PPA! Pay per What?
Pay per Impression, Pay per Click, Pay per Lead, Pay per Sale, Pay per Performance, etc etc. La quantità di modalità di “payment” sembrerebbe far pensare a un Web sempre più staccato dall’ “Everything Free” e sempre più chino alle esigenze di mercato, e della vendita della pubblicità. Di fatto, le cose non stanno proprio così...
Pay per Impression, Pay per Click, Pay per Lead, Pay per Sale, Pay per Performance,
etc etc. La quantità di modalità di “payment”
sembrerebbe far pensare a un Web sempre più staccato dall’ “Everything Free” e sempre più chino alle esigenze di mercato, e della vendita della pubblicità. Di fatto, le cose non stanno proprio così. Ancora ci sono navigatori che si ‘indignano’ qualora gli venga richiesto il numero di carta di credito per pagare per un servizio reale, mentre nessuno
si sognerebbe di ritirare gratis in edicola il proprio quotidiano preferito. Prima
di affrontare le dinamiche del Pay per Action (anche detto Pay for Performance), analizziamo brevemente il Pay per Impression e il Pay per Click.
Pay per Impression
Si tratta del sistema più ‘antico’ di vendere pubblicità
in Internet. Il cliente compra mille esposizioni del proprio ‘spot’,
che può essere un banner, un pop-up, un interstitial, un bottone etc. e
paga per ogni singola esposizione. Si tratta di un sistema che in sostanza è
stato mutuato dai media tradizionali, la carta stampata, la radio, la TV. Mille
persone hanno la possibilità di vedere il tuo spot? Allora paghi per mille
persone. Come è noto anche ai molti, attualmente questo sistema di pagamento
non riscuote più il successo di un tempo e i motivi sono diversi: in primis
la poca controllabilità: come faccio a sapere quante impression ho consumato
veramente? Come faccio a sapere quanto mi costerà un accesso al sito? Un
CTR del 10% rende l’investimento ben più interessante di un CTR dell’1%
o dello 0.1%! Il rischio per chi investe è molto alto, mentre, da parte
del provider di pubblicità, si ha la certezza di quanto si guadagnerà
in un determinato periodo di tempo. In secondo luogo, dato il crollo effettivo
del CTR negli ultimi anni e la difficoltà, da parte delle agenzie pubblicitarie,
di vendere ‘targeted impression’, è sempre più difficile
ottenere anche poche centinaia di click con l’acquisto di ingenti quantità
di impression. Tutto questo ha spinto le agenzie pubblicitarie a privilegiare
soltanto quei clienti che possono investire ingenti somme comprando milioni di
impression anche se con un CPM (costo per migliaia di impression) molto basso.
Per il piccolo sito è quindi sempre più difficile comprare campagne
pubblicitarie a impression.
Pay per Click
Questo sistema è forse il migliore in assoluto. Il migliore nel senso
che soddisfa al meglio le esigenze di chi vende pubblicità e di chi la
compra. In questo caso, infatti, il ‘rischio’ non è tutto verso
chi acquista. Infatti se un banner, un link testuale, un pop-up etc. non viene
cliccato (perché il target è sbagliato, oppure perché la
descrizione – nel caso di link testuale – non è appropriata,
oppure semplicemente perché la creatività del banner non è
sufficiente), questo è un ‘problema’ di chi vende la pubblicità.
Mentre in una campagna a impression un’agenzia pubblicitaria non è
interessata, se non marginalmente (per non perdere il cliente…) al CTR,
in una campagna Pay per Click è vero proprio il contrario. Questo sistema
tutela al massimo il Cliente, ma allo stesso tempo mette il provider nelle condizioni
di prevedere la convenienza di una campagna pubblicitaria; infatti, solitamente
chi vende la pubblicità a click e non a impression può avere voce
in capitolo sulla descrizione dei link, sulla creatività dei banner etc.
Un banner orrendo o una descrizione pazzesca non saranno mai accettate da chi
vende pubblicità a click.
Pay per Action
Pay per Performance
Pay per Sale
Pay per Lead
Abbiamo raggruppato tutti questi “Pay per…” perché
a nostro giudizio il concetto di base è lo stesso. Il cliente paga per
una ‘azione’ – e quindi potremmo dire che il Pay per
Action è il ‘padre’ di tutti gli altri citati – e
questa azione può assumere diversi aspetti. Può trattarsi della
registrazione a un form, dell’iscrizione a un concorso o, ancora più
comunemente, dell’acquisto di un prodotto (Pay per Sale). Tutti questi
strumenti pubblicitari possono essere considerati come ‘opposti’ al
Pay per Impression. In sostanza, mentre nel Pay per Impression il ‘rischio’
è tutto dalla parte di chi acquista la pubblicità, in questo caso
è tutto sbilanciato dalla parte che vende la pubblicità. Poniamo
che un e-mall venda cellulari; per acquistare pubblicità sceglie il Pay
per Sale e quindi cerca dei siti (portali, motori di ricerca, pagine personali,
siti verticali etc.) che vogliano pubblicizzare i loro prodotti e ottenere una
parte sul fatturato generato. Mettiamo anche che si tratti di una commissione
molto interessante (un ipotetico 10%). Il rischio è quello di offrire migliaia
di impression, centinaia di accessi (click) all’e-mall e di non vedere nemmeno
un euro di commissione.
I problemi del PPA
I problemi che ora si pongono con il Pay per Action sono fondamentalmente due:
chi vende la pubblicità ha la possibilità di controllare quanti
sono effettivamente coloro che hanno acquistato un prodotto sul sito pubblicizzato
dopo averne vista la pubblicità? A questa domanda, più che ovvia,
sono state date delle risposte ‘tecnologiche’ di indubbio valore:
utilizzo di cookie, pannello di controllo condiviso etc etc. Anche i sistemi più
sofisticati non possono però rendere conto di chi in ufficio cerca un prodotto
e decide di acquistarlo e poi esegue le operazioni da casa. In questo caso, non
c’è cookie che tenga…! Non c’è nessuna tecnologia
che possa riconoscere nel Cliente che acquista dal PC di casa il potenziale Cliente
che ha visto la pubblicità in ufficio. Il problema reale è però
un altro: mentre nel Pay per Click il provider pubblicitario ha la possibilità
di modificare la creatività dei banner, la descrizione del link testuale
etc., e quindi aumentare il CTR, in questo caso non può fare nulla.
Se la usability del sito è insufficiente, ci sarà l’acquisto
di un prodotto ogni 10.000 accessi (click). Nessuna percentuale potrebbe rimediare
a un danno di questo tipo. Poi, può esserci anche un problema di tipo squisitamente
commerciale. Se un negozio virtuale a cui io faccio pubblicità vende una
playstation a 290 Euro, difficilmente potrò pensare di guadagnare un solo
Euro, essendo il prezzo di vendita fuori mercato. Ovviamente la questione non
è così semplice.
Continua con: La
"volatilità" dei cookie. Ecco perché il PPS non funziona
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Pubblicato il: 06/04/2005
AUTORE TESTO
Federico Riva
Webmarketingstrategico.com
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