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L'abitudine ai pensieri negativi

June 23 2020
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Una strada verso l'ansia e la depressione...

Per spiegare il pessimismo ed il pensiero negativo che portano molto spesso all’ansia ed alla depressione, esistono probabilmente motivazioni patologiche. Una ricerca condotta di recente da Ann Graybiel, docente al MIT di Cambridge, pubblicata sulla rivista scientifica Neuron, ha esaminato le basi neurologiche del pessimismo, aprendo così nuove strade verso la cura dell’ansia e della depressione umana. Indipendentemente da questo, comunque, pensare negativo è molto spesso un’abitudine di cui molti di noi non si rendono conto. La propensione al lamento, alla negatività, alla convinzione che tutto andrà male e che nulla andrà per il verso giusto, è un’attitudine che molto spesso si acquisisce in famiglia, dove ci si abitua a questo tipo di pensieri. Per un individuo nato in un contesto familiare di questo tipo sarà veramente difficile, se non quasi impossibile, operare un cambiamento e rendersi conto che questa filosofia non soltanto è completamente sbagliata e falsa, ma è soprattutto dannosa per la propria vita e quella altrui. Crescere a contatto con persone convinte che l’esistenza sia solo una continua e disperata lotta verso un destino infausto, significa vedere frustrata qualsivoglia aspettativa di successo, di cambiamento, di miglioramento della propria condizione sociale. Partendo dalla mia convinzione che le persone non sono sbagliate perché non hanno successo, ma non hanno successo perché sono sbagliate, bisogna riflettere sul logico meccanismo di “causa ed effetto” e capire come pensieri negativi, seguiti da azioni negative non possono che portare ad una vita di insuccessi e viceversa.

Quella del pensiero negativo è un’abitudine che viene da lontano, da nuclei familiari che non hanno mai avuto successo o che hanno vissuto tracolli finanziari o tragedie che hanno coinvolto inevitabilmente tutti i membri della famiglia. Nonostante fossero diversamente predisposti fra loro, essi hanno assorbito quel clima di negatività e disperazione che li ha portati ad abituarsi a perdere, a non vedere mai la luce in fondo al tunnel, a convincersi che la loro vita non potrà mai essere serena, felice, vincente. Si tratta ovviamente solo di una convinzione che non basa le sue fondamenta sulla realtà, in quanto tutto ciò che accade all’interno della propria famiglia non dovrebbe avere nessuna ripercussione sugli altri membri se non a livello psicologico, se consideriamo ovvio il fatto che ogni individuo debba costruirsi la propria vita indipendentemente dal supporto esterno che può ricevere. Soprattutto però, in quelle famiglie dove l’attitudine al “Arrangiarsi da soli” non viene coltivata, i figli tendono ad appoggiarsi ai genitori, ai nonni, agli zii, ai fratelli maggiori diventandone così totalmente dipendenti dal punto di vista organizzativo, economico e psicologico. L’attitudine al lamento, al pessimismo ed alla negatività viene tramandata ed assorbita dai vari membri del nucleo familiare creando generazioni di infelici. Spezzare questa spirale non è cosa facile, soprattutto perché la fase più complicata è l’acquisizione della consapevolezza. L’abitudine al pensiero negativo, al lamento, al pessimismo si sposa perfettamente con la comodità di non intervenire nel tentativo di invertire la rotta sulle condizioni di una vita difficile, complicata ed insoddisfacente. E’ molto più facile e comodo dare la colpa alla sfortuna, alla famiglia, al destino, piuttosto che combattere ed impegnarsi a fondo in un tentativo di rivoluzionare completamente le proprie condizioni sociali, economiche, psicologiche.

Il paradosso del Pensiero Negativo è quello che ci fa pensare che non sia possibile essere positivi, che tutto è inutile, perché tanto ci sarà sempre qualcosa che, nonostante tutti i nostri sforzi, andrà come deve andare e cioè male. Mentre il Pensiero Positivo invece prevede impegno, costanza e fatica, il Pensiero Negativo non richiede nessuno sforzo, ma piuttosto preferisce adagiarsi sulle condizioni esistenti, limitandosi a cercare quotidianamente tutto ciò che va male nella nostra vita e nel mondo intero ed a sottolinearlo. Chi pensa negativo è una sorta di “Conservatore” che non “Vuole” cambiare le cose, perché non vuole fare fatica, non vuole rischiare, non vuole mettersi in gioco. Il sostenitore del Pensiero Positivo invece è un “Rivoluzionario” un “Combattente”, un “Visionario”. Chi vive in balia del Pensiero Negativo passa la sua vita a crogiolarvisi dentro prendendo ad esempio ogni stortura, sopruso, ingiustizia o evento negativo esistente al mondo per dimostrare al prossimo l’efficacia delle sue tesi, nel tentativo di arruolarlo nelle fila dei sostenitori del Pensiero Negativo. Noi invece, non ci crucciamo nel tentativo di convincere il prossimo dell’esattezza delle nostre tesi, il nostro Pensiero Positivo ci porta a pensare che essi un giorno si ravvedranno da soli.

Sergio Cosentino
Sempreunagioia



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