Scegliere uno Standard Alimentare di Certificazione

September 1 2020
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I Sistemi di Gestione per la Certificazione Alimentare sono ormai molto diffusi, ma come fa un’organizzazione a orientarsi e scegliere uno standard alimentare di certificazione per potersi proporre sul mercato e risponderne alle richieste? Oppure, come deve muoversi un’attività che vuole semplicemente analizzare e migliorare i propri processi?

I Sistemi di Gestione per la Certificazione Alimentare sono ormai molto diffusi, ma come fa un’organizzazione a orientarsi e scegliere uno standard alimentare di certificazione per potersi proporre sul mercato e risponderne alle richieste? Oppure, come deve muoversi un’attività che vuole semplicemente analizzare e migliorare i propri processi?
Le norme adottate più comuni sono quelle per i sistemi di gestione Iso 22000, Fssc 22000, invece gli standard di certificazione sono Brc, Ifs, e Global Gap. Soltanto il il sistema per la sicurezza alimentare Iso 22000 non è riconosciuto da GFSI, tutto il resto sì.
Queste norme sono solamente alcune, mancano sia le certificazioni di tipo biologiche, gluten free, vegan, sia i marchi di identificazione geografica e di tutela.

Ma quali sono le differenze tra uno standard alimentare e un altro? Come fa un’organizzazione a scegliere uno standard alimentare tra questi?
Identificazione del mercato per scegliere uno standard alimentare
Il primo passo che un’organizzazione deve fare per scegliere uno standard alimentare, oltre alla scelta in sé che dovrà effettuare, è quello di creare al suo interno una struttura organizzativa gestionale.

Questa struttura si dovrà occupare di molteplici requisiti: da quelli del cliente a quelli applicabili alla sicurezza, qualità e legalità dei prodotti alimentari.

Dopo aver analizzato i punti forti e deboli della propria realtà, strutturato e quindi definito il contesto e le parti interessate, è possibile farsi un’idea chiara di quale sia lo standard alimentare più consono da applicare.

Sono tre le motivazioni per cui le richieste di una implementazione e certificazione di uno standard o di una norma per un sistema di gestione alimentare possono essere fatte:
● Richieste interne dopo un’analisi Swot effettuata in azienda dove è stata evidenziata una lacuna organizzativa. Grazie all’implementazione di un sistema si darebbe ordine all’organizzazione;
● Richieste da parte di clienti per essere qualificati come loro fornitori. Attraverso una certificazione di standard alimentare si possono assicurare ai clienti prodotti sicuri che rispettano i requisiti sia legali che contrattuali;
● Volontà di aprirsi verso nuovi mercati in cui ci sono delle facilitazioni per le aziende in possesso di certificazioni in questo ambito.
Il primo caso si verifica spesso quando avviene un cambio o avvicendamento al vertice societario o quando, cosa rara, un’azienda mette in discussione se stessa.
Nel secondo caso l’organizzazione ha poca libertà di scelta di fronte alle richieste dei clienti perché deve soddisfarle, soprattutto se si tratta di produttori a marchio privato o che effettuano per lo stesso lavorazioni conto terzi.

Il terzo caso invece è quello più libero per l’organizzazione ed è qui che è fondamentale lo studio dei mercati.

Le norme di certificazione alimentare più comuni
La certificazione di uno standard alimentare può avvenire su:
● Un sistema di gestione per la sicurezza alimentare Iso 22000;
● Uno standard privato (come BRC, IFS, FSSC 22000, Sqf, Global Gap);
● Una Claims di una determinata categoria (biologica, senza glutine, no ogm, vegan, proveniente da determinate aree e/o disciplinari protetti);
● Standard privati per la sostenibilità come Friend Of The Sea, Msc, Friend Of The Heart.
In realtà la norma Iso 22000 è quella che detta le basi per la certificazione dei sistemi di gestione per la sicurezza alimentare dando requisiti precisi.
Essa si basa sul concetto di rischio e per questo aiuta le organizzazioni a definire azioni per la mitigazione dei rischi individuati e a gestire le risorse.
Anche se è nata per armonizzare tutte le normative obbligatorie per il mercato alimentare a livello internazionale e anche se è la base di tutte le norme di certificazione in ambito alimentare, non è riconosciuta da GFSI.

Gli standard privati Brc e Ifs sono dei veri e propri requisiti di qualifica. Sono stati redatti infatti da tavoli tecnici e consorzi dove sono presenti le GDO internazionali che ne detengono le proprietà.
Hanno l’obiettivo di promuovere e facilitare anche economicamente le grandi catene nei processi di qualifica dei fornitori di prodotti. In particolare, prodotti a marchio del cliente e prodotti a marchio proprio.
La base e le definizioni si basano tutte sulla norma di certificazione per la sicurezza alimentare Iso 22000. Implementano però alcuni requisiti obbligatori e KO di qualifica in caso di non osservanza al requisito.
Lo standard per la certificazione Brc si riferisce al consorzio della GDO Anglosassone (UK, USA, India, Australia), mentre quello per la certificazione Ifs alla GDO Franco, Tedesco, Belga, Italiano.
Questi standard per la sicurezza alimentare sono ormai sovrapponibili del 90%, ed è per questo che molto spesso vengono implementati insieme.

La norma per la certificazione Fssc 22000 è definita anche come uno “schemome” privato che racchiude i principi e requisiti puri della norma Iso 22000, ma aggiunge anche tutti quei requisiti che si possono ritrovare nei ferrei standard per le certificazioni Brc e Ifs.
Lo standard di certificazione secondo la norma Global Gap, invece, è un qualcosa di più complesso. Viene applicato alle aziende con un contesto agricolo e zootecnico. Tra i suoi requisiti non ci sono soltanto sicurezza, qualità e legalità dei prodotti, ma anche principi di salute e sicurezza sul lavoro, responsabilità sociale ed ambiente.

Le certificazioni alimentari Brc, Ifs, Fssc 22000 e Global Gap sono riconosciute a livello internazionale da GFSI. I primi tre sono applicabili, anche se con standard differenti, a diversi tipi di organizzazione: a quelle non primarie produttrici di alimenti; a quante effettuano servizi per la filiera agroalimentare come il packaging, i servizi di logistica e stoccaggio; infine alle attività come agenzie di brokeraggio e market.
Global Gap invece, come le certificazioni Friend of The Sea eFriend Of The Earth, punta anche alla definizione di una catena di custodia tra chi produce e chi effettua lavorazioni o presta servizi per l’azienda produttrice.
Prima il sistema poi lo standard

Noi consigliamo ai nostri clienti di definire prima il sistema e poi di scegliere uno standard alimentare coerente, così da evitare di correre dietro, spesso inutilmente, alle richieste dei mercati.
Richieste che si rivelano essere molto costose, e che talvolta non hanno seguito. Scelto lo standard di certificazione alimentare, bisogna implementare un sistema di gestione organizzativo che dia modo di essere la base dei requisiti specifici richiesti dalle singole norme.
In questo modo si avrà la possibilità di progettare attivamente un sistema snello e non ridondante, cosa che, purtroppo, molto spesso ci ritroviamo a valutare e a dover migliorare come consulenti.
Il compito dei consulenti è di curare la vostra realtà oltre che scegliere uno standard alimentare coerente, e non produrre documenti standard che possono essere solamente un danno alle risorse della vostra azienda e di impatto sul mercato alimentare al quale volete affacciarvi o volete consolidare la vostra presenza.



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