Blog, Web 2.0, network sociali, il fenomeno Beppe Grillo… due chiacchiere con Alessandra Farabegoli di Wafer
Ravenna. WAFER, l’agenzia ravennate specializzata nella comunicazione on line, ha recentemente organizzato a Ravenna un Web Cocktail che ha visto la partecipazione di una platea di professionisti e di un pubblico numeroso e attento.
I Web Cocktail non sono una novità per Wafer, che già nel 2003 organizzò a Ravenna il primo di una lunga serie di questi appuntamenti. Un’idea apprezzata già allora per il suo grado di originalità e innovazione, che ha anticipato in qualche misura il fenomeno dei BarCamp e degli incontri fra bloggers.
Oggi parliamo di tutto questo con Alessandra Farabegoli, amministratore delegato di Wafer.
D. Venerdì 21 settembre avete organizzato un Web Cocktail che
ha avuto come tema di discussione il cambiamento tra il reale e virtuale. Come
è andata l’iniziativa?
R. Molto bene. Non ci aspettavamo di incontrare così tante persone curiose
e attente all’argomento e per noi è stata una piacevolissima sorpresa.
La ricetta del Web Cocktail è un mix di cultura web, notizie fresche dal
mondo di Internet, persone interessanti e interessate e una spruzzata di ironia.
Alla conversazione di venerdì 21 hanno contribuito personaggi diversi e
interessanti, ciascuno con il suo punto di vista sul fenomeno Internet. Giuseppe
Granieri e Mafe De Baggis, due autorevoli esperti di new media, hanno raccontato
com'è cambiata la comunicazione personale e d'impresa in questi anni. Il
Presidente di Mosaico Hotels Maurizio Bucci ha illustrato il suo punto di vista
di imprenditore, in un settore, quello del turismo, che è stato letteralmente
stravolto dal fenomeno Internet; Emanuele Dolce, di Blogspirit, ha parlato di
blog aziendali e comunità di bloggers; Peter Van Den Steen, e-commerce
manager di Thomas Cook, ha portato l'esperienza di uno dei più grandi tour
operators mondiali; e per finire Andrea Succi, coach e formatore, ha parlato più
in generale del cambiamento, dei suoi effetti, delle resistenze che incontra.
Il tutto si è chiuso, come tradizione, con un divertente aperitivo, perché
noi amiamo sì le conversazioni in rete, ma non dimentichiamo mai la piacevolezza
e l'importanza della "vita reale".
D. Una recente di JWT negli Stati Uniti ci rivela che solo un quinto della
popolazione ritiene di potere “sopravvivere” disconnesso dalla rete
per più di una settimana, mentre il 15% ritiene di non poterne assolutamente
fare a meno, e la percentuale è in costante aumento. E in Italia?
R. Guarda, ti sembrerà paradossale, ma noi non siamo fanatici della rete.
Siamo fautori di una Internet che sia utile alle persone, ma che non funzioni
come un'idrovora che assorbe progressivamente il tempo e il desiderio di socialità
delle persone. Al contrario, Internet permette alle persone di non perdere tempo
(ad esempio in spostamenti e code inutili) per dedicarlo (nella vita reale) alle
attività veramente importanti.
Ciò detto, sarebbe stupido negare l'importanza che le reti sociali attivate
o facilitate da Internet stanno assumendo: grazie alla rete, è molto più
semplice restare in contatto con gli amici, incontrare altre persone che hanno
i nostri interessi o condividono i nostri obiettivi, e anche vivere in modo più
attivo e partecipativo l'impegno politico e sociale.
D. Alessandra, cosa vuoi dire esattamente quando parli di network sociali?
R. Il fenomeno delle reti sociali su Internet è letteralmente esploso negli
ultimi anni, sia intorno a siti come LinkedIn, Facebook, sia nelle migliaia di
comunità tematiche più o meno organizzate. In genere, per entrare
a far parte di un social network online occorre costruire il proprio profilo personale,
partendo da informazioni come il proprio indirizzo email fino ad arrivare agli
interessi, alle passioni, alle esperienze di lavoro. A questo punto è possibile
invitare i propri amici a far parte del proprio network, e questi a loro volta
potranno fare la stessa cosa, andando via via ad allargare la cerchia dei contatti.
All'interno delle comunità online ci si scambiano informazioni, si fanno
conoscenze, si instaurano rapporti di lavoro, o, molto più semplicemente,
ci si tiene in contatto. Per la loro natura, le comunità sociali sono uno
straordinario amplificatore - attraverso il passaparola - di notizie, tendenze,
stili, e questo ha stimolato lo sviluppo di varie forme di "marketing virale".
D. Da noi il fenomeno Grillo ha portato alla ribalta il fenomeno del
blog. Ma cos’è un blog, e perché questo successo?
R. I blog raccolgono in sé tutte le caratteristiche e le potenzialità
di Internet: facilità di uso, basse barriere di accesso, relazione e scambio.
E' molto semplice aprire un blog; il problema poi sta piuttosto nell'avere qualcosa
di interessante da dire! In ogni caso, però, le conversazioni in rete riproducono
in un certo senso quelle della vita reale: in molti luoghi si fanno chiacchiere
insulse, spesso chi strilla più sguaiatamente guadagna - solo per questo
- l'attenzione, ma sull'altro piatto della bilancia si trovano contenuti straordinariamente
ricchi e interessanti, che, grazie alla rete, possono arrivare alla portata di
tutti.
D. Dovremo dunque fare i conti ogni giorno di più con la rete…
R. (ride) La rete è qui, e francamente penso che sia impossibile non farci
i conti. Soprattutto, è un'occasione per cambiare punto di vista e atteggiamento,
imparando a comunicare in modo "umano" e "semplice" invece
di nascondersi dietro al gergo del burocratese o del aziendalese, a promuovere
la conversazione e lo scambio invece di alzare barriere. E' per questo che noi
di Wafer stiamo dentro alla rete, contribuiamo alla discussione e all'evoluzione
dei suoi linguaggi, e non è un caso se oltre a proporre i WebCocktail abbiamo
sostenuto varie iniziative per promuovere la conoscenza e la cultura di Internet.
Pensiamo che Internet e le nuove tecnologie possano aiutarci tutti a comunicare
meglio e lavorare meglio, e lavoriamo ogni giorno per questo.
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Pubblicato il: 03/10/2007
AUTORE TESTO
Federico Lucchini
Alessandra Farabegoli - Wafer.it
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