Cocaina e disturbo dell'attaccamento

June 3 2020
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In questo articolo si parlerà del rapporto tra uso di sostanze stupefacenti, in particolare la cocaina, e disturbo dell'attaccamento e di come un utilizzo precoce della sostanza possa essere conseguenza di una modalità di accudimento primario carente.

Pensiamo a cosa succede nell’adolescente che ha vissuto fin dall’infanzia in contesti di povertà, disagio sociale, ed ha esperito costantemente significativi traumi interpersonali. La rete di interazioni neurali corticali e subcorticali che generalmente produce, durante la maturazione biologica, l’emergere di una consapevolezza di sé, la capacità di costituire rappresentazioni mentali complesse e di elaborarle rispetto al contesto, viene ostacolata nella sua integrazione e nel suo sviluppo proprio a causa di quelle modalità di accudimento primario che dovrebbero costituire una base sicura (Bowlby, 1988) per la proiezione del bambino nel mondo affettivo e relazionale esterno.

Da un punto di vista neurobiologico, le condizioni di maltrattamento e abuso producono invece una riduzione dell’attivazione nelle aree dell’ippocampo e della corteccia (prefrontale, temporale e parietale) che sono particolarmente coinvolte nella percezione sensoriale e nella memoria autobiografica. Parallelamente si assiste ad un incremento dell’attivazione cerebrale nelle aree connesse alla memoria emotiva ed al comportamento (cingulus posteriore e corteccia motoria) quando il soggetto é sottoposto a stimoli che richiamano gli eventi traumatici. A ciò si aggiungono gli effetti del trauma interpersonale precoce sul sistema degli oppioidi endogeni, quali la dopamina. Questi neurotrasmettitori, responsabili biologici della gratificazione, sono considerati dei regolatori della crescita e dello sviluppo neuronale nella prima infanzia, innervando la corteccia orbito-frontale e contribuendo allo sviluppo dell’intera corteccia prefrontale. La crescita infantile é quindi estremamente vulnerabile agli eventi ambientali che inibiscono lo sviluppo del cervello nel suo periodo di massima crescita. Le condizioni ambientali negative non solo ostacolano il normale sviluppo cerebrale e influenzano negativamente lo stabilirsi di una relazione d’attaccamento sicura, ma impediscono anche lo sviluppo di sistemi di autoregolazione omeostatica del bambino.

Le esperienze di fallimento precoce nella relazione caregiver-bambino, causano alterazioni nel rilascio di ormoni, come i corticosteroidi ed altri neuropeptidi; questi aiutano il bambino nella regolazione dei suoi stati interni. Simili esperienze possono compromettere drasticamente lo sviluppo dei sistemi corticolimbici che mediano il funzionamento sociale ed emozionale.

Se nella prima infanzia il caregiver non fornisce adeguate opportunità di stimolazione al bambino e non é coinvolto nella regolazione degli stati affettivi positivi, i livelli di oppioidi e dopamina saranno costantemente bassi in un periodo in cui, invece, il cervello ne ha assoluto bisogno per una crescita corretta. Questi eventi produrranno una permanente difficoltà nel tollerare alti livelli di attivazione e di conseguenza l’individuo non riuscirà a vivere pienamente gli stati emotivi piacevoli, come la gioia e l’eccitamento.

Gli abusi, la trascuratezza emotiva ed i disturbi dell’attaccamento vissuti durante l’infanzia generano quindi un vero e proprio deficit psicobiologico: le emozioni sottese a vicende dolorose, luttuose, stressanti, non saranno adeguatamente elaborate ed integrate e non potranno neanche essere contrastate attraverso la ricerca della vicinanza protettiva e di stati affettivi positivi. Esse potranno quindi indurre l’individuo all’uso compulsivo di sostanze stupefacenti che permetterà il ritiro difensivo in uno stato mentale dissociato. Tale ritiro consente di allontanare dalla consapevolezza emozioni e stati del Sé vissuti come traumatici ed intollerabili, indebolendo ulteriormente, nello stesso tempo, la capacità di regolazione affettiva e alimentando il bisogno di mettere in atto i comportamenti di dipendenza, per mezzo dei quali poter riesperire la sensazione di piacere ed il vissuto di riduzione dell’intensità di stati disforici.

Si viene a creare così un circolo vizioso in cui la memoria della produzione di piacere (egosintonica) e la ritualizzazione compulsiva volta alla riduzione del dolore (egodistonica) alimentano i pensieri ossessivi di ripetere l’esperienza additiva. Un desiderio incoercibile che produce nuovamente l’impulso di compiere un’azione, nonostante gli effetti negativi che tale azione produce sulla salute.

Le dipendenze patologiche quindi consentono al soggetto di transitare illusoriamente da una condizione psicofisica attuale percepita come insostenibile ad una dimensione di pseudo-regolazione affettiva artificiale ottenuta attraverso la sostanza o il comportamento.



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Dott.ssa Silvia Colangelo
Psicologa Psicoterapeuta - Psicologa Psicoterapeuta Silvia Colangelo
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