La chirurgia protesica mininvasiva del ginocchio

March 23 2020
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Una breve guida su gonartrosi, chirurgia protesica del ginocchio, protesi monocompartimentali e totali

La gonartrosi è una patologia degenerativa caratterizzata da una progressiva usura della cartilagine articolare con conseguente esposizione ossea e dolore accompagnato da limitazione funzionale, zoppia e rigidità articolare. È molto frequente nell’età avanzata ed in continua crescita, soprattutto a causa dell’aumento della vita media nel nostro paese, che è di circa 83 anni per gli uomini e 87 per le donne. Tra i fattori predisponenti bisogna annoverare l’obesità e la sedentarietà, anche se fattori genetici non ancora chiari partecipano alla sua eziopatogenesi. Le donne sono sicuramente più colpite degli uomini, a causa di un ruolo non chiaro degli ormoni estrogeni. In altri casi può essere secondaria a cause note: si parla di gonartrosi secondaria. Tra le cause note, gli esiti di fratture sono i più importanti e ne spiegano la relativa incidenza in una popolazione sempre più giovane. Altre cause sono le infezioni, la radioterapia e malattie congenite e metaboliche. Il fattore di rischio più importante è comunque il peso, e questo spiega la sua alta incidenza negli Stati Uniti, dove l’obesità è molto più frequente e dove il 20% degli over 50 è affetto da artrosi delle grosse articolazioni, cioè ginocchio e anca.

Sicuramente la prevenzione è il fattore più importante e consiste nella riduzione del peso corporeo e nell’attività fisica. Non esistono farmaci preventivi.
Il trattamento deve essere personalizzato per ogni singolo caso, in base a sintomatologia, grado di artrosi, esigenze del paziente e sue aspettative. Per quanto riguarda la terapia medica, tra i farmaci più utilizzati ci sono il paracetamolo, gli antinfiammatori e gli oppiacei.
Il trattamento conservativo comprende inoltre la fisioterapia, allo scopo di rinforzare i muscoli e vincere le rigidità che si creano nell’articolazione artrosica. Il trattamento infiltrativo (acido jaluronico o cortisone) è indicato nelle fasi iniziali della malattia o come terapia alternativa in quei pazienti che non vogliono o non possono sottoporsi ad un intervento chirurgico.
Nelle fasi avanzate della malattia, quando è compromessa la qualità di vita del paziente, è indicata la sostituzione protesica. Prima di proporre un intervento di protesi è necessario spiegare bene al paziente quali sono le attività consigliate dopo l’intervento e capire quali sono le sue aspettative.
Con il termine chirurgia mininvasiva si intende un approccio chirurgico volto al rispetto dei tessuti nobili del nostro organismo, andando quindi a sostituire solo quelli danneggiati e risparmiando tutto ciò che è sano. Per far questo è fondamentale conoscere l’anatomia del nostro corpo.
Il ginocchio infatti non è una singola articolazione e può essere suddiviso in 3 compartimenti: femorotibiale mediale, femorotibiale laterale e femororotuleo. Con la chirurgia mininvasiva si va a sostituire solo il compartimento danneggiato e artrosico, lasciando intatti gli altri e soprattutto il legamento crociato anteriore e posteriore, responsabili della stabilità e propriocezione del ginocchio stesso (cioè del fatto che il paziente riesca a sentire ancora come suo il ginocchio anche dopo la protesi). Utilizziamo così le protesi monocompartimentali (mediali, laterali o femororotulee) quando uno dei 3 compartimenti è danneggiato, o la combinazione delle stesse quando 2 dei 3 compartimenti sono artrosici. Quando invece tutti e 3 i comparti sono usurati si utilizzano le protesi totali mininvasive, a risparmio del legamento crociato posteriore ed in alcuni casi selezionati anche del legamento crociato anteriore.
Nonostante la gonartrosi sia una patologia tipica dell’età avanzata, anche i pazienti giovani possono esserne colpiti e possono essere sottoposti a questi tipi di interventi. E’ però importante spiegare loro che le protesi non hanno una durata eterna. Infatti tutte le protesi, sia del ginocchio che dell’anca, hanno una sorta di guarnizione in plastica (polietilene) che può usurarsi col tempo e dopo circa 20-25 anni (tempo variabile a seconda delle caratteristiche del paziente e soprattutto del suo peso) deve essere sostituita. Quindi più il paziente è giovane maggiori sono le probabilità che debba sottoporsi ad un altro intervento di revisione per sostituire la guarnizione in plastica. Ovviamente si tratta di un intervento che non avrà lo stesso impatto sul paziente, che avrà un recupero sicuramente più rapido rispetto al primo impianto protesico.

A cura del Dr. Biazzo Alessio, ortopedico specialista in chirurgia protesica mini-invasiva del ginocchio e dell’anca



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Alessio Biazzo
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