Testo pubblicato il 15/03/10 da Laura Papale
Ricordo di aver letto da qualche parte che lo squalo è costretto a nuotare sempre perché altrimenti morirebbe…
Riflettendo sulla situazione imprenditoriale di questi ultimi anni , mi è sembrato di vedervi un certo parallelismo. Mi spiego meglio.
Un’azienda è ogni giorno impegnata in una gara nella quale esiste solo la linea di “partenza” ma mai lo striscione di “arrivo”.
Chi si ferma è perduto!
Fermarsi significa farsi superare! Chi si ferma ha perduto l’azienda! Ma che cosa significa in termini aziendali fermarsi?
Bé è ovvio che il concetto non è semplicemente motorio e nemmeno operativo. Il numero estivo di Harvard Business Review ha parlato della capacità dei leaders nell’adattarsi al cambiamento: gestire incertezza continua, senso di urgenza, rischi più alti, smarrimento dei confini competitivi. A risposta di tutto ciò i nostri “capitani d’industria” sembrano ancora non pronti del tutto. Ma è veramente così che stanno le cose?
Personalmente ho la sgradevole sensazione che gli imprenditori abbiano atrofizzato, nel periodo di vacche grasse, la loro capacità imprenditoriale ed in particolar modo la loro creatività. Tutti i guru del mondo grandi, piccoli, in erba o acclamati dicono, scrivono, ripetono, strillano, tutti la stessa identica cosa: l’ imprenditore
deve INNOVARE. Ottimo, … dove si compra? direbbe quell’imprenditore furbo dal portafoglio grande, oppure, quello più sofisticato risponderebbe che viaggia apposta a caccia dell’innovazione. Il guaio è che le cose spesso non stanno così. Per innovare occorre una mente libera da pensieri inutili o delegabili, coraggiosa e soprattutto perseverante. Non solo, l’elemento “sine qua non “ è “uccidere”. Sì , uccidere il sistema aperto prima che lui uccida noi!
Non può esserci innovazione senza la creatività. Ma questa si nutre sostanzialmente di due sistemi: quello chiuso e quello aperto. Il sistema aperto è quello legato “alla ricerca degli stimoli” (viaggi, fiere, tendenze, eventi…). Questo sistema, di per se del tutto nobile e legittimo, ha però portato ad esercitare in maniera professionale l’arte della sbirciatina nell’orto del vicino, e rappresenta quindi una via comoda per “fare” o meglio “produrre” cose nuove senza spaccarsi più di tanto la testa.
Al contrario possiamo citare tanti personaggi che hanno “lavorato” sostanzialmente in un sistema chiuso:F. Dostoevskij scrive la sua migliore opera in uno stato di grave indigenza e pesantissime sofferenze; L. W. Beethoven migliora la sua attività da sordo; L. Euler, il gigante della matematica, esalta la sua capacità dimostrativa da cieco… Ovviamente non è questa l’occasione per approfondire la questione, ma il messaggio mi sembra abbastanza chiaro e forte.
Concludendo, il nostro imprenditore dovrebbe muovere continuamente la propria mente (e non le gambe) nel modo fluido, elegante e bellissimo in cui il nostro famelico pesce muove la sua filante coda.
Credo che sia arrivato il momento in cui chi ha davvero i requisiti per competere lo debba dimostrare per non dover vedere, in futuro, le proprie capacità coperte di uno sgradevole, impedente e spesso strato di ruggine. Penso che nei prossimi 12/18 mesi, per non soccombere, molti dovranno dimostrare di SAPER OSARE, di essere audaci, capaci cioè di individuare più rapidamente le opportunità e ancor più rapidamente mettere in atto tutto ciò che sarà necessario per il conseguimento degli obbiettivi.
La numerosità e la complessità delle decisioni che dovranno prendere, sottoporrà gli imprenditore ad un terribile esame e ad una pressione senza precedenti. E così il nostro bravo predatore dei mari, muovendosi sornione aspetterà la sua opportunità pronto a scattare, attraverso la sua formidabile forza propulsiva, per catturare l’obbiettivo.
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