Da anni i webmaster di tutto il mondo si sforzano di far crescere il pagerank dei propri siti. E' ormai diventato così un ‘must’ che molti non si ricordano nemmeno di che cosa si tratti effettivamente...
Sono ormai tanti anni che i webmaster di tutto il mondo si sforzano di far crescere
il pagerank dei propri siti.
Anzi, è ormai diventato così un ‘must’ che molti non
si ricordano nemmeno di che cosa si tratti effettivamente, attribuendogli spesso
meriti o demeriti che invece non gli appartengono.
In questo articolo non daremo dei particolari insider per riuscire a far crescere il pagerank del proprio sito web, quanto piuttosto cercheremo di ricapitolare e di spiegare quanto più chiaramente possibile quali ne siano le caratteristiche (e funzioni) principali.
Cominciamo con una curiosità: il pagerank riguarda il ‘rank’ (anche ‘peso’, ‘forza’) di una pagina web, ma non vi è dubbio che il suo nome sia stato in buona parte determinato dal cognome del suo inventore: Larry Page (co-founder di Google).
Chiusa questa curiosa parentesi e prima di analizzare nel dettaglio il ‘concetto’ di pagerank, dobbiamo sottolineare una cosa: se siamo interessati al pagerank come a uno strumento/sintomo per valutare le possibilità di indicizzazione e posizionamento di un sito, dobbiamo ricordarci che questa è solo una variabile su decine se non centinaia che concorrono a creare l’algoritmo di Google e quindi non può essere considerata assolutamente prioritaria. Io stesso ho verificato che siti che hanno pagine con PR (pagerank) = 0 possono contare parecchie migliaia di utenti unici al mese, mentre siti che hanno pagine con PR=6 solo alcune decine.
Il pagerank, come abbiamo detto, rappresenta dunque il ‘valore’ (o meglio, uno dei valori) di un sito secondo Google (quindi non ha nulla a che fare con gli altri motori di ricerca). Questo valore può andare da un minimo di 0 (tipico dei siti appena pubblicati) a un massimo di 10 (tipico dei siti di rilevanza internazionale e popolarissimi, come lo stesso Google.com o Yahoo.com). Raggiungere un PR=10 è altamente improbabile (de facto, impossibile) per siti che non siano big corporation con decine di milioni di unique user al mese. Basti pensare che Google.it non raggiunge PR 10 ma ‘solo’ 9. Il pagerank è un dato pubblico (per lo meno, in una delle sue versioni, come vedremo in seguito…) ed è accessibile a tutti scaricando una toolbar che è pubblicizzata sulla home page di tutte le versioni di Google. Per l’Italia, la Google Toolbar è disponibile al seguente indirizzo: http://toolbar.google.com/intl/it/.
Una volta installata la Google Toolbar, è possibile visualizzare il pagerank di una pagina web semplicemente navigando. Dopo pochi istanti dall’apertura di una pagina, la toolbar caricherà il ‘valore’ di pagerank relativo al sito che si sta visualizzando. Graficamente, il pagerank si visualizza come una barra che può essere di colore grigio (nel caso in cui il sito sia stato bannato dagli indici di Google), completamente bianca (nel caso in cui il PR=0) e con diverse quantità di verde nel caso in cui il pagerank sia superiore a 0. Nel caso in cui il pagerank sia uguale a 10, la barra sarà interamente di colore verde.
La toolbar può essere installata solo da chi utilizza il sistema operativo di Windows. Per Linux e Mac è possibile visualizzare il pagerank su diversi siti, tra cui: www.pagerank.net, in cui è sufficiente inserire l’url di interesse e visualizzarne il relativo pagerank dopo pochi istanti.
La tipica domanda di chi si avvicina per la prima volta al tema del pagerank è: da che cosa è determinato? Il pagerank è determinato principalmente dai link in entrata del sito in oggetto (detti anche “backlink” o “inbound link”). Questi link in entrata sono ‘valutati’ da Google nel loro numero (quantità) e nella loro autorevolezza (qualità). Tendenzialmente, quanto più un sito è linkato, tanto meglio è; ma è anche vero che 100 link ‘scadenti’ (e poi vedremo quali sono) non valgono un link valore.
Abbiamo detto che non tutti i link hanno lo stesso peso; ma che cosa ne determina il peso? I fattori, come sempre quando parliamo di algoritmi di motori di ricerca, sono molteplici.
