Ancora su Rankbrain

October 31 2017
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Sì lo sappiamo, abbiamo già parlato di questo argomento a tratti piuttosto complesso, ma credeteci: comprendere a fondo come ragiona l’algoritmo RankBrain di Google è la chiave per le future generazioni di SEO specialist. E per capire se il tuo sito sta andando nella giusta direzione…

Seguire la nuova scuola?

Nell’ultimo articolo dedicato alla semantica ed a RankBrain (che ti consigliamo di leggere per comprendere meglio alcuni dei concetti che andremo ora a sviluppare) ci eravamo lasciati con un interrogativo: ma oggi la strada giusta per ottimizzare i tuoi contenuti per la SEO è davvero quella di costruire risorse complete ed esaustive per l’utente finale, senza preoccuparsi delle parole chiave? La risposta è senz’altro “ni”.
L’approccio migliore è probabilmente quello di esaminare le keyword per le quali intendi essere trovato dall’utente finale, pensare all’intento della ricerca e, quindi, raggrupparle per cluster. Facciamo un esempio pratico ripartendo da quello utilizzato nell’ultimo articolo dedicato all’argomento, per le quali le ricerche in target erano:

  • dove acquistare un vinile usato

  • acquistare un vinile a buon mercato

  • i migliori prezzi per un vinile di seconda mano

  • dove acquistare dischi rari

  • come scegliere un vinile usato

  • ordinare un vinile usato online

  • vinili in vendita

  • come esaminare un vinile

  • comprare un vinile jazz


Ecco come si potrebbero raggruppare:

  • primo gruppo - intento “ricerca negozi specializzati in vinile” - dove acquistare dischi rari, comprare un vinile jazz

  • secondo gruppo - intento “trovare luogo dove acquistare vinile a buon mercato” - acquistare un vinile a buon mercato, i migliori prezzi per un vinile di seconda mano, vinili in vendita

  • terzo gruppo - intento “ottenere un elenco dei migliori negozi di vinili” - ordinare un vinile usato online, dove acquistare un vinile usato

  • quarto gruppo - intento “suggerimenti nella scelta del vinile” - come scegliere un vinile usato, come esaminare un vinile

Rispetto al passato, quindi, non stiamo più ragionando per keyword specifiche ma per intento di ricerca: in questo esempio, andremo quindi a creare 4 articoli separati invece che uno solo con molti concetti o, peggio, dieci diversi focalizzati nell’utilizzo di singole keyword. Abbiamo quindi creato contenuti attorno a gruppi semantici di parole chiave con intenti di ricerca distinti, partendo comunque da un’analisi delle query dell’utente ma senza fossilizzarci su di esse.

Rilevanza 1.0 + RankBrain = il tuo destino

Dicevamo, però, che abbandonare totalmente la “vecchia scuola” SEO per abbracciare ciecamente quella nuova non è esattamente la cosa migliore da fare: affidarsi solo alla semantica, sperando che Google posizioni la tua pagina anche su keyword che neanche sono menzionate in essa, è senz’altro possibile nel 2017, ma in questo modo stai complicando decisamente le cose. L’utilizzo di parole chiave nel tuo contenuto aiuta il motore di ricerca ad esser certo che quella pagina è correlata a tale termine: ecco che, in altre parole, aumentano notevolmente le tue possibilità di diventare uno dei risultati di ricerca che verranno considerati in relazione alla query. Tale aspetto è stato peraltro confermato da una presentazione di Paul Haar, ranking engineering di Google, durante l’ultimo SMX West, il quale classificava nel suo intervento le cosiddette “keyword hits” (ovvero la presenza della query nel testo) quali segnali di posizionamento.

Anche nell’era della semantica, quindi, è fondamentale analizzare le parole chiave che manifestano l’intento di ricerca e accertarsi che le stesse siano utilizzate nella pagina di destinazione. Solo dopo che il motore avrà ottenuto il gruppo di pagine iniziale potenzialmente corrispondenti alla query digitata dall’utente (rilevanza 1.0) passerà infatti a determinare quali di esse avranno i contenuti più rilevanti al suo intento di ricerca. Ora entra in gioco la semantica e, quindi, RankBrain. Ne abbiamo spiegato il funzionamento nel precedente articolo, ma quello che vogliamo capire è fin dove sia possibile analizzare il tuo sito in ottica RankBrain… Ebbene, esistono oggi tool in grado di simulare il ragionamento di Google analizzando i best performer in SERP per quella determinata ricerca e restituendo, di conseguenza, un elenco di termini e concetti condivisi tra di essi e pertinenti alla query che intendi posizionare. Un’ ottima base dalla quale partire per lo sviluppo dei tuoi contenuti no?

Semantica ed e-commerce

Oggi un qualsiasi SEO specialist che si rispetti non può ignorare l’utilizzo di questi potenti ed efficaci strumenti, al fine di posizionare pagine web sopratutto su ricerche particolarmente competitive: se ti stai chiedendo se anche un sito e-commerce possa in qualche modo adattarsi a questa strategia, agendo in ottica semantica, la risposta è sì… grazie alla scheda prodotto! Pensiamo di avere a disposizione uno strumento che, come detto sopra, ci consenta di capire quali sono termini e concetti che Google ritiene semanticamente collegati ad una specifica query che identifica il nostro prodotto, ad esempio “toner stampante”: ipotizziamo che, tra di essi, ci siano “numero di pagine”, “rispetto dell’ambiente” e “qualità della stampa a colori”. Ecco che una scheda prodotto del mio articolo che esponga questi punti, nella descrizione o nei dettagli aggiuntivi, può aiutarti ad essere preferito dall’algoritmo RankBrain.

Attenzione: un e-commerce è un e-commerce, e quindi numerosi sono i fattori che entreranno in gioco nel posizionamento (contesto di pagina, recensioni prodotto, autorevolezza dominio, esperienza di acquisto ecc…), così come accade peraltro per qualsiasi altro sito, ma senz’altro la base deve essere la vecchia “rilevanza 1.0” unita alla nuova ricerca semantica.



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