Più spazio per gli scrittori esordienti! ma a che prezzo?

July 17 2012
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Un recente fenomeno, nato alcuni anni fa, si sta diffondendo negli ultimi tempi nell'universo della carta stampata e non: si tratta di quello legato al self publishing, ovvero il servizio in grado di permettere ad ogni autore di auto-pubblicare le proprie opere e diffonderle attraverso vari canali di informazione, che, come è facilmente comprensibile, non si limita all'ambito della carta stampata ma anzi, usa soprattutto internet come mezzo di diffusione.

Se precedentemente pubblicare libri era un processo macchinoso che richiedeva l'approvazione di un editore, la revisione di bozze da parte di case produttrici disposte a correggere lo scrittore (e quindi a credere in lui), la diffusione e gli accordi economici sui diritti (che costituivano parte fondamentale dei guadagni dello scrittore), ora questi passaggi sembrano essere saltati. E non è solo una questione di tempo o di denaro: la stampa di un libro è infatti un processo che sta divenendo sempre più superato, a tal punto da spingere le case editrici a scaricare libri piuttosto che comprarli. Non è un segreto che il Salone Internazionale del Libro di Torino abbia puntato gli occhi sui cosiddetti e-book e sugli screen reader come mezzo principale di fruizione dei contenuti, dichiarando una rottura coi crismi del passato che lo stesso presidente Antonio Saitta ha dichiarato intenzionale. E le case editrici di Torino sono state le prime - a partire dai mesi inziali del 2012 - a seguire l'onda del cambiamento, fungendo da esempio a tutta la penisola. Senza contare il fatto che in America il fenomeno dei libri autopubblicati è già attivo dal 2009, e nel 2011 ha raggiunto dimensioni ragguardevoli, con più di 200 mila opere pubblicate, di cui qualche centinaio entrate nelle top 10 delle vendite.

UN'INNOVAZIONE CHE VA CONTROLLATA

Ma quali sono effettivamente i pro e i contro del poter pubblicare liberamente i propri libri bypassando autori, editori, catene di distribuzione e di promozione e tutta la macchina che una volta ruotava dietro questo sistema?
I libri che un autore si pubblica da solo, come molti appassionati fanno notare, non vengono scelti infatti da alcun editore (e quindi non sottoposti all'attenzione di un lettore esperto), non passano spesso nessun criterio di revisione o correzione e non subiscono controlli di alcun tipo (se si eccettuano quelli aleatori legati al ricorso alla blasfemia e alla pornografia). Questo sta a significare che, rispetto alla stampa di un libro comune, acquistando un e-book autoprodotto ci possiamo trovare di fronte a tutto. E di conseguenza, anche ad informazioni errate, non del tutto verificate, tendenziose oppure semplicemente mal presentate, con errori sintattici o grammaticali che tutti (anche gli autori più famosi), senza un revisore che si occupa di "scremare" le bozze, commettono.
A favore, vi sono però alcuni meccanismi che potrebbero favorire l'uscita, da parte di alcune opere autonomamente prodotte, dal circuito "ristretto" rappresentato dall'editoria tradizionale: è indubbio infatti che un saggio, una raccolta poesia, un romanzo o semplicemente una guida accurata, se sottoposta al veto di una comunità di utenti, può diventare comunque "selezionata" da chi, premiandola rispetto ad altre opere, la vota automaticamente in modo positivo. Insomma, una specie di selezione naturale di libri che premia i migliori. Solo il tempo potrà stabilire se l'editoria indipendente faccia bene al sistema come, un tempo, aveva fatto la musica, quando svincolandosi dalle major ha permesso di conoscere artisti che altrimenti sarebbero rimasti nell'ombra.
Concludendo il discorso, però, va sottolineato un concetto globale che, dalla nascita di circuiti come il self-publishing in poi, va tenuto in ampia considerazione: quello cioè legato all'enorme speculazione che, nel campo dell'editoria, è nata e va di pari passo con le opportunità di farsi "notare". A questo proposito va raccomandato agli autori di affidarsi sempre a fonti attendibili (ad esempio portali come Stampalibri.it). Poiché, come si è detto finora, la promozione dei propri libri è svincolata dalla produzione stessa di questi ultimi (è il grande vantaggio di autoprodursi da soli), bisogna diffidare da tutti quegli editori che chiedono, in cambio di pubblicazione, grosse cifre di denaro ostentando influenza sul mercato o grandi capacità promozionali e manageriali. A questo punto vige una regola molto semplice: siate autori e difendete la vostra opera dalle false promesse. E' meglio una casa editrice che non promette nulla, rispetto a una poco convincente che si "autoprofessa" in grado di farvi raggiungere il successo.



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