1) pagerank del sito linkante
2) diluizione del pagerank proporzionato ai link in uscita (outbound
link) dal sito linkante
3) attinenza dei contenuti del sito linkante con i contenuti del sito linkato
4) presenza di un anchor text attinente sul link
Il primo punto è chiaramente di grande importanza; un inbound link di un sito acquista importanza in ragione del pagerank della pagina da cui proviene; se il sito linkante ha PR=0, possiamo stare certi che non avrà alcun influsso positivo sul posizionamento del sito linkato; se invece il sito ha un pagerank alto, è probabile che il suo influsso sarà importante; diciamo “probabile” semplicemente perché il pagerank di un sito può essere ‘diluito’ dalla contemporanea presenza di altri link in uscita. Per semplificare le cose, potremmo dire che una pagina a PR=5 che conta 5 link in uscita (da non confondere con gli internal links) distribuisce per ogni link il valore di 5/5, quindi di 1. L’esempio non è molto corretto perché potrebbe sembrare che essere linkati da un sito che ha PR=1 e un solo link in uscita sia la stessa cosa che essere linkati a una pagina a PR=5 e 5 link in uscita. Non è affatto così; una pagina a PR=1 è completamente ininfluente, mentre una pagina a PR=5 (anche se conta decine di link) dà un grosso contributo al miglioramento del pagerank della pagina linkata. Il motivo è semplice, la divisione che abbiamo succitato non è corretta; serve solo a dare un’idea; nessuno sa infatti con certezza quale sia il rapporto fra link in uscita e PR di una pagina (per quanto riguarda la diluizione).
Finora abbiamo fatto un discorso semplicemente ‘quantitativo’; ma pare che il valore di un link sia anche qualitativo. Scriviamo “pare” perché a nostro parere si tratta più di un desiderio che di una realtà; se chiedete a qualsiasi SEO di una certa esperienza se un link da una pagina con PR=5 (e – poniamo – lo stesso numero di inbound link) con un un contenuto attinente col sito linkato sia equivalente a un link da una pagina dello stesso pagerank, ma di contenuto differente, probabilmente vi dirà che non è così; vi dirà che un link da una pagina da un sito ‘attinente’ o ‘correlato’ ha molto più valore (a parità degli altri parametri). A nostro parere questo è un ‘rumor’ diffuso ad arte soprattutto dal personale dei motori di ricerca (soprattutto di Google) per cercare di evitare un commercio ‘deregolamentato’ di link. Di fatto, con l’attuale struttura dei motori di ricerca (che ‘funzionano’ lessicalmente e non semanticamente), è impossibile per un search engine sapere se due siti condividono il medesimo argomento; l’argomento è infatti un ‘significato’ o un insieme di significati e ad oggi nessun motore di ricerca (nemmeno Google) è in grado di andare oltre il significante, ovverosia oltre la keyword o keyphrase cercata nella query.
E’ invece probabile che abbia un grande valore l’anchor text (ovverosia
il ‘nome’) del link in uscita.
Anche se – anche in questo caso – il valore della pagina likata aumenta
(e così il suo posizionamento nella SERP) solo per il nome specifico che
si è dato al link e non per tutte le altre keyword correlate o per il significato.
Facciamo un esempio: mettiamo che io gestisca un sito di abbigliamento e mettiamo
che un sito mi linki da una pagina, con un anchor “cravatte in seta”;
il mio sito sarà avvantaggiato nel posizionamento quando qualcuno cercherà
“cravatte in seta” o “cravatte”, ma non quando cercherà
“accessori abbigliamento”, per quanto tutti sanno che le cravatte
sono accessori di abbigliamento.
Al contrario di quanto si potrebbe pensare, i motori di ricerca sono molto
‘conservatori’; in sostanza, anche se non intenzionalmente, hanno
riproposto le logiche dell’economia e della società ‘off-line’.
I motivi per cui possiamo fare quest’affermazione sono molti; uno di questi
è l’ “aging” dei link; se il vostro sito è
linkato da una pagina con PR=5, possiamo dire che non tutto il ‘potere’
di questo link è passato alla pagina linkata immediatamente; il link assume
un valore sempre più grande quanto più passa il tempo. Questo è
motivato da ragioni ‘interne’ e da ragioni ‘esterne’.
Fra le ragioni ‘interne’ c’è una considerazione facilmente
condivisibile; alcuni link possono avere una vita di pochi giorni se non addirittura
di poche ore; tipici sono i casi di news o di giornali online; in questi casi
il link in uscita ha una vita breve e quindi è comprensibile che la loro
‘influenza’ sia minore di un link ‘strutturale’, che prevede
un rapporto duraturo fra due siti . Ma c’è un altro motivo per cui
il pagerank non ‘passa’ da una pagina all’altra immediatamente.
