Intervista ad Edmondo Lucchi, Responsabile del Dipartimento New Media Internet di Eurisko
Dal 1997, oltre alle attività di ricerca ad hoc per gli operatori e gli editori di internet, ogni sei mesi fa il punto sullo scenario dell'utenza di internet in Italia con la rilevazione quantitativa New Media Internet (indagine personale di 1.000 interviste sull'utenza di internet). Dal 2000 conduce il panel di webmeasure Audinet Sinottica, per la misurazione delle audience dei siti web.
Federico
Riva 1. Da anni ti occupi di internet, non come player, ma avendo
un contatto strettissimo con i player più importanti; che cosa pensi che
sia cambiato nelle percezione e nell'utilizzo che gli utenti hanno del web negli
ultimi anni?
Edmondo Lucchi Parliamo dell'utilizzo.
Il nucleo profondo della logica di fruizione di internet è costante negli
anni: comunicazione asincrona ( e-mail) e fruizione informativa finalizzata (web),
tanto più valorizzata quanto più al servizio della vita "reale".
Questa è già una prima importante dinamica: negli anni internet
è diventato sempre meno "virtuale" e sempre più "reale",
cioè legato alla vita quotidiana, concreta. Per estremizzare, se
una volta era un pò un giocattolo autocentrato per informatici o per accademici,
oggi è una delle principali interfacce della vita sociale,
soprattutto per i segmenti giovani e adulti, professionali.
Poi ci sono anche dinamiche più complesse. Nell'evoluzione degli utilizzi
ci sono due forze contrastanti. Una prima grande forza in gioco è l'ingresso
di sempre nuove fasce di utenti, progressivamente meno qualificati sia
a livello socioculturale sia a livello di competenze tecniche. Insomma utenti
di profilo medio e un pò imbranati. Però, man mano che un web surfer
usa internet diventa più bravo, comincia a capire le logiche ambientali
e a fidarsi delle sue opportunità, cosicché arricchisce sempre più
il proprio palinsesto di utilizzo.
Queste due forze dinamiche sono in opposizione fra di loro. La prima forza deprime
la qualità media della fruizione. La seconda tende invece ad esaltarla.
In passato tendeva a vincere - anche se di poco - la forza depressiva. Da
un anno a questa parte la dinamica evolutiva sta invece prevalendo, soprattutto
grazie all'aumento della velocità di navigazione.
FR 2. Quando
avete cominciato a inserire Internet fra i medium che analizzate costantemente?
EL Dal 1996- 1997.
FR 3. Dopo
lo sboom post bolla speculativa, come pensi che abbiano reagito le web company
e quali siti secondo te sono stati più lungimiranti?
EL Ciò che è successo
è stato sotto gli occhi di tutti. Sono stati presi in mano i bilanci, ed
è cominciato il "gioco della torre". Sono scomparsi i "guru"
e i "farfalloni", ed è venuta l'ora dei pazienti "mezze
maniche" di internet. Gente che ha dovuto lavorare con quello che c'era (poco),
nella speranza che la depressione passasse, e le potenzialità di internet
trovassero modo di esprimersi veramente.
Difficile poi dire chi è stato più lungimirante. La lungimiranza
è una delle merci più rare in tutti i mercati che conosco. Si decide
quasi sempre con un orizzonte temporale annuale: non mi sembra proprio un "guardar
lontano". Comunque è sempre difficile valutare la lungimiranza delle
scelte recenti: bisognerebbe conoscere il futuro. Se valutiamo la lungimiranza
in base al presente, si dovrebbe rispondere che i motori di ricerca sono
stati i più lungimiranti.
FR 4. Quale
pensi che sia la differenza fra il web italiano e quello degli Usa o della Gran
Bretagna (per quanto concerne gli utenti).
EL Sono due situazioni
molto diverse. E' difficile paragonarsi con gli USA: è un paese fatto di
grandi distanze, e fin dalla nascita ha dovuto costruire strumenti per colonizzare
un territorio selvaggio (pensiamo ai cowboy che acquistavano le vasche da bagno
sui cataloghi postali... ). Anche solo per questa ragione il vissuto sociale è
strutturalmente più favorevole all'ambiente internet.
Il paragone con l'UK è più stimolante: il paese ha una dimensione
umana ed economica non troppo diversa dalla nostra. Perché sono così
avanti rispetto a noi nella relazione con internet?
