L'internet Degli Oggetti: è questa la vera rivoluzione del futuro
Qualche esempio concreto? In questa terza fase, i principali elettrodomestici quali frigoriferi, TV, hi-fi, dvd-sat decoders, lavatrici, web-cam, lavastoviglie, forni a microonde, saranno collegati in un’unica rete wireless al nostro pc e quindi a Internet tramite un router. In questo modo, oltre a poter essere gestiti da remoto tramite pc o cellulare, potranno direttamente interagire tra loro. Ad esempio, I frigoriferi, opportunamente programmati, saranno in grado di riconoscere eventuali prodotti scaduti o in prossima scadenza, o di prodotti sotto scorta, provvedendo al loro riordino automatico via Internet.
Dunque, non non è esagerato dire che il futuro dell'e-commerce tra 20-30 anni sarà quello di macchine che tra loro dialogano e fanno la spesa online, capaci anche di scegliere i prezzi migliori tra prodotti uguali.
Gli stessi elettrodomestici conterranno al loro interno un tag che semplificherà le operazioni di assistenza tecnica in caso di guasto, la gestione di resi e garanzie, e ciò renderà più facile alle industrie tracciare su scala mondiale la casistica dei guasti, contribuendo a migliorare continuamente la qualità e l'affidabilità degli elettrodomestici. L'ostacolo principale da superare per questa Internet degli oggetti sta soprattutto nei costi e nella relativa mole di lavoro per associare a qualsiasi oggetto un microchip intelligente.
E' quella che sta facendo su piccola scala il Cattid della Università Sapienza di Roma (Centro di applicazioni per la televisione e l'istruzione a distanza), tra i primi laboratori di tecnologie di identificazione automatica (Rfid) d'Europa. Come spiega Carlo Maria Medaglia, vicedirettore del Cattid, è stato messo a punto un bastone per persone cieche dotato di un sistema Rfid chiamato sistema Radio Virgilio dotato di una punta provvista di un lettore elettronico.
Il funzionamento è semplice, dice Medaglia: "A breve verranno realizzati dei tracciati urbani coperti da piccole tag che si trovano sul mercato a soli 15 centesimi. Il bastone non farà altro che rilevarle in sequenza mandando - tramite Bluetooth - le informazioni all'auricolare del non vedente che così conoscerà in tempo reale cosa lo aspetta durante il tragitto". Appunto, occorrerà inserire dei microchip sulle strade con una mole di lavoro e costi elevati, ma che permetteranno sicuramente di cambiare realmente la vita di ogni giorno e il mondo in cui viviamo.
Su più larga scala, anche Google ha lanciato un progetto in fase
embrionale chiamato Google Live Search , servizio che permetterà di
rintracciare oggetti fisici appositamente marcati da sensori di vario tipo , ottici
, RFID , o satellitare monitorati da una rete domestica e cittadina integrata
e collegata ad internet. In pratica, una volta marcato un oggetto e indicizzato
dalla liveBASE siamo pronti per ricercarlo tramite Google. In realtà il
meccanismo che c’e dietro è piuttosto complesso, e , a seconda dell’indicizzazione
e del tipo di marker riusciamo ad avere risultati piu o meno precisi.
Tutto dipende dal tipo di tag e di hardware a disposizione. Anche in questo caso
il principale ostacolo rimane la miniaturizzazione del microchip che deve contenere
i sensori, l'apparrato wi-fi e l'Ip univoco.
Una configurazione tipica (e minima) è composta da una base LiveBASE , una penna PenScanner Ottica/RFID , e tre Antenne , necessarie per una triangolazione minima degli oggetti.
