Public speaking e l’arte della comunicazione
Intervista a Leonardo Frontani di TWT TEAM.
Il public speaking è definito anche l'arte della comunicazione.
Molto spesso il lavoro obbliga a dover parlare in pubblico e ci si chiede se si
riuscirà ad essere chiari, coinvolgenti ed efficaci. Se si fa parte di
un'organizzazione si devono saper esporre i propri punti di vista, le proprie
idee, i propri progetti nelle occasioni più disparate.
Oggi incontriamo Leonardo Frontani, general manager di TWT TEAM
società che si occupa di formazione aziendale innovativa.
I: Di cosa ha bisogno un formatore nel suo lavoro?
LF: Sostanzialmente si parte con due attitudini tipiche: flessibilità e
public speaking.
I: In che senso?
LF: Sono due concetti collegati tra loro. Mi spiego: un formatore deve avere la
capacità di aggiornarsi costantemente, di scoprire cose nuove e sempre
diverse e di proporle in aula. Inoltre deve assecondare l'aula e non parlare a
se stesso, in questo senso, deve farsi aiutare dalle esperienze.
I: Che cosa non è comunicare in pubblico?
LF: Comunicare in pubblico non è leggere un discorso scritto, recitare
un discorso imparato a memoria, leggere delle slides, seguire un copione predefinito.
I: E invece cosa è?
LF: Entrare in relazione con le dinamiche d'aula e parlare agli altri e non a
se stessi. È importante capire le aspettative dell'aula, porsi quindi degli
obiettivi come: indurre all'azione, illustrare una soluzione, convincere rispetto
a quella soluzione e divulgare anche dei concetti. Allo stesso modo è importante
capire quali siano gli obiettivi di chi ti ascolta come: capire quale sia il problema,
apprendere, ascoltare soluzioni. La comunicazione in pubblico è soprattutto
un processo di relazione con gli altri.
I: Quali sono le caratteristiche principali del parlare in pubblico?
LF: Prima di tutto l'importanza del contatto oculare. In questo modo si riesce
a mantenere la padronanza dell'aula, si controlla il nervosismo, si migliora la
sicurezza ed ultimo, ma non meno importante, si mostra interessa per gli interlocutori.
È fondamentale anche il linguaggio del corpo, come ad esempio la postura.
Io non amo stare dietro una scrivania e impartire lezioni dall'alto, perché
è come se si innalzasse una barriera tra me e gli interlocutori. Personalmente
ritengo che sia molto più adeguato avvicinarsi il più possibile
a chi ascolta.
I: Per quanto riguarda il linguaggio?
LF: Il linguaggio deve essere molto semplice, chiaro e comprensibile a tutti.
Inoltre deve essere concreto, per questo ci si aiuta con immagini e metafore.
I: Un consiglio per i lettori che si avvicinano a questa professione.
LF: Prima di tutto non rinchiudersi nel proprio ruolo ad esempio “sono un
docente e parlo da docente” e quindi usare solo una la forma espressiva
ritenuta più adatta a quella platea. Ci sono numerose forme espressive
da quella classica a quella colloquiale, da quella più formale a quella
più scherzosa. Ecco, un consiglio che posso dare è proprio questo:
analizzare bene la situazione in cui si opera e comportarsi di conseguenza.
Dott.ssa Silvia Pucello
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Pubblicato il: 12/10/2007
AUTORE TESTO
Silvia Pucello
Leonardofrontani.com
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