Elenco rapidamente e "alla spicciolata" le aree di riflessione che bisognerebbe
coprire per cogliere i principali fattori di differenza:
- lingua inglese e appartenenza all'area anglosassone
- struttura industriale con aziende di maggiori dimensioni e fortissimo ruolo
del terziario
- apertura maggiore alla dimensione internazionale (retaggio dell'impero e del
ruolo finanziario globale)
- maggiore "capitale sociale"
- relazioni sociali impostate su un livello di formalità e di impersonalità
maggiore
- ruolo relativamente minore della telefonia cellulare
- istituzioni democratiche ed economiche più antiche e metabolizzate
- maggior proiezione verso l'informatica e un generale approccio più pragmatico
e concreto alla cultura
- maggior quota di popolazione in condizione lavorativa (in particolare quella
femminile)
- sistema distributivo meno polverizzato
- mercato pubblicitario di maggiori dimensioni e meno televisiocentrico
- sistema politico, economico e sociale più innovativo e meno condizionato
dalla paura di perdere le proprie rendite di posizione.
Ammetto di non essere in grado di coprire con dati e prove concrete tutte queste
tematiche. Ma a costo di apparire un pò approssimativo, ho elencato le
principali ipotesi da considerare per impostare una discussione completa. La mia
impressione è tutti o quasi questi aspetti abbiano la loro importanza nello
spiegare una differenza così macroscopica.
FR 5. Recentemente hai
condotto un’indagine per Yahoo in merito alla vendita di web advertising
in Italia. Secondo te qual è la situazione attuale? In che fase ci troviamo?
EL Dal punto di vista del ruolo
di internet nelle attività di comunicazione degli investitori pubblicitari,
siamo ancora all'inizio. Direi che gli stessi fattori (carenze?) che tendono a
ridurre il ruolo di internet presso la popolazione, finiscono per deprimere anche
il suo ruolo tra i vari media pubblicitari (anche se il loro peso è differente).
FR 6. Qual
è a tuo parere il motivo principale per cui le grandi società non
investono massicciamente in web advertising?
EL Queste carenze impediscono
di creare "esperienza" d'uso del web advertising, e senza esperienze
concrete non si può attivare un consapevole processo di attribuzione di
valore da parte delle aziende nei confronti della comunicazione pubblicitaria
on-line.
FR 7. Noti
che ci sia un ritorno verso il medium, oppure tutto è concentrato nel keyword
adv?
EL Al di là della competenza
e delle scelte strategiche degli operatori, il mercato pubblicitario segue comunque
delle evoluzioni che sono il frutto dell' "interpretazione prevalente"
di internet. Come gli utenti anche gli investitori e gli operatori della comunicazione
stanno "scoprendo", "esplorando" e "concretizzando"
nel tempo le potenzialità dell'ambiente internet.
E internet è una realtà talmente complessa e multiforme da
permettere molteplici letture ed approcci anche sul versante pubblicitario.
Negli ultimi semestri-anni si è affermato molto l'approccio "keyword
/ sponsored link" che riflette una lettura e una valorizzazione di internet
come ambiente "informativo" e "finalizzato". D'altra parte
è questa la specificità di internet che viene enfatizzata dalle
ricerche.
Però già la crescita dell'ADSL apre la porta a contenuti audio e
video più impegnativi e stimolanti.
Quindi, attenzione: il "viaggio di esplorazione" che le società
e le economie stanno svolgendo nella Rete è appena cominciato; molto deve
ancora succedere.
FR 8. Quali
sono i target che interessano maggiormente gli investitori?
EL Ovviamente ogni azienda ha
i propri target. Certo dove ci sono le disponibilità economiche e la voglia
di spendere, tutto diventa più semplice. Nello schema mentale di
Eurisko questo è il target che chiamiamo "Area Elitaria della Grande
Mappa". Ed è questa l'area di popolazione in cui internet è
più presente!
FR 9. Quale
pensi che sia la caratteristica principale che distingue il web dagli altri media?
EL Difficile con un'unica caratteristica
riassumere la specificità di internet. A livello teorico, se costretto,
userei il termine "apertura", nel senso che internet è un "sistema
aperto", cioè con una varietà di stati e configurazioni non
predefinite che è straordinaria. Tutti gli altri mezzi sono enormemente
più limitati come possibilità, e infatti si specializzano su certe
modalità comunicative, contenuti, o forme di relazione. La cosa incredibile
è che un sistema così aperto come internet riesca ad essere comunque
facilmente utilizzabile anche dalla "persone normali".
Le principali componenti di questa "apertura" secondo me sono:
- la struttura reticolare
- la varietà di contenuti e di interfacce possibili (digitalità),
- l'interattività.
Questa apertura e queste componenti hanno delle conseguenze immense sull'utenza
dell'ambiente internet.
A livello psicologico/cognitivo deve essere sottolineato che internet è
l'ambiente mediale massimamente "pull". Questa è una conseguenza
della sua apertura: gli stati possibili sono talmente tanti che è l'utente
a dover sempre decidere cosa vuole da internet. E' una situazione massimamente
responsabilizzante, e quindi anche emancipante.
