L'occhio umano giudica il web in 50 millesimi di secondo
Le ultime ricerche sull'Eye Tracking forniscono importanti suggerimenti. In questo articolo Jacopo Gonzales ci sottolinea alcuni punti importanti in modo da farci arrivare ad utili conclusioni.
Molti di voi ricorderanno la ricerca sull'Eye Tracking realizzata da Enquiro alcuni mesi fa. Scopo primario di quella ricerca era di analizzare come gli utenti guardassero ai risultati delle ricerche, studiando il movimento dell'occhio umano.
Ne emerse che era fondamentale comparire al top dei risultati di una data query
nei vari search engines, fossero quelli organici o sponsored listings, frutto
quindi di una campagna di Pay Per Click.
Questo studio però limitava la sua analisi ed il suo campo d'applicazione
ai motori di ricerca, non analizzando le dinamiche che entravano in gioco una
volta che l'utente si trovava su un determinato sito web.
Soprattutto poi non veniva presa in considerazione la tempistica con cui il singolo
sito viene elaborato e giudicato dall'occhio umano e di conseguenza dal cervello.
E' proprio di questa fase che si occupa un nuovo studio canadese, riportato
da Nature
e pubblicato da Gitte Lindgaard della Carleton University di Ottawa sulla rivista
scientifica Behaviour and Information Technology, ed i cui risultati hanno
peraltro meravigliato i ricercatori stessi, molti dei quali ritenevano che l'occhio
umano fosse incapace di vedere veramente qualcosa sotto la soglia dei 500 millesimi
di secondo.
In effetti tale soglia è stata notevolmente abbattuta: l'occhio è
capace di elaborare una pagina web in soli 50 millesimi di secondo, quindi
ben 10 volte al di sotto della soglia prevista da alcuni studiosi.
Si è arrivati a questa conclusione dopo aver mostrato flash di alcune
web pages al gruppo di volontari presi come campione della ricerca. Agli
stessi volontari era stato inoltre richiesto di ordinare, secondo un indice di
gradimento, tali pagine web.
Questo chiaramente ha delle conseguenze sostanziali di tutto rilievo:
1) Non solo la prima impressione è quella che conta, ma è anche
quella che perdura nel tempo. Questo effetto viene definito dagli psicologi come
Halo Effect. Difficilmente quindi, se il primo impatto grafico non è
stato positivo, sarà possibile fidelizzare i propri utenti.
2) Se la prima impressione è stata positiva, è molto probabile
che gli utenti tornino a visitare un determinato sito, come spiega la Lindgaard:
continuing to use a website that gave a good first impression helps to 'prove'
to themselves that they made a good initial decision
3) Avere degli ottimi contenuti non basta. La struttura grafica gioca un ruolo
primario nella valutazione da parte dei navigatori, quanto meno nella fase iniziale,
in quanto viene presa in considerazione ancor prima del content.
In conclusione, appare palese che dovranno ricredersi tutte quelle aziende che,
fino ad oggi, hanno ritenuto che per generare traffico e fidelizzare gli utenti
bastasse avere un sito web ottimizzato piuttosto che un search engine copywriter
nel proprio organico.
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Pubblicato il: 24/01/2006
AUTORE TESTO
Jacopo Gonzales
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