è pieno di altri, altri che non sempre riusciamo a raggiungere; la scrittura può colmare questo gap e permetterci di incontrare esistenze sconosciute o di rileggere quelle che davamo per scontate ed acquisite. Con “a mezz’aria” proprio le ipotesi possibili, le coincidenze mai svelate, le emozioni non distinte, provano a emergere in superficie e a farsi intreccio narrativo, certo non nel senso classico del termine.
Lei è stato regista assistente in teatro. Quanto c’è di ‘teatrale’ nel libro?
Ho avuto la fortuna di poter lavorare con registi che apprezzavo perché ognuno aveva ed ha un linguaggio espressivo caratteristico. Ciò mi ha incitato a ricercare la mia cifra espressiva personale. Il teatro è ricerca quotidiana di comunicazione tra chi lo fa e la gente. Questa intesa diretta non è semplice da creare in campo letterario, ma io ho cercato di mutuare dal sistema teatrale la poliedricità delle atmosfere e dei mezzi che concorrono a crearle, oltre alla voglia di spiazzare lo spettatore o in questo caso il lettore.
Aristofane e Sofocle. Chi ha ragione? La vita è un po’ più commedia o un po’ più tragedia?
Se parliamo per generi tutto può diventare più semplificativo, ma non per questo più vero. La vita dipende da chi la vive, quindi da attori o da buoni caratteristi, diamo ad essa quello che siamo, riso o pianto, ma il più delle volte tutte e due le cose insieme. Non credo che si possa dare alla nostra storia una sola dimensione e tanto meno ritengo catalogabili i modi di sentire di ciascuno di noi. A me a volte capita di ridere a crepapelle di cose che negli altri provocano profondi turbamenti, a dimostrazione che sentiamo le vicende della vita in modi differenti. E’ proprio questa inafferrabilità delle cose che ci spiazza, ma che spesso rende l’uomo maggiormente creativo. L’età contemporanea è ricca di situazioni paradossali e amplifica le indecisioni del nostro animo con una gamma di possibilità che l’epoca classica, in alcuni autori, già anticipava. Per questo mi sembra che, per fotografare la società moderna, autori come Beckett e Ionescu utilizzino linguaggi adeguatamente impalpabili e aperti alle più diverse interpretazioni, proprio come stiamo facendo diventare le nostre vite.
Tra i tanti squarci di vite c’è quello di un padre che, dopo anni di assenza, cerca di arrivare in tempo al capezzale del figlio in coma. In tale figura c’è qualcosa di Suo padre?
Nella crescita caratteriale ed emotiva di chiunque tante sono le persone che coscientemente o meno lasciano un segno. Mio padre, per impegni lavorativi decisamente diversi, non è mai corso dietro alle parole scritte, ma mi ha fornito un esempio di vita che prescinde dal campo operativo nel quale decidi di lavorare. Mi ha trasmesso la voglia di essere onesto con me stesso prima che con gli altri. E questa è una cosa che ricerco nei miei progetti lavorativi, editoriali e non. Il personaggio del padre al quale tu fai cenno, nel romanzo appare quasi come una figura che fa da sfondo a storie magari più enigmatiche e curiose, ma nell’elaborarla c’è tanto di quello che io non sempre, nella mia età adolescenziale, ho capito di mio padre. Scrivere storie non mi permette di certo di rimischiare le carte della mia vita, né di cancellare gli errori commessi, ma provare a pareggiare i conti è un tentativo che comunque va fatto.
Inizialmente il romanzo è stato pubblicato in rete. Sono compatibili web e buona letteratura?
Indipendentemente da questo romanzo, la forma di comunicazione è per me sempre parte integrante del contenuto. Aprire nuove strade all'editoria on-line e digitale è un sentiero da percorrere, perché permette una molteplicità di espressioni, un fiorire di autori che il mercato librario in senso classico in Italia non consente più da tempo. Anche in quest'ottica, l'uscita di "a mezz'aria" nei modi da me utilizzati è stato frutto di una scelta precisa per fare breccia nella diffusione culturale tradizionale.
In Italia tecnologicamente siamo dietro su molte cose, non solo sull'utilizzo di internet.
Soprattutto c'è spesso una chiusura a riccio verso tutto ciò che viene scoperto e così, invece di indagare le possibilità che lo sviluppo dei mezzi di comunicazione ci offrono, ci si limita a ripetere il proprio compitino, senza osare.
Perché vi sia una buona letteratura, vi deve essere la possibilità per maggiori autori di sperimentare e in questo le nuove tecnologie ci dovrebbero esser d’aiuto. Sta a chi scrive e a chi lavora nel settore editoriale utilizzarle con cognizione di causa, perché tanto a fare da spartiacque tra buono e cattivo, ci penserà sempre l’interesse del pubblico.
Un motivo per fermarsi sulle pagine di A mezz’aria.
Generalmente mi piace proporre al lettore una storia che magari gli sembra di conoscere ma che poi, guardandola meglio da vicino, è diversa da ogni altra. Un po’ come le nostre vite reali che si somigliano tutte, ma a ben vedere nascondono differenze che le caratterizzano. Per quelli che della lettura fanno un’esperienza di vita, un romanzo come “a mezz’aria” può essere un bel modo per porsi degli interrogativi su quanto di quello che ci accade intorno, effettivamente, comprendiamo. Ciò senza dimenticare che il bello della lettura è che chi legge decide che farne della storia che l’autore gli consegna e certamente il non leggere è un’opzione possibile, ma non per questo non si deve scrivere.
Link:
http://www.carmineacetoedizioni.spaces.live.com
Responsabile della pubblicazione:
Carmine Aceto
di Carmine Aceto

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