A livello sociologico l'interattività, anzi, la modalità di comunicazione"many
to many", è poi del massimo interesse. Questo aspetto consente infatti
di superare almeno a livello potenziale lo schema "centro emittente"/"periferia
ricevente" che è quello tipico dei mezzi classici. Dato che questo
schema si associa spesso allo schema "Potere"/"Sudditi", non
è poi difficile cogliere il potenziale di trasformazione sociale che internet
ha (vedi tutta la discussione sui Blog, sul "movimentismo" coordinato
dalla Rete, ecc.). Con internet, per la prima volta nella storia ciascuno di noi
può dire la sua e ha la possibilità di farsi ascoltare da tutto
il mondo (quantomeno quello occidentale industrializzato). Possiamo permetterci
parole altisonanti: è veramente un salto di qualità nella storia
umana.
Dopodiché mi affretto ad aggiungere subito, che - all'atto pratico - sono
molto disincantato sulle probabilità effettive di trasformazione sociale
di internet. Blog e movimentismo digitale sono fenomeni di ultra-nicchia che piacciono
molto a sociologi e giornalisti, ma che contano poco per la grandissima massa
della popolazione.
A livello pubblicitario (oltre alla dinamica di consumo "pull" che punta
verso il keyword advertising) l'altra principale caratteristica del web è
l' "operatività" di questo ambiente: in internet si possono acquistare
i prodotti e i servizi pubblicizzati. Anche questa è una differenza immensa
rispetto agli altri media.
FR 10. Nella
ricerca che avete pubblicato, hai mostrato come Internet sia efficace anche per
un parametro che non ha a che fare con la direct response: la brand awareness;
che differenza c'è rispetto alla brand awareness garantita dalla TV?
EL Di per sé nessuna.
La differenze stanno a livello dei parametri di contenuto/immagine di marca, e
del target a cui si applicano. Con la TV si parla a quasi tutta la popolazione,
con internet solo a una parte. Con gli spot televisivi si puoò costruire
immagini, con i banner (da soli!) si fa molta più fatica.
FR 11. Ma
siamo sicuri che ci sia BA nei banner? Alcune ricerche dicono che il banner sia
il contenuto meno visto dai navigatori?
EL E' un discorso lungo e tutt'altro
che concluso. Comunque le ricerche vanno sempre interpretate. Anche
perché dalle ricerche (semplicistiche) emerge allora che la pubblicità
è sempre troppa, e che le persone non se ne fanno influenzare. Ovviamente
l'utente ti dice che del banner "generico" non gliene importa nulla.
E del resto: chi vuoi che si colleghi ad internet per vedere i banner? Ma allora
non è difficile far emergere un'affermazione analoga per gli spot televisivi.
Il tema dell'efficacia dei banner (e della pubblicità in generale) prescinde
da queste considerazioni. Per intenderci: non mi stupirei se qualcuno dimostrasse
ad un certo punto che il banner funziona meglio proprio se le persone lo notano
poco, perché il suo scopo è generare "awareness subliminale".
E' una provocazione: solo per ribadire che ciò che i navigatori "dichiarano
di ricordare di avere visto", potrebbe avere poco a che fare con i meccanismi
di efficacia della pubblicità.
Comunque - proprio per evitare discussioni teoriche a perdere - le ricerche sul
tema dell'efficacia si dovrebbero fare in modo sperimentale con campioni di controllo.
E i "delta" di brand awareness generati dalla pianificazione banner,
dovrebbero poi essere relativizzati al costo per contatto. E' in base a dati di
questo genere che si può impostare un discorso di efficacia della pubblicità.
I materiali che girano a livello internazionale (di cui non è sempre è
facile verificare la qualità metodologica) sembrerebbero comprovare una
efficacia concreta.
FR 12. Come
è visto il commercio elettronico dagli Italiani? Quelli che 'lo praticano'
perché lo fanno? Che cosa impedisce a molti di avvicinarvisi?
EL Gli orientamenti degli utenti
sono abbastanza diversificati: come per tutte le cose, ci sono ovviamente sia
utenti "pienamente favorevoli" sia "utenti contrari" o comunque
"non interessati". Il gruppo più corposo è però
quello degli utenti "interessati ma impreparati", persone cioè
che riconoscono le potenzialità di questa nuova forma di acquisto, ma che
per una serie di paure e in particolare per la propria impreparazione "si
chiamano fuori", dicono che per loro è ancora un pò presto.
