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Ogni fotografo compie il cammino a modo suo, non c'è una regola, c'è chi scatta a ripetizione, per poter poi rintracciare nella grande quantità delle immagini quella più vicina alla perfezione, c'è chi preferisce “pensare” e pre-visualizzare l'immagine in tutte le sue successive fasi, dalla composizione allo scatto alla stampa.
01/03/08 - Il cammino interiore che Nicodemo Rinaldis suggerisce per cogliere “l'anima” dell'immagine è l'inverso di quello che il fotografo deve compiere per trasferire nell'immagine informazioni sensoriali non visive presenti sulla scena al momento dello scatto, odori, suoni, sensazioni tattili, stati d'animo; per fare in modo che la sua fotografia non rappresenti solo ciò che si vede, ma ciò che si “sente”.
Ogni fotografo compie il cammino a modo suo, non c'è una regola, c'è chi scatta a ripetizione, per poter poi rintracciare nella grande quantità delle immagini quella più vicina alla perfezione, c'è chi preferisce “pensare” e pre-visualizzare l'immagine in tutte le sue successive fasi, dalla composizione allo scatto alla stampa.
La possibilità di trasferire nell'unica rappresentazione possibile, quella visiva, immagini costruite con gusto contemporaneo, attraverso la memoria e l’intuito artistico, arricchisce i piani geometrici che l’artista fotografo stabilisce con l’equilibrio la tridimensionalità spaziale, caratteristica della visione umana bi-oculare, preclusa all'obiettivo mono-oculare della macchina fotografica, simulata con l'uso chiaroscurale di luce ed ombra, con effetti di sfocatura, con l'introduzione di maglie prospettiche ed altro ancora.
Nicodemo Rinaldis suggerisce una percezione spaziale certamente assai diversa da quella effettiva, con visioni sondate con intuito artistico di puro gusto postmodern, prospettive infinite con geometriche visioni che cercano e ricercano la scultura lineare e la plastica della forma. Volumi scomposti come usava Picasso, mescolando tridimensionalità e volume, colore e segno.
Senzazionale nell’esporre l’obbiettivo dentro spazi colorati con l’idea dell’informale per riprendere piani astratti con composizioni liriche strutturate con la geometria euclidea.
Le sperimentazioni dell’artista fotografo si sviluppano in continue ricerche informali, con figure catturate durante il processo creativo della fotografia, della rappresentazione visiva dell’immagine.
All’improvviso s’introducono nel piano fotografico, gufi e rane, elmi e soldati, profili persiani e scritture egizie, che evocano la luce suprema della Sfinge, illuminando capolavori creati con passione e lotte eterne, ottendo l’infinto intuito artistico.
Figure pensate e trovate con semplicità; ecco il messaggio concentrato nella percezione visiva, e proposto dall’artista, il quale durante i suoi studi universitari nel New Jersey, visionava testi importanti di ingegneria ottica, fisica, scienza, assimilando lezioni antiche di Leonardo e Galileo, Newton e Edwin H. Land, Michelangelo e Raffaello, Giotto e il Rinascimento fiorentino.
Nell’infinità spaziale, luce e percezione si accavallano nella geometria assoluta, scoprendo fotografie scaturite dall’attrazione percettiva dell’immagine, con spunti e argomenti riflessi al contemporaneo mondo americano, un America che non dimentica le lezioni degli antichi, e che si proietta continuamente nel futuro, assorbendo natura e spazio, concetto e poesia, minimalismo e passione, arte e materia.
Damiano Gulluni
Link:
Nicodemophoto.com
Responsabile della pubblicazione:
Damiano Gulluni
di Damiano Gulluni
(Fonte notizia: Nicodemophoto.com)

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