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4 luglio 1983 – 35 anni fa … “Zico o Austria”

July 5 2018
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A Udine in quei giorni ci fu quasi una rivoluzione, la gente scese in piazza più volte e chi lo ha vissuto non può dimenticare i famosi cartelli “Zico o Austria” di quel pomeriggio del 4 luglio in piazza XX Settembre piena come non mai.

GLIEROIDELCALCIO.COM (Eleonora D’Alessandri)«Galinho! Lascia stare dobbiamo andare, è tardi, c’è la partita». Lui, tranquillo: «Voi pensate che io potrei essere Zico se mi rifiutassi di firmare gli autografi?».

Così inizia una delle trattative più incredibili che porterà uno dei giocatori più forti al mondo all’Udinese. Da Catania a Udine, nella primavera/estate 1983. Una storia fatta di aneddoti, di poteri forti, di politica, di conti all’estero e di tanto, tanto romanticismo.

Cosa ha che fare un fenomeno nato e cresciuto a Rio de Janeiro con l’operosa provincia friulana? Il destino forse, oppure il genio e le capacità di tre signori che, insieme, misero in piedi quello che nei numeri, nei modi e contratti alla mano, è stato uno dei colpi di mercato più incredibili della storia del calcio italiano.

Tre uomini e un campione. Lamberto Giuliodori, un ristoratore friulano che sarà il collegamento tra Udine e il Brasile, Franco Dal Cin, un direttore generale tra i più geniali che la nostra serie A abbia mai avuto e Lamberto Mazza, Presidente dell’Udinese e della Zanussi, colosso degli elettrodomestici in piena crisi, con il pericolo della cassaintegrazione per 4.500 dei 30mila dipendenti e l’obbligo a mantenere un equilibrio tra il far tornare i conti dell’azienda e la sua volontà di continuare a sognare con una società di calcio che, dopo il devastante terremoto del ’76, rappresentava per un’intera regione un sogno, un punto di partenza.

Nella primavera del 1983 Arthur Antunes Coimbra detto Zico ha ormai trent’anni, è una leggenda del Flamengo, ha score impressionanti con il club e con la Nazionale e un Mondiale 1978 da astro nascente. L’Udinese invece è una squadra “provinciale” ma nonostante questo interessante, non solo per Edinho, ma anche Causio, Massimo Mauro e Pietro Paolo Virdis. Per convincere il Flamengo a togliere il suo fenomeno ai tifosi, servono però non meno di sei miliardi di lire e le casse dell’Udinese non ne contengono più di quattro, riservati alle evenienze straordinarie.

Da qui il genio, da veri pionieri. Primo passo è fondare la Grouping Limited, una società nata ad hoc con poche sterline di capitale sociale e una sede centrale a Londra, alla quale spetta il pagamento del 40% dei sei miliardi richiesti dal Flamengo. Soldi destinati a rientrare grazie alle sponsorizzazioni di aziende internazionali come AgfaColor, Adidas, Coca-Cola e Diadora per apporre il proprio marchio su foto e vestiti del Galinho.

Un altro mezzo miliardo rientrerà grazie ad alcuni spazi pubblicitari venduti alla Fininvest, così il denaro che deve essere versato direttamente da Mazza ammonta a 3,6 miliardi di lire: cifra che verrà pagata in dollari con cambio bloccato al 1° luglio 1983, risparmiando qualche altro spicciolo effettuando in nero il secondo cambio, da dollari americani a cruzeiros brasiliani.

A Roma però non sono così convinti che una società tanto piccola come l’Udinese possa comprare uno tanto grande come Zico, con soldi che non si sa se ci sono e che magari provengono da “sponsor stranieri”. Si diceva che doveva essere un trasferimento e divenne un affare di stato, tutti contro tutti, la Figc contro l’Udinese e contro “gli stranieri” nel nostro calcio. Il “caso Zico” divenne una crociata per il calcio-spettacolo.

Così l’Udinese trova alleanza con la Roma che aveva in ballo l’affare Cerezo ma, visto che entrambi i club presentarono i contratti in ritardo, questi vennero bocciati dalla Figc e dal presidente Sordillo.

Il resto è davvero storia. Intervennero ministri, segretari di partito, sindacati e portaborse. A Udine in quei giorni ci fu quasi una rivoluzione, la gente scese in piazza più volte e chi lo ha vissuto non può dimenticare i famosi cartelli “Zico o Austria” di quel pomeriggio del 4 luglio in piazza XX Settembre piena come non mai. Allora non interessava più l’incubo della cassaintegrazione, non interessava come fosse stato acquistato, ma il sogno doveva continuare, perché il calcio è così, illude e fa pensare che non importa, finché c’è una squadra che comunque porta alto e difende il tuo nome.

Persino Sandro Pertini, il Presidente della Repubblica, chiederà clemenza sull’affare Zico, comprendendo la portata emotiva della situazione.

L’estate del 1983 fu un’estate calda non solo per il clima, ma anche per quello che circondava la nostra nazione, un paese che stava cercando di uscire dal buio degli anni di piombo. Un’estate ancora più calda a Udine e a Roma, specie per i tifosi dei due club, perché i due colpi di mercato che avrebbero cambiato il corso degli eventi, erano realmente obiettivo del Presidente Mazza e del Presidente Viola.

Il Pelé Bianco firma il contratto di Dal Cin l’8 giugno in Brasile e sbarca all’aeroporto di Ronchi dei Legionari una settimana dopo. In pochi giorni l’Udinese stacca 26.661 abbonamenti e nella stagione 83/84 lo stadio Friuli sarà sempre tutto esaurito.

In quella stagione in Italia giocano contemporaneamente Zico, Falcao e Platini. Una parata di stelle che rese il nostro campionato ed ogni partita una “Hollywood” e un “Premio Nobel” del calcio, tutto insieme e tutto in una notte.

Quella del 1983/1984 fu decisamente un’estate e una stagione magnifica.



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Federico Baranello
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