Questa è oggi la grande potenzialità e al momento il grande limite
del commercio elettronico in Italia: la "formazione" dell'acquirente
on-line. La paura per la sicurezza della transazione è solo una parte del
problema. Bisogna creare una "confidenza ambientale diffusa" nei confronti
del commercio elettronico, dimostrando concretamente alle persone che funziona,
è facile, è sicuro, è utile, è comodo, ecc... Le rassicurazioni
teoriche più di tanto non risolvono il problema. Per analogia: non si può
insegnare a nuotare alle persone spiegandogli il principio di Archimede e discettando
del "peso specifico corporeo". Bisogna invitarli a scendere in acqua,
piano piano, e far provar loro in prima persona che "galleggiano". A
quel punto, a modo loro, impareranno anche a divertirsi...
FR 13. Pensi
che un intervento governativo o comunque burocratico (di agevolazioni sull'IVA,
per esempio) possa migliorare le cose? Non so se sei la persona giusta per questa
domanda.
EL Incentivi governativi o burocratici
sarebbe sicuramente utili. Oltre a generare interesse per il semplice risparmio
economico, in questo modo il commercio elettronico riceverebbe un "imprimatur
pubblico", verrebbe cioè sancita pubblicamente la rilevanza di questa
modalità di acquisto. La ricaduta psicologica sarebbe sicuramente poderosa.
FR 14. Pensi
che i responsabili delle grandi aziende italiane conoscano il fenomeno dell'info-commerce?
EL Dal punto di vista teorico
sicuramente lo conoscono. Forse però queste nozioni teoriche non sono ancora
completamente integrate con le "enciclopedie" e le "prassi"
professionali del marketing "classico". E questo impedisce di trasformare
le nozioni di attività aziendali concrete. Poi, certo, ci sono anche problemi
politici interni alle grandi aziende che impediscono di rivedere in profondità
le proprie strutture e le proprie strategie in funzione di cambiamenti così
radicali come quelli che potrebbe generare un "info-commerce" veramente
sviluppato.
FR 15. Secondo
te quanti anni ci separano dagli Usa in termini di e-commerce?
EL 100-150 anni almeno, ma nel
passato!
Mi spiego: gli Stati Uniti hanno cominciato ad occuparsi seriamente di acquisti
a distanza quando i bisonti cavalcavano ancora nelle praterie del mid-west! Da
noi invece, ancora qualche anno fa, quando andavi dal salumiere sotto casa, la
mamma ti diceva di parlare con la "sciura Gina" perché il "signor
Mario" rubava sulla tara!
Al di là delle battute, l'Italia vive su un orizzonte di prossimalità
(e anche di diffidenza) culturalmente molto radicata. Non so se supereremo mai
questo deficit culturale.
Questo non significa che il commercio elettronico non si svilupperà anche
da noi. Anzi sono più che ottimista sul suo futuro in Italia. Raggiungere
gli Stati Uniti però, mi sembra dura...
FR 16. Perché
pochi italiani hanno la carta di credito e pochissimi la usano in Internet?
EL Perché le carte
di credito siano meno diffuse in Italia che in altri paesi, credo sia da attribuire
alla nostra cultura sociale e materiale: prossimalità, concretezza, ridotto
capitale sociale, in sostanza poca confidenza con la smaterializzazione dei rapporti
sociali.
Tuttavia chi fa acquisti su internet la carta di credito la usa, anzi è
lo strumento prevalente di regolazione della transazione negli acquisti on-line.
Un suo possibile limite è il legame molto diretto che sussiste tra carta
di credito e conto corrente, che accresce la percezione di "esposizione"
e di "rischio" degli acquisti on-line. Da ciò l'ideazione dei
vari strumenti di pagamento "a ricarica" che sono slegati dal conto
corrente.
FR 17. Che
contributo pensi che possano dare le indagini di istituti come Eurisko per il
miglioramento della web economy italiana?
EL Sicuramente immenso!
OK, forse immenso è un termine eccessivo, però sapere chi è
il tuo cliente attuale o potenziale, cosa fa, cosa vuole, come pensa, mi sembra
assolutamente imprescindibile soprattutto in un contesto ambientale - quello di
internet - che è ancora ben poco conosciuto.
Ricordo ancora quando qualche anno fa guardavamo sgomenti agli enormi investimenti
pubblicitari dedicati ai servizi di "trading on line". Con senno di
poi, oggi se ne parla come di una follia passeggera, quasi un peccato di gioventù
della web economy italiana. Eppure i dati che dimostravano che il target non esisteva
(o quasi) c'erano già tutti allora. Ma le aziende non li guardavano!
La morale - allora - è che anche le migliori ricerche del mondo servono
a ben poco se non c'è la volontà e l'intelligenza di confrontarsi
con la realtà sociale e del mercato.
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Pubblicato il: 30/05/2005
AUTORE TESTO
Federico Riva
Strategist Godado
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