Nell’ultimo anno si sono enormemente diffusi siti che ‘vendono’
e ‘comprano’ link; sarebbe più corretto dire che questi siti
‘affittano’ i link per conto terzi; questo ‘commercio’
ha sicuramente creato dei problemi al ‘cuore’ degli algoritmi di Google.
I link in entrata sono sempre stati considerati positivamente perché non
sono ‘controllabili’ dai webmaster e perché si è sempre
pensato che nessuna pagina con un pagerank alto linkerebbe una pagina di
bassa qualità. Ma che cosa accade quando è possibile comprare 100
link a PR=6 avendone la disponibilità economica? Ovviare a questo problema
è ben difficile per Google. Uno dei metodi che ha applicato recentemente
(meno di un anno fa) è stata la creazione di un ‘sandbox’;
in sostanza, gli inbound link cominciano a provocare un effetto benefico per il
sito linkato solo dopo mesi dalla loro attivazione. Si dice – anche se non
se ne hanno prove – che il periodo di permanenza in questo ‘limbo’
sia di circa sei mesi. Obiettivamente ci sono numerosi indizi che fanno pensare
che i tempi non siano più brevi; di certo questo è un ostacolo anche
per i siti che sono linkati ‘naturalmente’.
C’è un altro fattore da valutare quando si cerca di attribuire un ‘valore’ a uno o più link in entrata. Se la compravendita di link è un fenomeno ‘dannoso’ per la ‘purezza’ degli algoritmi di Google, altrettanto può dirsi per il fenomeno dell’artificial linking, ovverosia della creazione e pubblicazione di siti che linkano a un ‘destination site’. Questa pratica è molto diffusa, ma i SEO che la applicano si sono già resi conto che non è affatto efficace e per un semplice motivo: è difficile far sì che questi siti linkanti abbiano pagine con un pagerank superiore a 2 e questo per ovvi motivi; perché abbiano un pagerank superiore bisognerebbe farli linkare da siti esterni e quindi il problema si riverbera all’infinito in un circolo vizioso. C’è però da dire che, al contrario di quello che si sentiva dire qualche mese fa, non c’è rischio che questi link ‘artificiali’ danneggino il pagerank o comunque il posizionamento delle pagine linkate e questo per un semplice motivo; potrebbe accadere che un competitor linki un sito con dei siti ‘artificiali’ solo per danneggiarlo. Per evitare questo, Google (e – presumibilmente – anche gli altri motori di ricerca) fa solo un calcolo ‘positivo’ dei link: un link ‘positivo’ aggiunge valore, un link ‘negativo’ non ne sottrae.
Prima di concludere questa breve analisi del significato e della funzione del pagerank di Google, dobbiamo ricordare due cose (strettamente correlate). Il pagerank che si visualizza nella Google Toolbar non è mai quello ‘reale’, ovverosia quello che determina il posizionamento dei siti nelle SERPs. Si tratta in primo luogo di un pagerank approssimativo (arrotondato per difetto, dal momento che non vengono visualizzati i decimali) e – inoltre – si tratta di un pagerank non aggiornato; un pagerank ‘apparente’ = 0 può nascondere un pagerank reale uguale a 5. Nessuno – al di fuori di chi lavora in Google – può sapere qual è il pagerank reale di un sito; anche per questo non ha molto senso fare degli scambi link basandosi principalmente sul pagerank che appare sulla toolbar di Google.
Infine, ci sentiamo in dovere e in diritto di sollevare una critica a Google.
In primis, che senso ha rendere pubblico il pagerank di una pagina web
(soprattutto quando il valore visualizzato è spesso distante da quello
reale); non serve per giudicare il valore di una pagina o di un sito (che solo
l’utente può giudicare…) né serve per sapere quanto
è visitato (posto che anche questo dia un dato interessante per chi non
lavora in Internet).
In secondo luogo, perché con un mouseover sulla barra del pagerank
appare la scritta:
PageRank di Google indica il livello di pertinenza di una pagina?
Il concetto di pertinenza ha senso solo se si confrontano due elementi; ma nel
caso del pagerank, con che cosa sarebbe più o meno pertinente la
pagina…?
UTILITA' E LINKS CORRELATI:
-> Leggi anche: L'importanza
degli Anchor Text e la loro ottimizzazione
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