Strumenti obbligazionari, come valutare i titoli che presentano più rischi

March 16 2017
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Quando un investitore decide di comprare strumenti obbligazionari, deve subito individuare l’esposizione al rischio che ne deriva.

Il controllo del rischio da parte dell'investitore è, dunque, alla base della gestione personale del portafoglio titoli. E’ opportuno, infatti, valutare il grado di rischiosità di ciascun titolo e, se del caso, limitarne la presenza in portafoglio.

Con questo, non si vuole affermare che bisogna scartare a priori i titoli rischiosi. Anche se si ritiene che il rischio sia notevole, non si dovrebbe rinunciare all’acquisto di un’emissione obbligazionaria, come titoli di Stato od obbligazioni societarie, ma sarebbe opportuno, invece, fissarne un livello percentuale, adeguato alla personale capacità di sopportare cali di prezzo od eventuali minusvalenze.

Rischio strumenti obbligazionari in valuta.

La storia dei mercati finanziari mette al primo posto, nella scala dei rischi, il comparto valutario. Il rapporto di cambio tra diverse monete è soggetto a variazioni anche rilevanti. E non è importante se si investe in monete cosiddette “forti”, perché anche in questi casi possono verificarsi oscillazioni marcate.

Ma perché comprare strumenti in valuta estera? Negli ultimi anni le bassissime redditività delle obbligazioni emesse in Area Euro hanno fatto decidere molti investitori a scegliere strumenti denominati in dollari o sterline inglesi o corone del Nord Europa, o altro ancora.

Chi lo fa è alla ricerca di una migliore redditività, ma deve farlo consapevole che spesso i rapporti di cambio sono molto volatili: più alto è il rischio, più alta è la possibilità di guadagnare, ma anche di perdere. In questi casi, sarebbe consigliabile investire in strumenti obbligazionari con durata breve, per evitare il rischio tassi, o con un alto grado di affidabilità, per evitare il rischio emittente.

Il rischio tassi.

Sia che il titolo abbia denominazione in euro, sia che l’abbia in altre monete, il rischio tassi è sempre presente. Questo è legato alla dinamica dei rendimenti e riguarda soprattutto le emissioni a cedola fissa. Se i rendimenti di mercato salgono, le quotazioni scendono.

Se la durata è media o lunga, il calo del prezzo è particolarmente accentuato. Il prezzo scende perché la cedola non varia e quindi il mercato pretende interessi più elevati per far sì che il rendimento di questi titoli si adegui; per cui, rimanendo stabile la cedola, deve scendere il prezzo. Perché a prezzo inferiore si incassa la medesima cedola, ma investendo una cifra decisamente più bassa.

Accade l’effetto contrario se i rendimenti scendono. In questo caso i prezzi salgono: se la cedola non cambia, perché il rendimento scenda è necessario investire una cifra superiore. Si incasserà la stessa quota di interesse, ma si sarà speso molto di più.

Maggiore è la durata degli strumenti obbligazionari e più ampie saranno le variazioni di prezzo in sù o in giù.

Il rischio emittente.

Questo rischio è più semplice da valutare: le Agenzie di Rating emettono un verdetto sotto forma di lettere e/o di numeri. Alle società od ai governi cui viene attribuita la tripla A è assegnato il massimo grado di affidabilità. Già da doppia B a scendere la situazione si fa più complessa.

I prezzi di mercato sono mediamente alti per le obbligazioni tripla A e scendono quando ci si avvicina a voti B o C, o addirittura D, che sta per default. Le indicazioni delle Agenzie di Rating specializzate dovrebbero quindi essere di guida e orientamento per chi decide di gestire il proprio patrimonio investendo in strumenti obbligazionari.



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Antonino Ciancimino
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