La base, vero cuore del sistema, dal diametro appena superiore ad un CD e alto pochi centimetri , disponibile in modalità Wi-FI , Bluetooth e USB; il suo compito è quello di raccogliere i dati indicizzati dalla penna, ma anche quelli dal sensore bluetooth e dalla scansione della rete via LAN e WI-FI, ma anche da elettrodomestici “intelligenti” collegati in rete e altri sensori come antifurti satellitari , navigatori , ecc. Le tre antenne comunicano con alla base la posizione di un oggetto nel raggio di qualche metro. Le antenne hanno anche il compito di tracciare un perimetro “visibile” che ricalca le zone della casa viste, in pratica una specie di piantina virtuale della casa.
Una volta raccolti , i dati vengono inviati ad un account liveBASE su server
di google, e indicizzati per caratteristica, tipologia e posizione.
Sarà quindi possibile cercare oggetti e localizzarli fisicamente tramite
la tracciatura delle posizioni e i passaggi davanti a sensori o antenne , oppure
fare un inventario o cercare ancora per colore e altro.
Il servizio è ancora in beta e riguarda , per il momento, un centinaio di “tester” dell’area di NewYork , che si sono prestati per testare la nuova tecnologia. Le procedure sono ancora macchinose, infatti è necessario applicare manualmente le etichette su oggetti che ne sono sprovvisti e inserire dei dati minimi di indicizzazione, ma Google sta già prendendo accordi con diversi produttori per equipaggiare gli oggetti con le etichette già in fase di produzione, in questo modo , una volta arrivati a casa essi verranno riconosciuti dalla base e indicizzati.
Siamo, dunque, davvero agli inizi anche negli Stati Uniti e si tratta ancora davvero di semplici esperimenti, ma che nel giro di 20 anni diventeranno molto probabilmente realtà, per tutte le considerazioni che abbiamo fatto in questo articolo.
Ma se l'Internet degli oggetti iperconessi e dialoganti fra loro, è ancora lontana, numerosi prototipi di quella che abbiamo definito la seconda fase dello sviluppo Rfid, sono già visibili anche in Italia.
Oltre al bastone per ciechi dotato del sistema Radio Virgilio, il Cattid dell'Università della Sapienza, ha mostrato la scorsa settimana, durante una giornata speciale di apertura dei propri laboratori, il museo parlante, così spiegato da Carlo Maria Medaglia, vicedirettore del Cattid : "Non sarebbe bello entrare in un museo e, una volta davanti a un quadro, ricevere tutte le informazioni possibili senza cuffie, fili o altro? Il prototipo che abbiamo in sede funziona così, e l'opera d'arte si fa riconoscere da un palmare senza bisogno di contatto. (stessa cosa si potrebbe fare con un cellulare). Una cosa del genere è stata realizzata a Legoland tre mesi fa, la nostra però è più ambiziosa e permette non solo di avere dettagli sulle opere, ma anche di creare percorsi studiati secondo i profili degli utenti".
Non solo, in altri musei basati su rfid, tramite cellulare, oltre a ricevere informazioni sulle opere, si possono anche lasciare messaggi, come si fa, per esempio sui blog online, tramite semplice sms. Un funzionamento simile all'esempio fatto da Medaglia che ha spiegato la possibilità di creare cartelloni pubblicitari Rfid parlanti: se ad esempio sul cartellone viene pubblicizzato che c'è una casa in vendita, appoggiando il cellulare si rciverà immediatamente un sms con le informazioni relative all'offerta. Il settore Rfid e la conseguente Internet degli oggetti (aggiungiamo noi) "è un vulcano in eruzione, e noi stiamo lavorando in un mondo magmatico" come giustamente ha affermato il Professore Medaglia.
Sicuramente torneremo a parlare dell'argomento, anche perchè non
ci sono solo problemi economici, ma anche etici e di privacy che questa volta
abbiamo preferito non trattare per lasciarci cullare dalle affascinati applicazioni
che ci si prospettono nel futuro e che cambieranno realmente la vita di tutti
i giorni.
Fonti dell'articolo:
- Cattid
-
Repubblica
- Groan
- MediaZone
- Apogeonline